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Alba Parietti: "Ho detto no a 007, screzi con Baudo e sogno Ozpetek"

di Francesco Mattanasabato 25 luglio 2026
Alba Parietti: "Ho detto no a 007, screzi con Baudo e sogno Ozpetek"

5' di lettura

L’importanza di chiamarsi Alba. Quella ragazza di Torino appena sedicenne, che esordiva a teatro nel classico di Wilde L’importanza di chiamarsi Ernesto, in qualche maniera lo sapeva che sarebbe diventata la Parietti. Certo non possedeva la sfera di cristallo per focalizzare tutti i passaggi nitidi dell’ascesa professionale, ma la grinta e la volitività, che appartengono come la pelle al suo corredo genetico, era destino che la avrebbero condotta a qualcosa di importante. Poi il caso ha voluto che grazie a Galagoal, e grazie a quegli sgabelli che facevano risaltare la pregiabilità scultorea delle gambe, la sua popolarità detonasse, ma il caso non avviene mai per caso. Ora Alba, giunta a un traguardo della vita in cui le saggezze si sedimentano, ha solamente motivi per cui essere orgogliosa del suo doppio status, guadagnato con le unghie e con i denti, di icona del costume italiano e di diva intramontabile.

Alba, lo scorso 2 luglio era il tuo compleanno. Tu però non sei una da bilanci...
«Verissimo. Vivo la mia vita come un percorso all’insegna del desiderio costante di sperimentare, ma questa attitudine metamorfica si accompagna alla volontà, altrettanto costante, di mantenere salda la coerenza».

Hai detto che il miglior regalo di compleanno sarebbe un nuovo programma da conduttrice.
«Lo desidero tanto. La dimensione del talk è quella che più mi appartiene. Per dirti: ieri in spiaggia a Ibiza, di notte, ho familiarizzato con dei ragazzi: eravamo in acqua, e per un’ora ho condotto le danze di una piacevolissima conversazione. Uno di loro, mal gliene incolse, non sapeva chi fosse la Parietti. Lo hanno preso per il culo tutta la sera...».

Qual è lo stato di salute della tv generalista?
«È una tv dove viene premiata soprattutto la stagnazione.
Pochi anni fa ho condotto Non sono una signora, che aveva il merito di accostarsi all’universo delle drag queen con la profondità della leggerezza. Un’idea innovativa, confortata peraltro da un buon riscontro di pubblico. Ti risulta che lo abbiano riproposto nei palinsesti??».

Se esistesse ancora il Telegatto, chi premieresti come personaggio maschile?
«Adoro Mister Forest, il premio che viene dal cuore lo darei a lui. Ma lo darei anche a Stefano De Martino perché, senza temore di smentita, è il personaggio del momento».
 

E come personaggio femminile?
«Francesca Fagnani. La ammiro come conduttrice e ammiro i rischi, belli grossi, che si è caricata sulle spalle nel suo lavoro d’inchiesta».

Parliamo delle colonne della tv con cui ti sei interfacciata. Cominciamo da Baudo.
«Croce e delizia. Un po’ ci teneva a valorizzarmi al massimo, un po’ voleva rimettermi a posto. Al DopoFestival del ‘93 mi fece un mazzo così, per poi riconoscere che ero stata bravissima. Queste fluttuazioni emotive hanno contraddistinto sempre il nostro rapporto».

Il pregio e il difetto più grande di Boncompagni.
«Il pregio la genialità indiscutibile. Il difetto maggiore è che creava giocattoli ingegnosi ma poi, siccome si annoiava facilmente, li distruggeva. Macao lo considero il programma più bello della mia vita. Con un atteggiamento diverso da parte di Gianni, il giocattolo poteva continuare».

Costanzo?
«Ha sdoganato la Parietti agitatrice intellettuale. Gli Uno contro tutti con me facevano ascolti pazzeschi».

A chi venne l’idea di mettere insieme, a “Domenica in”, due opposti come Parietti e Cutugno?
«Fu un’idea di Brando Giordani e di Bibi Ballandi, col direttore Fuscagni. Al di là dell’evidente incompatibilità con Toto, ero una gatta da pelare perché nel bel mezzo del contenitore familiare sfoderavo la mia dirompenza, caldeggiando l’utilizzo del preservativo nel momento in cui stava esplodendo l’Aids. La battaglia era sacrosanta, ma aveva ragione Fuscagni nel farmi notare, con i modi

«Nel contesto dei salotti tv, Alba è una garanzia di innalzamento contenutistico». Sono parole di Franco Oppini, tuo ex marito.
«Significa che, a forza di litigare negli anni, alla fine ha dovuto riconoscere la mia supremazia, eheh. Scherzi a parte, quel che è certo è che la mia passione civile nel portare avanti cause importanti è molto sincera, e questa sincerità si riflette nelle mie apparizioni sullo schermo».

Silvia Annicchiarico, in una intervista, ha svelato il segreto di come si fa a essere amici di Alba...
«Ha detto senz’altro la verità, ossia che possiedo dei radar per riconoscere l’ipocrisia, e so distinguere con precisione chirurgica un complimento sincero da una piaggeria».

Più volte hai espresso pentimento per quel no a Berlusconi, che voleva offrirti nove miliardi. Eppure, quel no ha avuto i suoi vantaggi...
«Proprio così: quel no a Silvio mi ha consentito di variare di più, facendo cose importanti sia a Canale 5 sia alla Rai: esattamente quell’anno lì, il ’94, con Serata mondiale su Raiuno superammo, insieme alla Marini, gli ascolti di Sanremo. Aggiungerei come boutade (ma non troppo) che il mio compagno di allora, Stefano Bonaga, nel consigliarmi di non cedere, aveva il vantaggio che non si stava parlando di soldi suoi...».

Il cinema è un treno che hai soprattutto osservato dalla stazione. Da chi ti faresti dirigere oggi?
«Approfitto per lanciare pubblicamente un appello a Ozpetek, che adoro. Allargandoci all’estero, Almodóvar è il sogno proibito. Su un versante più commerciale, ho perso il treno della Bond Girl: Pierce Brosnan mi voleva per GoldenEye, ma dovetti declinare perché, da sempre, non mi riesce di imparare l’inglese».

Parliamo di politica. C’è speranza, da qui ai prossimi mille anni, che la sinistra trovi una sua Meloni?
«Le qualità comunicative della premier sono incontrovertibili, ed è altrettanto innegabile la serietà e la buona fede. Le mie perplessità riguardano alcuni elementi che le stanno d’intorno, alcune “zavorre” le definirei, che incidono sull’operato. Ritengo poi, più di tutto, che su alcuni temi essenziali (scuola, sanità, violenza sulle donne...) sia inderogabile mettere da parte questa perenne dicotomia destra-sinistra e procedere in un’unica direzione comune».

Sgarbi, benché affaticato dalla malattia, mostra nelle ultime apparizioni una lucidità integra. Sono anni che sogni un programma insieme a lui. Chissà se si creeranno i presupposti...
«Mi piacerebbe molto, ma rimandiamo il desiderio al futuro perché, allo stato attuale, va rispettata la tranquillità di cui ha bisogno. Vittorio, deprivato del furore dialettico, sta mostrando a tutti la “pelle viva”, l’anima più profonda e scarnificata. Per me non è una novità scoprire la sua nuda essenza. Quando morì il mio amato Giuseppe Lanza, il messaggio più prezioso, più emotivamente penetrante, fu lui a inviarmelo».

Selvaggia Lucarelli, Tinto Brass, Mughini: tre persone con cui hai avuto scazzi eclatanti. Chi buttiamo giù dalla torre?
«La Lucarelli, tanto ha la capacità di ritornare subito su. La butterei giù anche per solidarietà femminile, perché si dispiacerebbe se non scegliessi lei, vorrebbe dire che non mi ha fatto abbastanza male nel momento in cui voleva farmelo».

Trascorri le tue vacanze a Ibiza da single. Stai a vedere che la storia con Lambert, fatta di corsi e ricorsi...
«Lo escludo. Vero, con Lambert c’è stata una reiterazione della passione vent’anni dopo, ma non ci sarà un tris. A conti fatti, è la storia che ha avuto un peso minore nella mia vita. Non ho ricordi con Lambert che mi porterò nella tomba».

Tuo figlio Francesco ha il dono dell’intraprendenza.
«Se gli verrà dato uno spazio adeguato, può diventare una stella della tv. Quando dico che possiede una grande empatia, non è la mamma che parla, ma l’esperta di televisione».

In definitiva, qual è il segreto per essere un’Alba che non conoscerà mai il...crepuscolo?
«Essendo un libro aperto, il segreto lo rivelo. È non arrendersi mai, è pensare che il bello deve ancora arrivare».