A Roma il sindacato dei giornalisti Rai Usigrai ha protestato per la presenza di stand dell’esercito e della polizia all’annuale giornata in cui i dipendenti possono portare i figli a visitare gli studi del centro di produzione di Saxa Rubra perché così “si militarizza la Rai”; a Napoli una scuola, in barba alle ultime direttive, ha deciso di dare lo stesso voto in tutte le materie a tutti i ragazzi della stessa classe perché altrimenti la scuola diventa “selettiva e anticostituzionale”; in Puglia, l’arcivescovo di Vieste ha aderito a una petizione di politici e intellettuali per escludere lo scrittore israeliano Eshkol Nevo dal festival letterario “Libro Possibile” nonostante egli sia uno degli intellettuali più critici e ostili alle politiche di Netanyahu («mi vergogno di fronte all’orrore da lui provocato»).
C’è un filo neppure troppo sottile che lega queste tre apparentemente marginali storie che la cronaca ci offre nelle ultime ore. E non mi riferisco all’ondata di caldo torrido che ha invaso l’Italia e che è accertato possa provocare stati di confusione mentale.
No, qui purtroppo il caldo non c’entra, qui si tratta di una paranoia cronicizzata in una certa cultura di sinistra continuamente in cerca di prove di un imminente pericolo per la democrazia e per la Costituzione.
Da che mondo è mondo gli stand della polizia alle feste di ogni ordine e grado sono assai apprezzati dai bambini e ritenuti educativi da chiunque abbia un minimo di sale in zucca; valutare ognuno per il suo valore è universalmente ritenuta la base di qualsiasi metodo educativo; ritenere ogni israeliano colpevole delle azioni di Netanyahu a prescindere da come questi la pensi vuole dire essere ben più razzisti del primo ministro israeliano. Ma niente, non c’è modo di riportare non dico alla ragione ma almeno al buon senso chi vive di ossessioni e fa dell’odio la sua ragione d’essere.
Mi affido a una frase di Emmanuel Macron, uno che la sinistra l’ha ben conosciuta e a lungo frequentata: «La sinistra classica è una stella morta. L’ideologia della sinistra classica non permette di pensare al reale per come è». E se lo dice lui, c’è da crederci.




