Non sempre i pm aggressivi sono anche buoni avvocati. Attaccare a testa bassa è diverso da difendere con lucidità. Per un’attività sono sufficienti furore inquisitorio e una parvenza di prova in grado di reggere a un’impressione superficiale, per l’altra servono visione d’insieme e capacità di contestualizzare. Marco Travaglio è specializzato nel primo lavoro. La sua tecnica è rodata: prende un elemento parziale della realtà, lo sviluppa magistralmente e però lo vende come quadro complessivo; da qui l’inganno e il cattivo servizio alla verità e ai suoi lettori. Ma veniamo alle falsità sciorinate nel suo editoriale di ieri in materia di gestione della pandemia e commissione Covid. La bufala più clamorosa è l’ostinata difesa dell’annullamento della mega fornitura di mascherine alla società Jc Electronic decisa commissario Domenico Arcuri e per il quale lo Stato è stato condannato dal Tribunale di Roma a un risarcimento di 203 milioni di euro, che sarebbero divenuti 250 contando gli interessi. Il governo, dopo aver appellato per avere margini di trattativa, con il parere favorevole dell’Avvocatura dello Stato ha concordato con il creditore la chiusura della vicenda con un pagamento di cento milioni, meno della metà del dovuto. Travaglio lo ritiene un favore alla società anziché ai contribuenti e insiste a difendere il commissario, sostenendo che è stato assolto. Omette però di ricordare la motivazione scritta dai giudici: «non si può avere la certezza, ma solo il sospetto, che Arcuri avesse interesse a creare un’esclusiva alle importazioni a favore dei broker gestiti da Mario Benotti», l’uomo con cui scambiava decine di messaggi al giorno. Omette anche di ricordare che il commissario fece saltare la commessa giustificandosi con il fatto che il materiale fosse difettoso mentre ci sono certificazioni che provano il contrario.
BANALIZZARE TUTTO
Nel Travaglio della verità, il giornalista tenta poi di banalizzare la vicenda di Luca Di Donna, l’ex collega di Conte presso lo studio di Guido Alpa che riuscì a far pagare dalla società Adaltis srl alla sua collaboratrice praticante fatture per 454mila euro per attività legali di routine, roba da mezza giornata. Il sospetto, avvalorato in commissione Covid dai dirigenti della ditta, è che si trattasse di una sorta di provvigione per avere favorito delle commesse, spendendo il nome di Giuseppi. Per il Fatto però non sussistono legami tra Conte e Di Donna, dopo che il grillino è diventato premier. Ci sono intercettazioni tra Di Donna e Alpa che però raccontano un’altra storia; e poi non si capisce perché il capo di M5S non denunci oggi l’ex collega per aver speso il suo nome senza essere autorizzato da lui. Poi le balle minori, pure falsificazioni da magliaro. Travaglio nega che il governo Conte a inizio pandemia abbia scelto di importare quasi tutte le mascherine dalla Cina, ignorando la gran parte degli imprenditori italiani che si offrivano. «Ne abbiamo importate da Pechino solo il 7%», bluffa il giornalista; che per arrivare alla cifra utilizza tutti i tre anni di pandemia. La realtà invece è che all’inizio dell’emergenza, la maxi commessa da un miliardo e duecento milioni a consorzi cinesi sconosciuti copriva circa il 90% degli ordinativi fatti da Arcuri.
Schlein e Conte, l'8 luglio primo comizio insieme. Dove sarà Renzi: salta tutto?
I dettagli sono ancora tutti da definire, così come la formula (classici interventi da un palco o partecipazione ...ARROCCO SPREGIUDICATO
Spregiudicato anche l’arrocco sulla pessima qualità delle mascherine cinesi della maxi commessa, del tutto inadatte a proteggere dal contagio. «Sono state validate dal Cts e dalle Dogane», scrive il Fatto. Peccato che ben tre perizie le abbiano giudicate inidonee e che gli esportatori cinesi siano stati condannati dai tribunali italiani per frode nelle pubbliche forniture. Infine, Travaglio contesta che l’Italia abbia pagato le mascherine due o tre volte il prezzo di mercato, sostenendo che l’Eurostat ha stabilito che abbiamo pagato una cifra congrua. Ma il giudizio dell’istituzione europea si riferisce alle Ffp2, quelle a forma di formichiere, non alle prime importate, che essendo inutili sono state per definizione pagate troppo. A questo proposito, come si chiede Fdi, perché Conte escluse la Consip e la Protezione Civile dalla gestione degli acquisti, creando un super commissario al quale affidò tutto? Nessuno muove accuse penali al leader grillino, ma rimproveri di scarsa competenza sì.
Giuseppe Conte ha comprato le mascherine scartate perfino dai cinesi
La mail decisiva pesa appena una riga. Una parola, un imperativo, niente di più: «Guardatela». Eppure...Alla fine della sua difesa dell’ex premier, il direttore del Fatto chiede l’istituzione di una commissione d’inchiesta che indaghi sulla commissione d’inchiesta. Magari: sarebbe, forse, l’unico stratagemma per convincere il grande latitante, il suo pupillo in pochette, a dimettersi e farsi interrogare, come promette senza mantenere da settimane. Sarebbe poi interessante vedere come i componenti grillini e piddini dell’attuale organismo istituzionale hanno operato per nascondere le manchevolezze dei giallorossi nella gestione della pandemia. Caro Travaglio, sei bravo ad attaccare, perché su cento bordate, una che arriva in porta, anche malamente, la trovi e copre le novantanove che finiscono in tribuna; ma quando giochi in difesa l’autogol è garantito.




