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In Onda, Telese se la ride: "In aula la Ravetto...", festa sguaiata a La7

di Claudio Brigliadorivenerdì 17 luglio 2026
In Onda, Telese se la ride: "In aula la Ravetto...", festa sguaiata a La7

2' di lettura

Si respira un certo clima di festa, quasi di euforia a In Onda, su La7. Luca Telese e Marianna Aprile si ritrovano in mano una bombetta mica da ridere: quella che a sinistra hanno già ribattezzato con grande ottimismo una “crisi di governo”.

Pochi minuti prima, alla Camera, il governo è andato sotto sulla legge elettorale, con l’emendamento sulle preferenze a firma Fratelli d’Italia bocciato in aula per un voto. Decisivi i 31 franchi tiratori del centrodestra. Scene sguaiate a Montecitorio. Elly Schlein abbraccia tutti, la sua fedelissima Chiara Braga chiude gli occhi e alza i pugni al cielo, Provenzano barcolla. Vicino a loro, i deputati del Movimento 5 Stelle partono con il coro «dimissioni dimissioni!» all’indirizzo di Giorgia Meloni (assente).

La scena si ripresenta in diretta con Giuseppe Conte, che in collegamento con La7 ribadisce con un pizzico di sobrietà in più l’auspicio politico: «Il governo dopo 4 anni non ha approvato una sola riforma, la situazione è di grandissima difficoltà per le famiglie, i cittadini, le persone che rinunciano alle cure. E questo governo cosa fa? Si concentra per forzare la mano, bloccare il Parlamento e approvare una legge elettorale? Andiamola a vedere», spiega l’ex premier da piazza Montecitorio, dove partecipa al sit-in delle opposizioni. «Meloni riesce sempre a prendere in giro gli italiani e fa vedere che vuole le preferenze. Farlocche. Meloni deve andare a casa. Parliamo di democrazia parlamentare e c’è già stato un plebiscito dei cittadini sulla giustizia ma loro hanno fatto finta di nulla». Si mescolano pere e mele, ma tutti zitti. D’altronde gli altri ospiti sono Anna Falcone e Riccardo Magi.

Telese sogghigna: «In aula c’era Laura Ravetto che indicava i suoi ex compagni della Lega e di Forza Italia. Poi la faccia di Rampelli che si gira, stupefatto». Il leader di +Europa aggiunge: «Il governo non ha più la maggioranza, è stato un voto di sfiducia politica».

Poi altra mitragliata: «Questa legge nasce con liste bloccate, un premio di maggioranza che non esiste in nessuna democrazia al mondo, che trasforma una minoranza in maggioranza. E tutte le liste sono presentabili solo se collegate a un nome, quello che ogni partito indicherà come candidato premier. Un premierato infilato nella riforma elettorale». I conduttori annuiscono, convinti.

L’unico controcanto è affidato a Pietro Senaldi, condirettore di Libero, che fa notare come il voto sia stato «la somma di alcuni malumori» tra le fila della maggioranza, non ultima la contrarietà delle parlamentari donne. «Una sfiducia di genere», ironizza. La Falcone s’indigna: «Questo è il colmo». Perché in fondo in certe trasmissioni il confronto pare permesso solo quando si è tutti d’accordo.

Guarda qui il video di In Onda su La7

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