Ci siamo arrivati la colpa del disastro di Marcinelle, l’8 agosto 1956, è il fascismo. L’incendio della miniera di carbone Bois du Cazier, innescato dalla combustione d’olio ad alta pressione, a 71 anni di distanza è la nuova frontiera dell’internazionale antifascista. Le immagini delle spalle voltate dei fazzoletti rossi, firmati Cgil e sindacato belga Fgtb, durante l’intervento del presidente del Senato Ignazio La Russa, intento a leggere il discorso del capo di Stato Sergio Mattarella, e di quello del vicepresidente del Parlamento europeo, Antonella Sberna, hanno fatto il giro del continente. Maurizio Landini, segretario del sindacato rosso, così ha stigmatizzato le parole dell’europarlamentare di Fdi, Carlo Fidanza. “Colpevole” di aver raccontato nel dettaglio la vicenda. «Per far sapere che esiste, deve parlare male della Cgil, credo che abbia preso un colpo di sole. Perché la Cgil non si gira mai dall’altra parte, in nessun momento, tantomeno nel rispetto del nostro presidente della Repubblica».
Fidanza è passato alla controffensiva. Dai propri canali social mostra, frame dopo frame, le scene andate in onda sabato. La Cgil ha lasciato la paternità del gesto ai sodali belgi, che hanno rivendicato con orgoglio le spalle girate, ma la realtà è diversa. Fidanza mostra alcune testimonianze. Maurizio Quartini, docente universitario dell’UniBs, racconta di essere stato nella piazza principale della commemorazione. Vicino a lui esponenti italiani della Cgil, «durante la lettura di La Russa si sono voltati mostrando le terga al palco», con qualcuno che avrebbe intonato Bella ciao. Il consigliere comunale di Bedizzole, Daniela Armanini, racconta dei fazzoletti rossi «con entrambi i loghi dei due sindacati», inoltre due signore «hanno ben pensato di potermi insultare». A conclusione il consigliere di Leno, Alessandro Martinelli ha raccontato di una persona «italiana, che aveva un tatuaggio in italiano». Quest’ultima «ha aizzato le persone che aveva attorno a volgere le spalle» al presidente del Senato.
L’onorevole di Fratelli d’Italia prosegue. Mostra l’intervento di Landini al pranzo organizzato dal sindacato Fgtb a cui gli esponenti della Cgil hanno preso parte. Ringrazia il sindaco di Charleroi (ci torneremo) per aver «ricordato che l’antifascismo è un valore fondamentale». Ad applaudirlo anche il senatore del Pd Michele Fina. Nonostante le distanze prese dalla Cgil alla contestazione della cerimonia di Marcinelle rimane, sull’asse Belgio-Italia, la firma antifascista. A questo punto Fidanza mette nel mirino «il nuovo idolo della sinistra italiana» ovvero il sindaco socialista di Charleroi, Thomas Dermine.
Quest’ultimo ha rivendicato di essersela presa con La Russa e gli altri di Fdi perché «rappresentanti di un partito di estrema destra».
La parola d’ordine? «Tanto per cambiare è “antifascismo” perché ovviamente anche i morti del 1956 a Marcinelle sarebbero “colpa del fascismo”». Il primo cittadino alcune settimane fa ha impedito «all’Ugl di apporre una propria targa sul muro della memoria». L’odio di questi interpreti della politica dimentica che il protocollo italo-belga - “Uomini contro carbone” - è stato introdotto nel 1946 dal governo De Gasperi. Ma soprattutto scorda che «l’istituzione dell’8 agosto come “Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo” si deve a Mirko Tremaglia, uomo di destra già combattente della Rsi, che agli italiani nel mondo ha dedicato la propria vita». L’antifascismo voltando le spalle a La Russa spegne la memoria dei 262 caduti di Marcinelle. Di quei 136 italiani che cercando l’avvenire nella gola della terra fatta di carbone hanno incontrato l’eterno riposo.




