"Ciò che mi interessa è se sono libera di diventare presidente del Consiglio dei Ministri. Questa è uguaglianza, non essere chiamata 'la presidente'". Parola di Giorgia Meloni, intervistata dal New York Times "prima di diventare la premier più longeva della storia d'Italia", come sottolinea il corrispondente Roger Cohen. La polemica sull'aver scelto di farsi chiamare "il presidente del Consiglio", al maschile, sembra ormai un reperto d'archivio visto che in tanti finalmente anche a sinistra, da una parte all'altra dell'Atlantico, stanno ormai mandando in soffitta l'ideologia woke.
Il "cuore" dell'intervista americana di Meloni è ovviamente il rapporto con Donald Trump: "È evidente che con lui credevo che le cose sarebbero state più facili, data la nostra convergenza sull'immigrazione e sulla cultura woke. Le cose sono andate diversamente", ammette la leader di Fratelli d'Italia, che con il presidente degli Stati Uniti non parla da diverse settimane. Alla domanda se lei e Trump si sarebbero sentiti dopo la pausa estiva, risponde secca: "Beh, vedremo". "Continuo a credere che l'unità dell'Occidente sia qualcosa di molto importante. Non decido la strategia italiana sulla base dei miei rapporti personali", ha sottolineato Meloni.
La premier italiana però si svela ai lettori americani a 360°, non senza ironia. "Avrei dovuto dedicarmi al teatro. Immagini quanto mi sarei divertita di più Non so come sono finita qui, ma è andata così". Ancora, sull'Italia nel mondo. Per esempio, la Francia e il caldissimo tema dell'immigrazione: "Non credo di essere nella posizione di dare consigli ai francesi su cosa sia meglio per loro. Perché non dimentico quello che mi è stato fatto", è la stoccata alle ingerenze verbali dell'Eliseo e del governo francese soprattutto nei primi suoi mesi a Palazzo Chigi.
"Non mi piace l'idea di un'Italia sottomessa - aggiunge a stretto giro di posta -, un'Italia che si vede inferiore agli altri Paesi". Il suo obiettivo, spiega, "è la più grande rivoluzione che potrebbe accadere in questa Nazionale, la rivoluzione dell'orgoglio". Dritta al punto perché, conclude, "la mia prima regola è che non dico mai qualcosa che non penso. Non c'è modo di farmi dire qualcosa in cui non credo, il mio cervello va in cortocircuito".
Come sul fascismo: Chiaramente, se guardiamo a questa storia oggi, è una cosa. Se l'avessimo vista stando nel bel mezzo di quegli eventi, probabilmente l'avremmo percepita diversamente, no? Conosco il nome e la storia di tutti i giovani sacrificati sull'altare dell'antifascismo". E su Giorgio Almirante, fondatore dell'Msi, Meloni ha parole commosse: "Ci ha insegnato qualcosa di molto importante in termini di valori. Che si può combattere la propria battaglia con dignità anche partendo da una posizione iniziale molto marginale".




