L’Istituto nazionale di statistica ha diffuso ieri le stime trimestrali su reddito e risparmio delle famiglie e profitti delle società. Secondo i dati, nel secondo trimestre del 2026 la pressione fiscale è stata pari al 43,5%, in aumento di 0,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Capisco che detta così suona male, verrebbe da dire che il governo nell’ultimo anno ha aumentato le tasse agli italiani quando in realtà è l’inverso: sia pure di poco (e soprattutto per i dipendenti che hanno beneficiato del cuneo fiscale) ognuno di noi ha pagato meno o uguali imposte grazie a una serie di aggiustamenti all’elefantiaco impianto fiscale. Ma allora come è possibile, l’Istat mente?
No, e infatti non dice questo, semplicemente registra che è aumentato il gettito complessivo, cioè il numero dei cittadini che pagano le tasse e questo per via del fatto che è cresciuto sensibilmente il numero degli italiani occupati in modo stabile e regolare. A ciò si aggiunge l’aumento, sia pure modesto, dei livelli retributivi (milioni di statali, per esempio, nell’ultimo anno hanno rinnovato contratti fermi da anni) che comporta ovviamente maggiori versamenti al fisco e infine i buoni risultati nella lotta all’evasione fiscale che hanno fatto emergere redditi prima sommersi (nel 2025 il recupero ha raggiunto il record storico di 36,2 miliardi di euro con un aumento dell’8,4% rispetto all’anno precedente). Detto che a prescindere dall’andamento e dai tecnicismi in Italia si continuano a pagare troppe tasse e lo Stato resta purtroppo una idrovora di ricchezza privata, chi sostiene che questo governo ce le ha alzate o è ignorante o è in malafede.
Oppure, come i leader delle opposizioni, entrambe le cose contemporaneamente.




