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Da Cremona al Nepal per Avs è colpa di Meloni

Da giorni ormai i leader del partito insistono su questo punto, che potremmo considerare una versione aggiornata e post-moderna del vecchio adagio “piove, governo ladro”
di Corrado Oconedomenica 30 agosto 2026
Da Cremona al Nepal per Avs è colpa di Meloni

3' di lettura

«Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova». Poiché ormai gli indizi sono più dei tre a cui fa riferimento Miss Marple nel romanzo The Clocks di Agata Christie, possiamo dire che Avs ha anticipato tutti nel “campo largo” mettendo un punto fermo nel suo programma per le prossime elezioni: se fa troppo caldo, qui da noi ma anche in altre parti del mondo, la colpa è sempre e solo di Giorgia Meloni e del suo governo. Da giorni ormai i leader del partito insistono su questo punto, che potremmo considerare una versione aggiornata e post-moderna del vecchio adagio “piove, governo ladro”. Post-moderna perché, immemori del fatto che la locuzione fu usata originariamente nel 1861 da una rivista satirica, gli esponenti di Avs sembrano oggi prenderla maledettamente sul serio, non accorgendosi di superare la soglia del ridicolo.

E post-moderna anche perché, per fare più effetto, essi hanno coniato persino un neologismo: climafreghismo. «Anche oggi Giorgia Meloni tace», ha sentenziato Angelo Bonelli. E ha aggiunto: «L’Italia viene devastata dagli eventi estremi e la presidente del Consiglio continua a voltarsi dall’altra parte».

DANZA DELLA PIOGGIA Dal che parrebbe di capire che la normale attività di governo e istituzionale dovrebbe interrompersi per lasciare posto o a interventi propiziatori tipo “danza della pioggia” o a geremiadi del tipo di quelle che si sentono nei bar e nelle conversazioni di salotto («Sapesse signora mia! Il clima non è più quello di una volta, e nemmeno le stagioni»). Memore delle sue origini comuniste, e quindi internazionaliste, Nicola Fratoianni, l’altro leader del partito, ha invece postato sui social un impressionante video sulla inondazione avvenuta fra Nepal e Tibet, affermando in modo perentorio che essa è conseguenza dei cambiamenti climatici dovuti alle nostre emissioni e che «non dobbiamo arrivare sull’Himalaya per vederne gli effetti».

A dire il vero Bonelli al governo, oltre al silenzio, imputa anche qualcosa che vorrebbe essere più concreto ma che, in verità, è solo una fake news. Secondo lui, infatti, l’esecutivo «ostacola le politiche climatiche, frena le energie rinnovabili e non mette in campo un vero piano per l’adattamento e la messa in sicurezza del territorio». E ciò avverrebbe per difendere gli interessi di non meglio identificate «lobby del petrolio e del gas». In verità, già nel dicembre 2023, ad un anno dal suo insediamento, il governo ha adottato un intervento strutturale sull’ambiente: il cosiddetto “Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici” (PNACC). Esso individua centinaia di interventi concreti da effettuare secondo un’ottica organica e strutturale, cioè tenendo conto della necessità di svolgere azioni che coinvolgano più livelli: dagli strumenti giuridici e finanziari a interventi sulle infrastrutture. Una quota rilevante dei fondi europei del PNRR sono stati destinati a questo obiettivo, i cui risultati si vedranno ovviamente a medio e lungo termine. Insomma, una filosofia del tutto diversa da quella adottata dai governi precedenti, in particolar modo da quelli della sinistra, che si sono limitati a interventi di emergenza, isolati e non coordinati: interventi spot che oggi Avs vorrebbe riproporre per motivi di mero marketing politico. In sostanza, ciò che viene imputato alla destra al governo è di agire in modo pragmatico ed efficace e non ideologico. Proprio perché la destra ha, al contrario della sinistra, tutte le carte in regola sul fronte ambientale, essa può perciò porsi in atteggiamento critico verso le più discutibili e poco scientifiche tesi che circolano sul cambiamento climatico e che tanto effetto hanno su una sinistra sempre più parolaia e velleitaria. Ed è questo che probabilmente che fa irritare Bonelli e Fratoianni più di ogni altra cosa.