Francesco Lollobrigida è riuscito in un’impresa che sembrava tutt’altro che semplice: mettere d’accordo Massimo Gramellini e Andrea Scanzi. Preoccupante. Soprattutto quando l’origine dello scandalo è un video nel quale il ministro dell’Agricoltura parla di latte e di allevamenti col proprio nipote. Lo fa utilizzando il tono e le parole con cui ci si rivolge a un bambino. Nulla di particolarmente sovversivo, dunque. Eppure sono bastati pochi minuti perché la scena venisse trasformata nell’ennesimo caso politico.
Gramellini si domanda come sia stato possibile arrivare a tutto questo. Una risposta potrebbe trovarla riguardando alcune delle proprie trasmissioni. La differenza è che Lollobrigida parla con linguaggio per bambini; Gramellini, invece, usa spesso lo stesso tono con un pubblico adulto. Con un’ulteriore differenza: quando il ministro parla del valore del latte e del lavoro degli allevatori sostiene cose difficilmente contestabili; le verità somministrate dal conduttore televisivo appaiono invece assai più selettive e tendenziose.
Andrea Scanzi, come spesso accade, preferisce passare dall’argomentazione all’attacco personale. Contesta il tono del video, ironizza sul ministro e arriva a dipingerlo come una sorta di lobbista degli allevatori. Trasformare l’elogio del latte in una prova di colpevolezza politica significa avere smarrito il senso delle proporzioni. Del tutto assente probabilmente in certa sinistra.




