Vedo ovunque altari e altarini eretti a Emma Bonino. E funerali di Stato. Non ancora diciottenne ai tempi della 194, ma maggiorenne al Referendum abrogativo del 1981, io la ricordo come il motore di uno straordinario cambiamento dell’Italia - ma non un cambiamento buono. La forza dirompente di quei gremiti cortei di ragazze nelle nostre città, i pollici e gli indici congiunti e aperti nel gesto del sesso femminile; e gli striscioni, le grida, e il mantra: «L’utero è mio e lo gestisco io». Chi era contro l’aborto era un fascista, oppure un cattolico - cioè un perdente, un relitto della storia. E così anche io, allora non credente, non militante di niente, ma intimidita e poi allineata con quelle piazze, ho votato No alla abrogazione della 194, nell’81.
Come tutte le mie amiche del resto. Come la maggioranza delle donne. La Bonino ha cambiato davvero l’Italia, dalle fondamenta. Quella sua terribile foto mentre praticava personalmente un aborto è l’icona di questa metamorfosi. Molto più di una legge: un sentire comune antico, sradicato.
Certo, che c’erano gli aborti clandestini. Ma con la 194 gli aborti sono diventati milioni. Siccome ormai l’aborto era legale. E se una cosa è legale, non c’è alcun bisogno di domandarsi se è giusta. Se è umano, eliminare un figlio. Io ho capito anni dopo, davanti alla prima ecografia del primo figlio. Aveva mani e piedi e braccia, e occhi, e bocca. Mio Dio, è un uomo, mi sono detta, con un sussulto.
E ho ripensato a quelle folle di ragazze rabbiose nel rivendicare un “diritto”. Care ragazze del 1981, non c’ è nessun diritto. Qui c’è un essere umano. E forse non poche oggi, guardandosi indietro, pensano a un figlio non avuto; e ora sanno chi era. Emma Bonino certo ha fatto poi tante nobili cose, per gli immigrati, per l’Africa, contro la pena di morte. Tanto nobili che Papa Francesco l’ha definita “una grande italiana”. Già, una vita per gli ultimi. Gli unici ultimi che non vedeva erano i figli che anche grazie a lei non sono nati. Milioni di figli non nati. Milioni di non - madri. E forse ora alcune ricordano e tacciono - come si tace di un indicibile dolore.




