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Pontida senza leader stranieri: Salvini punta sull'identità

Dal palco dovrebbero parlare i governatori e i vicesegretari. E ci sarà un ricordo del fondatore, il Senatùr Umberto Bossi
di Fabio Rubinisabato 12 settembre 2026
Pontida senza leader stranieri: Salvini punta sull'identità

3' di lettura

Pontida torna alle origini e accantona gli ospiti stranieri. Del resto, scherzano da via Bellerio, considerando che lo slogan di quest’anno è: “Non passa lo straniero”, qualcuno avrebbe potuto equivocare...
Scherzi a parte, Matteo Salvini ha fatto questa scelta identitaria per ridare al raduno nella bergamasca un carattere “interno”, dove si parlerà di Lega con i militanti e i simpatizzanti.

Senza alleati stranieri. Una decisione che lo stesso leader del Carroccio ha condiviso con Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National, la scorsa settimana durante la cena sul lago di Como, svoltasi a margine del Forum Teha di Cernobbio. Salvini vuole concentrasi, recita una nota, «sul popolo della Lega e i suoi amministratori» e sulle priorità nazionali quali «sicurezza, pensioni, taglio del costo della vita». Ma quella di non avere ospiti “esterni” è verosimilmente anche una mano tesa all’area più critica, quella incarnata da Max Romeo e dai governatori, che da tempo chiedono un ritorno al Carroccio delle origini.


LA SCALETTA

Come sempre la scaletta degli interventi è in fase di definizione e lo sarà fino a 24/48 ore prima dell’evento. Le uniche cose che trapelano dall’interno raccontano di una serie di gadget definiti «molto nostalgici». E qualche lacrima scenderà sul pratone quando verrà ricordato il fondatore, Umberto Bossi, scomparso lo scorso 19 marzo, che tra l’altro avrebbe compiuto 85 anni il 19, quando si svolgerà la “Pontida giovani”. E non è escluso che l’Umberto verrà celebrato anche lì. Si vocifera anche che dal Centro-Sud i militanti potrebbero indossare magliette con la scritta “Io sto con Matteo”, ma in quel caso si tratterebbe di iniziative autonome delle sezioni, come a Pontida se ne vedono ogni anno.

La grande attesa sarà invece per la lista degli interventi. Quella sì, stilata e ponderata da Matteo Salvini in persona. Dovrebbero parlare i vicesegretari, ministri e sottosegretari e poi i governatori che stanno chiedendo più collegialità nelle decisioni politiche. Fedriga ieri, parlando a un evento, ha ribadito che «all’interno del partito non esistono correnti, ma esiste la volontà di rafforzare l’azione politica della Lega, ma questo in totale accordo». E ancora: «Vogliamo cercare di presentare a Pontida un manifesto che guardi alle nostre battaglie storiche, ma che rilanci anche tutta quell’azione che possa guardare al mondo produttivo, da Nord a Sud, che troppo spesso viene abbandonato perché magari non sono battaglie che riempiono le piazze». E sulle indiscrezioni che vedrebbero i governatori attenti a garantirsi un posto al sole, replica: «Sono cose assurde, che non abbiamo mai chiesto».

Sul tavolo, però, c’è la posizione del capogruppo al Senato Massimiliano Romeo. Ieri, intervenendo a SkyTg24 ha spiegato che «l’incontro che c’è stato (e al quale Romeo non ha partecipato, ndr) è stato più una tregua in vista di Pontida, perché Pontida è sacra, quindi abbassiamo i toni e cerchiamo di arrivare il più uniti possibili davanti al nostro popolo. Certo, i problemi che abbiamo posto restano». E le “purghe” che potrebbero colpirlo dopo Pontida? «Io proseguirò la mia battaglia, indipendentemente dagli incarichi che ho e che avrò».

IL GRANDE DUBBIO

Da qui un interrogativo: Romeo parlerà dal palco? E se non dovesse farlo, per par condicio, non interverrà nemmeno l’omologo alla Camera Riccardo Molinari? Difficile ipotizzarlo, anche per non rompere la tregua che sarà ribadita mercoledì quando Salvini e governatori dovrebbero rivedersi per limare il manifesto dei valori da presentare sul pratone e per riparlare della nascita dell’associazione del Nord, chiesta dai territori e sulla quale il segretario non sembra disposto a cedere.

A Pontida, infine, si parlerà anche di islam e a questo proposito va notato che ieri, 25mo anniversario dell’attacco alle Torri Gemelle, in tutto il panorama politico italiano, solo la Lega ha espressamente parlato di terrorismo islamico. Un dato che deve far riflettere.