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Emma Bonino, le sue battaglie hanno rappresentato l’autodistruzione dell’Occidente

di Andrea Morigisabato 12 settembre 2026
Emma Bonino, le sue battaglie hanno rappresentato l’autodistruzione dell’Occidente

3' di lettura

L’hanno celebrata come un’eroina della libertà. Di frantumare le famiglie con il divorzio. Di uccidere 10.141 figli nel grembo materno con l’ausilio di pompe da bicicletta come fece clandestinamente, di inoculare sieri mortali nelle vene dei malati terminali. Di falcidiare la gioventù introducendo la droga libera di Stato.

Dicono che sono state battaglie per i diritti civili. Al contrario, Emma Bonino era l’eroina dell’autodistruzione dell’Occidente, a cui mancano i milioni di cittadini sacrificati sull’altare del “diritto” all’interruzione di gravidanza. Sacrifici umani che non lasciano un vuoto solo perché vengono sostituiti da immigrati destinati a lavorare in condizioni di schiavitù come manodopera a basso costo.

Di quella strage di innocenti, i Radicali sono stati i maggiori strateghi in Italia attraverso lo strumento referendario. Che siano passati da sinistra a destra per poi disintegrarsi, come sta accadendo in questi giorni, porta con sé un significato politico: l’esplosione del loro partito ha contribuito a spargere ovunque brandelli cadaverici che si sono depositati nella cultura di tutti i partiti, fino a sdoganare l’eutanasia.

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APOSTOLA DEL DECLINO

Eppure la Bonino era stata nominata Commissario Ue da un governo di centrodestra, poi ministro degli Esteri, qualcun altro l’aveva candidata a presidente della Regione Lazio e c’è chi aveva pensato perfino di eleggerla come presidente della Repubblica. Dialogava con tutti, soprattutto con Papa Francesco che l’aveva posta nella sua classifica personale «tra i grandi dell’Italia di oggi» - benché non ne condividesse le idee - insieme al defunto capo dello Stato Giorgio Napolitano. Lei in compenso aveva contribuito a tagliare le radici culturali e religiose dell’Italia in nome del laicismo, accelerando il tramonto della civiltà con un’espressione tipica di un’apostola del declino: «Io posso essere un’ammiratrice di quel cristianesimo delle origini, il cristianesimo costantiniano, perché esso ha costruito, piaccia o no, l’edificio dell’Europa; non è l’unico linguaggio, ma certamente è uno dei linguaggi fondanti della nostra eredità. Credo però che oggi questo cristianesimo abbia esaurito la sua carica vitale, storica», aveva affermato in una delle sue ultime interviste.

Peccato che al suo posto, considerando la fine della Cristianità ma anche la diffusione del cristianesimo in Africa e in Asia, sia tornata l’antica barbarie della Rupe Tarpea, che oggi con un eufemismo si definisce «cultura dello scarto». Quella che ha creato una società sempre meno sazia e sempre più disperata, che si dà la morte, privandosi eugeneticamente dei più piccoli e dei più deboli. Peccato che la selezione della specie fosse un punto qualificante dell’ideologia nazionalsocialista, non proprio un’idea libertaria.

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Di fronte al termine dell’esistenza terrena, alla sofferenza che una lunga malattia le ha procurato, può esserle capitata anche l’occasione di una riflessione sul significato del suo progetto di vita. Che cosa ho costruito, quale eredità lascio, la società di oggi che ho contribuito a formare con le mie battaglie civili e politiche è migliore di quella precedente? Interrogativi che saranno rimbalzati anche nell’esame di coscienza di Emma Bonino. La quale però, a quanto risulta, non ha lasciato detto pubblicamente di voler fare ricorso al suicidio assistito. Magari ci ha ripensato. Si può sperare, almeno, anche se non si vuol credere.