Che la categoria “fascismo” sia una sorta di elastico, sovrapponibile a ogni fenomeno che non si riesce a comprendere e analizzare, lo si è capito da tempo. Una sorta di formula magica, un funambolismo per autocollocarsi dalla “parte giusta” e cioè nel mondo progressista.
Prendiamo l’ultimo libro di Naomi Klein, scritto con Astra Taylor, e che si intitola Il fascismo alla fine dei tempi. Metti insieme uomini neri e Apocalisse e il gioco mediatico è bell’e servito. E parliamo di un’intellettuale, Naomi Klein appunto, che rimproverava alla sinistra di non aver capito che serviva l’ecopopulismo per non far vincere Trump. E adesso che Trump ha vinto ci spiega che i ricconi distruggeranno la terra e poi scapperanno nello spazio con le navicelle di Elon Musk e questo sarebbe il fascismo ritornante che Peter Thiel preconizza osservando il suo Palantir.
Stiamo semplificando, ovviamente, e anche un po’ ironizzando ma la favoletta è proprio questa, questi i presupposti, questi i risultati. E c’è poco da ridere. La responsabilità è tutta dell’Ur-fascismo di Umberto Eco, fine e acuto semiologo, che però sul “fascismo eterno” oltre a dire una colossale stupidaggine ha offerto al mondo della sinistra l’arma retorica per fare politica pur senza più capire nulla della direzione in cui il mondo stava andando.
Non a caso il “fascismo eterno” fu ritirato fuori da Michela Murgia nell’epoca in cui Salvini prendeva il 30%. Lei leggeva a teatro il testo di Eco (scritto contro Berlusconi nel 1995) e le sardine dell’epoca piangevano di rabbia ascoltandola. Le sardine che poi erano i post-girotondini e che si sarebbero poi trasformate in imbrattatori di monumenti e quindi in incazzati pro-Pal.
Tuttavia Murgia, banalizzando l’Ur-fascismodi Eco, scrisse che «il fascismo è un herpes che può resistere per interi decenni nel midollo della democrazia facendo credere di essere scomparso; salvo
saltare fuori più virale che mai al primo prevedibile indebolimento del suo sistema immunitario». Oggi questa tesi si tira fuori in ogni talk show che si rispetti (cioè che sia anti-Meloni) e per farla
passare per buona si dice che appartiene a Umberto Eco, così come Domani, parlando del saggio di Klein, ha detto che il catastrofismo era uno dei caratteri fondanti del fascismo eterno.
Ma di quale fascismo parliamo? Di quello immaginario del quotidiano di Fittipaldi o di quello storico? Perché in quello di Mussolini, pur con tutte le sue ombre, c’era semmai il senso di una sfida al futuro, l’esaltazione della giovinezza, l’idea di una risposta alla crisi di sicuro ma mettendo in campo non l’Armageddon bensì una rivoluzione che potesse essere base di rinascita. Dov’era il catastrofismo? Questo elemento ci pare semmai connaturato alle pratiche politiche della sinistra che predica l’apocalisse ambientale, l’autoflagellazione dell’Occidente, l’abolizione dei confini e delle identità. Tutte teorie che determinano una società composta da individui-atomi, funzionali a un neoliberismo esasperato che sarebbe proprio quello che la sinistra intende combattere mentre nella realtà ne rappresenta la paladina
e la principale portavoce.
Lottare per la giustizia sociale contro il fascismo della fine dei tempi sarebbe l’obiettivo del pamphlet di Klein e Taylor e ovviamente ciò ha per presupposto il non vedere l’immigrazione come minaccia esistenziale. Infatti non è una minaccia esistenziale ma sociale: perché migranti non integrati, disperati, senza un lavoro legale rappresentano una massa di manovra per la criminalità e sono destinati a confliggere con i ceti più deboli, proprio quelli che gente come Naomi Klein - il cui patrimonio è stimato in 10 milioni di dollari - vorrebbe salvare dal fascismo immaginario mentre andrebbe salvata dalle ricorrenti utopie della sinistra.




