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Arrivano nuovi segnali di elezioni in primavera

di Fausto Cariotimartedì 6 ottobre 2026
Arrivano nuovi segnali di elezioni in primavera

4' di lettura

I segnali di voto anticipato si moltiplicano. Sia che la legge elettorale sia approvata, sia che non lo sia. Nel secondo caso si sa come la pensa Giorgia Meloni: si va a casa, ha già detto a Bruno Vespa.
Concetto ripetuto ieri da Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fdi: «Se dopo che il presidente del Consiglio ha chiesto la fiducia su un provvedimento questo non passa, dovrebbe salire immediatamente al Colle. Sarebbe una follia immaginare diversamente». Si saprà giovedì, giorno del voto finale alla Camera, che come chiesto dalle opposizioni sarà a scrutinio segreto. Questo, più delle tre votazioni di fiducia che lo precederanno, sarà il momento decisivo.

TENTAZIONE ELECTION DAY
Ma l’eventualità di elezioni in primavera, magari in accorpamento con le amministrative previste a Roma, Milano, Torino, Napoli e altre città, prende consistenza anche nell’altro caso, quello in cui la nuova legge elettorale sia approvata. Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei, ha detto parole che vanno soppesate sulla bilancia. Secondo lui è «prematuro» parlare di elezioni anticipate. «Se vi sarà un’accelerazione dell’esaurimento dei temi del programma, è una valutazione che dovrà fare il presidente del Consiglio, fermo restando che a decidere la data delle elezioni sarà il presidente della repubblica». Nel linguaggio della politica, dire che è prematuro parlarne e che Meloni valuterà è molto diverso dall’escludere il voto anticipato.

Il capogruppo di Fdi in Senato, Lucio Malan, si è sbilanciato ancora di più. «Il difetto per il voto a settembre», ha spiegato a Rai Radio1, «è che hai poco tempo per la campagna elettorale, e poi c’è da fare la legge di Bilancio che è molto delicata. Per cui potrebbe esserci l’esigenza di votare a maggio e potrebbe avere un senso votare insieme alle Comunali». L’ipotesi dell’“election day”, appunto. Frasi che, anche nella maggioranza, sono sembrate la conferma che Fdi abbia già deciso. Così lo stesso Malan, poco dopo, ha chiarito: «Per quanto ci riguarda la legislatura va fino in fondo, e cioè fino all’autunno del 2027, ferme restando le prerogative del capo dello Stato». Dentro Fdi fanno notare che pure la scelta della premier di registrare la propria voce all’ufficio marchi della Ue, per impedirne la clonazione nei video e negli audio creati con l’intelligenza artificiale, va inserita tra i preparativi della campagna elettorale.

Gli alleati sanno che lo scioglimento anticipato delle Camere è una possibilità concreta. Venerdì Antonio Tajani, in un vertice sulla manovra con i dirigenti di Forza Italia, ha colto l’occasione per chiedere loro quando preferiscano andare al voto, se a maggio con le Comunali o in autunno. Tutti hanno ribadito di preferire la seconda opzione. Al momento, però, anche a loro va bene l’accordo raggiunto tra i leader del centrodestra, che prevede di attendere la fine dell’anno o i primi giorni del 2027 per tirare le somme. In fondo – è un ragionamento che non si sente solo in Fdi – accorpare le Comunali con l’elezione dei parlamentari potrebbe dare una spinta in più ai candidati sindaco del centrodestra. In Forza Italia ricordano ciò che accadde allo stesso Tajani nel maggio del 2001: correva per fare il sindaco di Roma, il primo turno si votò insieme alle Politiche e lui arrivò al ballottaggio con Walter Veltroni, perdendo di poco.

L’andamento del partito di Roberto Vannacci è una variabile importante, ma non l’unica. Se la crescita di Futuro nazionale si arrestasse, anche dentro Fdi c’è chi sostiene che Meloni potrebbe avere interesse ad aspettare la fine naturale della legislatura. Il sondaggio di Swg per il tg di La7 diffuso ieri fotografa Fn in calo (-0,2 punti, al 7,8%) e tutti i partiti del centrodestra in crescita (+0,3 Fdi, +0,2 Forza Italia e +0,1 Lega), confermando lo stallo del partito del generale. È presto, però, per trarne considerazioni definitive. Molto dipenderà anche dai fattori esterni. Il prezzo degli idrocarburi, l’inflazione e le guerre in Medio Oriente e in Ucraina (sperando che l’elenco non si allunghi) avranno un peso importante nel confronto tra Meloni, Tajani e Matteo Salvini. Se tirasse aria di un peggioramento delle crisi, sarebbe interesse dell’attuale maggioranza e del Paese anticipare il voto.

OGGI DUE VOTI DI FIDUCIA
Intanto il governo, tramite il ministro Luca Ciriani, ha posto la fiducia sui primi tre articoli della riforma della legge elettorale. Era una mossa prevista, anche perché accorcia i tempi: in questo modo gli emendamenti presentati dalle opposizioni non saranno esaminati. L’opposizione parla di «schiaffo al parlamento». La fiducia sui primi due articoli sarà votata oggi, quella sul terzo domani. Il giorno dopo arriverà il verdetto finale.