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Le bugie della sinistra sul caro-casa a Milano

di Pietro Senaldigiovedì 8 ottobre 2026
Le bugie della sinistra sul caro-casa a Milano

3' di lettura

La mignottata, così, per chiamare le cose con il loro giusto termine tecnico, giornalisticamente parlando. “Milano, la città delle case impossibili”, titolava ieri La Repubblica in prima pagina. A riprova della tesi sostenuta, il prezzo di un super attico di quasi 300 metri quadrati, con super terrazzo che gratta le guglie del Duomo, in via Santo Spirito, quadrilatero della moda, traversa di Monte Napoleone, la via del lusso con gli affitti per esercizi commerciali più alti al mondo, 22mila euro l’anno al metro quadrato. Quanto? Tredici milioni di euro, un affarone; soprattutto per chi vende.


GIOCO SPORCO

La mignottata però non è che stiamo parlando della somma richiesta e non di quella dell’avvenuta transazione, come sembrerebbe invece da prima lettura, e già questo, se non è un tarocco, è comunque un’informazione distorta. Il gioco sporco sta nel prendere una delle case più esclusive di Milano a esempio e misura del caro prezzi che da anni sta spingendo il ceto medio fuori città. Sarebbe come prendere il costo di una Ferrari Luce, quella elettrica che non ha neppure il motore e il rombo, fuori a 550mila euro e due anni di attesa, e dire che la gente non può permettersi più l’automobile, oppure tarare il valore del vino su un grande vecchio francese da 50mila euro per poi dire che solo i miliardari della Silicon Valley ormai possono permettersi una sbronza; gli emiri in teoria non bevono, o almeno così dice il Corano.

Che dire ancora? Se si vuole fare uno più uno, non occorre troppa fantasia per dedurre che il caro affitti e il caro casa sarà uno dei cavalli di battaglia con cui il campo largo sfiderà Giorgia Meloni alle prossime elezioni. Certo, si potrebbe obbiettare che i prezzi folli e i picchi d’aumento si registrano nelle città amministrate da decenni dalla sinistra - Milano, Roma, Napoli, Firenze, Bologna -, ma le analisi socio-economiche dell’opposizione sono sempre carenti quanto a profondità e capacità di autocritica e l’elettorato affezionato e ideologizzato è abituato a bersele tutte senza farsi domande. Insomma, tra il Nazareno e la Cristoforo Colombo si sentono tutti Zohran Mandani, anche se a New York il prezzo delle case non è calato dopo l’elezione del nuovo sindaco anti affitti d’oro; anzi, pare che gli affitti siano cresciuti del 6%.

INVESTIMENTI

Per coloro che invece volessero capirci davvero qualcosa, aggiungiamo un paio di elementi che non abbiamo trovato nell’articolo di Repubblica. Il mercato immobiliare milanese non è lo specchio di quello italiano. Non è vero che il boom dei prezzi è dovuto solo ai grandi fondi immobiliari che costruiscono e vendono solo lusso. A dirla tutta, da quando è partita l’inchiesta giudiziaria che ha toccato l’amministrazione del sindaco Beppe Sala e portato alle dimissioni del suo assessore all’urbanistica, i fondi stranieri se ne sono andati e i costruttori stimano quattro miliardi di mancati investimenti sull’edilizia. La paura dei pm ha paralizzato poi anche i piccoli lavori, i sopralzi, le ristrutturazioni che ampliano e modificano. Gli uffici comunali non rilasciano più autorizzazioni, fanno le pulci su tutto, i tecnici non vogliono finire indagati per un nonnulla. Fatale che, se non si costruisce più, il valore del poco che c’è lievita. È la prima legge dell’economia: la scarsità e l’utilità del bene ne aumenta il prezzo. Qualcuno lo dica, in Procura e nelle redazioni, ma anche alle primarie cittadine del campo largo.

AGEVOLAZIONI

C’è poi un’altra particolarità di Milano. Il mercato è stato drogato non tanto dai bed and breakfast, ai quali ora va di moda dare la colpa di tutto, bensì dal combinato disposto della Brexit, della legge che favorisce il rientro dei cervelli in fuga e dalle super agevolazioni fiscali varate per attrarre milionari dall’estero; peraltro le ultime due iniziative partorite da governi progressisti e non dalla perfida destra.
Con in più i tassi bassi, che hanno tenuto i mutui convenienti per anni, spingendo a investire in immobili.

Tutto questo, sia chiaro, non vuole minimamente ridimensionare le difficoltà, spesso addirittura l’impossibilità, di molti milanesi di rimanere a vivere dove sono cresciuti. Solo che per risolvere un problema non basta denunciarlo a ridosso della campagna elettorale, magari avendo prima avuto un ruolo centrale nel crearlo.

Occorre conoscere le ragioni del disagio e le responsabilità di chi lo ha determinato. Giusto per non credere, come gli ingenui newyorkesi, che basti un sindaco islamo-comunista a far calare gli affitti.