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Schlein e Conte si evitano ancora. E il capo M5S si fa il suo centro

di Elisa Calessisabato 10 ottobre 2026
Schlein e Conte si evitano ancora. E il capo M5S si fa il suo centro

3' di lettura

Il chiarimento, se mai ci sarà, è ancora rimandato. Dopo la freddezza che si è vista platealmente giovedì nell’Aula di Montecitorio (non solo tra i gruppi del Pd e del M5S, ciascuno a mani conserte quando il leader dell’alleato veniva applaudito dai suoi, ma anche tra loro due: Conte ha assistito immobile all’intervento di Schlein) anche ieri i due leader del campo largo, pur incrociandosi, hanno mantenuto la distanza. È accaduto a Milano per l’evento organizzato da Legacoop, la Biennale dell’Economia cooperativa. Una stretta di mano, sorrisi, qualche foto insieme. Cortesia e distanza. Si sono alternati sul palco: prima il leader dei Cinquestelle, poi la segretaria del Pd. Al termine dell’intervento della segretaria Pd, Conte ha lasciato l’auditorium. Mentre la segreteria dem, dopo aver scambiato due parole con Conte, è rientrata in sala. Sarà un lungo week end per entrambi. E non mancheranno altre occasione per vedersi. Oggi saranno sul palco della festa del Manifesto, al Teatro Palladium, nel quartiere della Garbatella, insieme anche ad Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni e Riccardo Magi. Domenica mattina Schlein, Conte e Fratoianni parteciperanno a un dibattito organizzato dal Festival di Fanpage. Le occasioni, insomma, non mancano. Ma per ricucire un rapporto logorato (da ultimo per l’accusa reciproca di non aver detto la verità sull’incontro riservato nel quale si sarebbe fatta la proposta del terzo nome), ci vuole la volontà. E l’impressione è che, per ora, nessuno dei due voglia fare un passo verso l’altro.

Conte, a Milano, ha vestito di nuovo i panni del garante di un pacifismo radicale: «Non possiamo investire soltanto in armi per garantirci un’effimera sicurezza. Il piano di riarmo europeo è un’altra camicia di forza». Più complessa la posizione di Schlein: «L’attacco frontale alla cooperazione oggi è anche un attacco al modello europeo». Occorre difendere «la giustizia internazionale» dagli attacchi in corso «così come le sedi del multilateralismo». Peraltro, quando si affronterà il programma, i problemi non verranno solo dalla politica estera. Ieri, per esempio, Bonelli ha rilanciato la proposta di una patrimoniale sia pure per i redditi molto alti: un contributo dallo «0,2% della popolazione, pari a 50mila persone», per finanziare una riduzione progressiva delle tasse per gli altri cittadini. Un’idea, questa, che sostiene anche una parte del M5S, a cominciare da Chiara Appendino che da mesi insiste su questo tasto. Dopo l’Ucraina è il secondo argomento su cui si potrebbe creare un asse tra Avs e M5S, mettendo in minoranza il Pd. Intanto continua il dibattito su chi guiderà la coalizione.

«Se chiedessero a me di guidarla, direi no», ha detto ieri Beppe Sala, sindaco di Milano. Rispetto all’idea di Conte di avere un terzo nome oltre a lui e Schlein, «secondo me», ha detto Sala, «è tattica». Ancora più tranchant Clemente Mastella, protagonista di tanti governi e stagioni del centrosinistra: «Purtroppo la verità», ha detto a Rai Radio 1, ospite di Un Giorno da Pecora, «è che in questo centrosinistra non c’è un leader, mentre dall’altra parte c’è la Meloni. Chi è più adatto a batterla? La mia tesi è che se si mettono d’accordo su una terza figura, questa terza persona batterà la Meloni». Mentre i partiti più grandi sono alle prese con questi nodi, fatta la legge elettorale, cominciano a organizzarsi i piccoli. E chi li sostiene. Ieri il senatore del M5S Luigi Nave è passato al gruppo Misto di Palazzo Madama, pronto a costituire, appena si troveranno altri due senatori, una componente sotto il simbolo di Avanti Psi e Progetto civico Italia, così a permettere a Alessandro Onorato, fondatore di Progetto Civico, di raccogliere non più 6.000 firme a circoscrizione, ma solo 1.500 firme. Non si tratta di «una manovra di palazzo», spiegano da Campo Marzio, ma di una mossa «contro una legge liberticida e antidemocratica». Intanto oggi Ernesto Ruffini, fondatore di Più Uno, al Salone delle Colonne, all’Eur, lancerà ufficialmente il nuovo partito. Anche per lui la scalata delle firme sarà meno complicata, dal momento che Bruno Tabacci presterà a lui e a Franco Gabrielli il simbolo di Centro Democratico.