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Pure Amato promuove la legge elettorale: Sinistra ammutolita

di Pietro De Leodomenica 11 ottobre 2026
Pure Amato promuove la legge elettorale: Sinistra ammutolita

3' di lettura

Dopo la suspance intorno al voto finale alla Camera, l’approvazione definitiva e la promulgazione del Presidente Sergio Mattarella, ora il dibattito sulla legge elettorale si sposta sul contenzioso di costituzionalità che arriverà sicuramente. E sugli eventuali rilievi che la Consulta potrà emettere sul nuovo sistema di voto. Ieri, però, nel dibattito si è innestata una valutazione tutto sommato favorevole alla nuova legge. A esprimerla, dalla festa del Foglio a Firenze, è Giuliano Amato, che dalla Corte Costituzionale è stato presidente, oltre ad aver guidato due governi, uno dei quali nella Seconda Repubblica con il centrosinistra. L’ex Presidente del Consiglio contesta alla radice una parte delle obiezioni sollevate dai suoi colleghi costituzionalisti. «Molti miei colleghi costituzionalisti fanno con questa legge elettorale l’antico gioco che faceva il Pci: tutto ciò che non mi piace è incostituzionale. Perché non è vero».

DIFESA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA
Amato difende sia il premio di maggioranza sia l’indicazione del candidato alla presidenza del Consiglio. Sul primo, in particolare, contesta l’idea che al Senato debba necessariamente essere attribuito su base regionale. «Mi auguro che la Corte arrivi finalmente a dire che è un nonsense», afferma, spiegando che le alternative sono due: «O diciamo che in Italia il premio di maggioranza è inammissibile, ma nessuno l’ha detto e anzi la Corte ha detto che è ammissibile, o se è ammissibile diventa inammissibile che lo si usi in modo tale da non generare la stessa maggioranza nelle due Camere». Anche l’indicazione del Presidente del Consiglio, secondo l’ex presidente della Consulta, non costituisce un problema costituzionale. «Il nome del candidato alla presidenza del Consiglio non è neanche nella scheda, è una indicazione politica, lo sappiamo». Amato la paragona alle indicazioni che i capigruppo forniscono al Quirinale nelle consultazioni successive al voto. Una valutazione complessivamente positiva, con una sola riserva precisa: «Se c’è una cosa che può meritare censura, e io non ho capito perché è stata messa, è perché le firme siano state portate a 6mila per collegio.
È ai margini dell’irragionevolezza, forse è un dispetto a qualcuno». La conclusione è netta: «Per il resto è una legge elettorale che potrà funzionare».

PRECEDENTI UTILI
L’attuale presidente della Corte costituzionale, Giovanni Amoroso, ha poi ricordato come esistano già precedenti utili a orientare un eventuale giudizio: «Ci sono dei principi e questi saranno il binario per una valutazione se la Corte sarà adita». Amoroso richiama le sentenze sulla legge Calderoli e su quella del 2017, spiegando che «nel caso della legge Calderoli è stata vigente per 9 anni e poi la Consulta si è espressa nel 2014».

Per il sistema approvato nel 2017, invece, la Corte intervenne prima dell’applicazione. In quel caso «si ritenne che l’incertezza che veniva lamentata costituisse un interesse ad agire e immagino che una strada analoga sarà intrapresa con la legge appena approvata. Io non ci sarò perché il mio mandato scadrà il prossimo 13 novembre». Dal fronte dell’opposizione, Elly Schlein ribadisce la contrarietà del Pd: «bbiamo contrastato duramente per motivi di merito e metodo questa pessima legge elettorale». Di segno opposto la posizione di Matteo Salvini, che considera significativa la promulgazione del provvedimento da parte del capo dello Stato. «Mi sembra che il presidente Mattarella l’abbia firmata, quindi mi sembra un vaglio molto importante quello del presidente», afferma, esprimendo fiducia nella tenuta della legge. Ancora più esplicito Ignazio La Russa: «Estremamente fiducioso» sul superamento del vaglio costituzionale e invita a non dare per scontata una bocciatura. «Comincio a dubitare che i costituzionalisti contro la legge elettorale abbiano seri argomenti», dichiara. La Russa sottolinea: “La Corte costituzionale è sovrana nelle sue valutazioni”. Tuttavia, afferma che qualora la legge non dovesse superare l’esame, aggiunge, «ne prenderemo atto».