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Sull’Europa gli elettori dem si scoprono missini

Il campo largo continua a brancolare nel buio, incapace di mettere insieme uno straccio di programma comune. Ma in fondo al tunnel della loro permanente confusione ideologica, ora c’è una luce
di Daniele Dell'Orcodomenica 11 ottobre 2026
Sull’Europa gli elettori dem si scoprono missini

3' di lettura

Il campo largo continua a brancolare nel buio, incapace di mettere insieme uno straccio di programma comune. Ma in fondo al tunnel della loro permanente confusione ideologica, ora c’è una luce. Basterebbe che i progressisti iniziassero a dire cose di destra. Mettano pure in naftalina i santini di Gramsci, Berlinguer e Spinelli e ripartano direttamente da... Pino Rauti e Giorgio Almirante. L’illuminante e divertentissimo suggerimento arriva dall’ultimo sondaggio di Arnaldo Ferrari Nasi per “Analisi Politica”, che ha sottoposto a un campione di mille italiani un vecchio slogan del Movimento Sociale Italiano: «Né Mosca, né Washington: Europa Nazione». La domanda era lineare: siete d’accordo oppure no? Il 64% degli intervistati risponde con un bel sì. Ma il vero capolavoro comico esplode quando si va a spulciare la mappa degli entusiasti: tra i militanti e gli elettori del Pd il consenso schizza all’88%. Praticamente un plebiscito in camicia nera.
Seguono a ruota i “moderati” di Azione con l’83%, la premiata ditta Alleanza Verdi-Sinistra con l’81% e Movimento 5 Stelle con il 76%. Insomma, la regola è matematica: più ci si spinge a sinistra, più ci si scopre folgorati dal fascino ipnotico dello slogan che negli anni Settanta rimbombava nelle sezioni missine e tra i ragazzi del Fronte della Gioventù. Gli stessi che oggi la sinistra ufficiale descrive puntualmente come gli antenati mostruosi da cui prendere solennemente le distanze, possibilmente con una bella autocertificazione di antifascismo militante da allegare ai cv.
«Europa Nazione» era infatti una delle suggestioni ideologiche più ambiziose della destra radicale del dopoguerra.

Un’idea coltivata dalle teorie geopolitiche di Jean Thiriart, poi trasformata nel cavallo di battaglia della Nuova Destra rautiana, fino alla celebre sintesi almirantiana: «L’Europa o va a destra o non si fa». Di certo, non proprio la traccia standard per l’ordine del giorno della prossima assemblea dell’Anpi. Naturalmente, gli equilibri geopolitici sono cambiati e oggi a sinistra si attribuiscono a quelle parole significati comodi: Mosca non è più la capitale dell’Urss e Washington, specie nell’era Trump, suscita nei salotti progressisti orticaria immediata. Ma resta irresistibile osservare un elettorato che passa le giornate a fare l’esame del sangue e della genealogia politica a tutti, applaudire scrosciante uno dei cavalli di battaglia del Msi. Manca solo che tornino a cantare i vecchi cori: «Europa, Nazione, Rivoluzione».
A proposito: e la destra odierna che ne pensa? Qui il sondaggio regala un secondo cortocircuito. Gli elettori di Fratelli d’Italia approvano la frase con un 64% perfettamente in linea con la media nazionale, ma soltanto un timido 11% si dice “molto d’accordo”. «Potrebbe essere lo zoccolo duro governista di FdI della prima ora - osserva a Libero Ferrari Nasi -.


Molti non lo sanno, ma nel 2017, prima della grande escalation, i miei sondaggi ritraevano FdI come il partito più europeista del panorama. Voglioso di riformare l’Ue, certo, ma nettamente europeista». Poi, con l’allargamento della base, la rotta s’è spostata su un pragmatismo atlantista. Un travaso dei missini “duri e puri” pare esserci stato verso Futuro Nazionale, che però si ferma a un misero 38% di consensi totali: «Solo gli astensionisti registrano un dato più basso», chiarisce il sondaggista. Pesano la forte presenza di ex leghisti, ex grillini e soprattutto della nuova leva di Fn, notoriamente affascinata dalla Russia di Putin. Non è dato sapere quanti elettori di sinistra avrebbero sottoscritto la frase conoscendone in anticipo la paternità missina. Ed è proprio questo il dettaglio più gustoso di tutta la vicenda. Sono di destra ma non lo sanno. Prenda quindi nota la segreteria del Pd: anziché consumarsi in estenuanti tavoli di coalizione alla ricerca di un’identità comune, provino a sfogliare qualche archivio del Msi. Chissà che non ne ricavino finalmente pure un programma elettorale coerente. E vedranno che, per una volta, all’interno del campo largo saranno tutti missinamente d’accordo.