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Elly Schlein confessa: "Insieme per il Colle", campo largo unito solo per le poltrone

di Edda Guerrinilunedì 12 ottobre 2026
Elly Schlein confessa: "Insieme per il Colle", campo largo unito solo per le poltrone

3' di lettura

La posta in gioco delle prossime elezioni politiche non è solo Palazzo Chigi. Ma anche (e soprattutto) il Quirinale, dal momento che il nuovo Parlamento, dopo due anni, dovrà eleggere il successore di Sergio Mattarella. È una circostanza di cui, da mesi, in Parlamento tutti parlano. E rispetto a cui in tanti si stanno già muovendo.

A destra e a sinistra. A ricordarlo, ieri, è stata Elly Schlein, intervenendo al festival di Fanpage: «Di stare insieme», ha detto, «non ce lo chiede il medico, ce lo chiede la nostra gente. Non rifaremo mai più il favore alle destre di dividerci e di consegnare loro la vittoria. Questa è la garanzia che mi sento di dare perché nel 2022 io non c’ero, ma ci ricordiamo tutti com’è andata e sappiamo che abbiamo la responsabilità insieme di non commettere gli stessi errori perché si tratterebbe di avere altri cinque anni di governo Meloni e magari anche qualche ambizione che riguarda il Quirinale». Se non vinciamo, insomma, non solo la destra va al governo, ma elegge anche il prossimo presidente della Repubblica.

ALLA RICERCA DELL’UNITÀ

È l’ultima tappa, quella all’Acquario Romano, vicino a Termini, dove si tiene il Festival Rumore organizzato da Fanpage, di un week-end che ha ricompattato il centrosinistra. Prima di Schlein, erano arrivati Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni. Interviste singole ai leader, nessuna foto di gruppo. Ma si percepisce, in tutti, l’esigenza di accorciare le distanze e dare l’immagine di una coalizione che, nonostante le divisioni, cerca l’unità. Restano, sì, alcuni nodi. Il leader del M5S non ha nascosto le sue riserve rispetto a Matteo Renzi, ribadendo che il garante della sua presenza nella coalizione è la segretaria del Pd: «Non ho chiesto a Renzi garanzie, le garanzie le deve dare a noi», ha detto, chi lo ritiene «indispensabile» nell’alleanza.

Ovvero Schlein. «È una presenza quella di Renzi», ha spiegato Conte, «che mi depotenzia sul piano elettorale perché la mia comunità dovunque vada la soffre per questo chiedo garanzie a Schlein di costruire paletti in modo che domani sia nella posizione di non fare danni».

L’AMMUCCHIATA

La segretaria del Pd, che poco dopo si è avvicendata sul palco, interpellata su quanto poco prima aveva detto Conte, ha risposto che «c’è un’unica garanzia che sento di dover dare agli elettori. Non rifaremo mai più l’errore di dividerci e il favore alle destre di consegnare loro la vittoria». Tradotto: per vincere, servono tutti. Renzi compreso. Non si possono rifare gli errori del passato. Il dialogo a distanza è continuato sul programma.

Per Conte bisogna accelerare sia sul programma, che sulle primarie: «Non è pensabile fare le primarie senza prima un programma comune, se no diventa uno sfascio totale». E, tornando sulla sua proposta di un terzo nome, ha spiegato quali preoccupazioni lo muovevano: «Guardiamo la realtà, è la prima volta che andiamo insieme» alle politiche. «Ci sono delle differenze e dobbiamo ritrovarci».

Una strada era proporre un terzo nome. È stata scartata, quindi resta l’altra: fare le primarie. Certo, i rischi ci sono. E Conte non li nasconde: «Queste primarie compatteranno o faranno ancora più litigare?», si chiede. Ma assicura che, per quanto lo riguarda, farà in modo che non siano deflagranti. «Io sono dentro questo progetto e sono certo che nessuno, tra i miei amici, Schlein e gli altri che fanno parte del campo progressista, le imposterà guardandoci come nemici o avversari, se no sarebbe una follia». Su questo, anche Schlein si è detta d’accordo.

NODO CONSULTAZIONI

Alla domanda se le primarie non siano divisive (cosa che Fratoianni poco prima aveva ribadito come rischio), la segretaria dem ha risposto che «dipende da come le fai, possono essere una grande occasione di partecipazione popolare. Io mi sono sempre detta disponibile», ma lo strumento, in sé, «non è di per sé né buono, né cattivo». Uscendo, Schlein si è detta «contenta di queste occasioni di confronto» nel centrosinistra, in quanto «emerge la promessa dell’unità e di non ricommettere gli errori del 2022».

Nel pomeriggio, ospite di Confesercenti a piazza del Popolo, ha poi messo in chiaro un altro concetto: «Noi andremo al governo soltanto vincendo le elezioni». I fan del pareggio, insomma, sono avvisati: non ci saranno piani B.

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