In attesa di delimitare i confini del Campo largo, i leader della sinistra si danno al campeggio. Tutti insieme davanti a Montecitorio, a picchettare con gli studenti per protestare contro il caro affitti. Da Elly Schlein a Nicola Fratoianni, da Maurizio Landini ad Angelo Bonelli, chi buca la foto del giorno con i giovani arrabbiati, è un destrorso inaffidabile stile Matteo Renzi. Compare pure Giuseppe Conte; toh, per una volta è d’accordo con i suoi alleati? Ma no, è solo una marcatura stretta. I progressisti nostrani non godono di grande fantasia. Sono sempre alla caccia di un papa straniero. Un po’ di Francia, un po’ di Spagna, purché si magna. È così che i larghi campeggiatori italici hanno messo insieme le proteste che stanno infiammando gli unici due grandi Paesi Ue non guidati dal centrodestra. Studenti, più casa: il cocktail è perfetto, altro che le trame pedestri di Jean Luc Mélenchon e le veroniche politiche di Pedro Pedro Pé Sanchez.
L’obiettivo è agitare la piazza contro il governo di Giorgia Meloni, casomai venisse fuori una rivolta prima delle elezioni Politiche. Il consiglio l’ha dato qualche giorno fa Ilaria Salis, la mente europea della sinistra, estrema e non. Si occupi tutto, dalle case alle tende; tanto è gratis. L’eurodeputata ha risolto il problema dei salari bassi in maniera drastica: non paga i collaboratori, né tanto né poco, e confida che i poveretti non riescano a notificarle i crediti da esigere. Ultimo domicilio sconosciuto per lei ormai non è un problema abitativo ma una difesa processuale. Ma torniamo a Montecitorio, dove sono accampati gli studenti dell’Udu, Unione degli Universitari, una voce in uscita nel bilancio della Cgil, che li finanzia, per chi non lo sapesse. Nulla di spontaneo, diversamente dai tendini che tre anni fa si installarono davanti al Politecnico di Milano. Allora tutto partì dall’iniziativa personale di una studentessa, Ilaria Lamera, bergamasca, e la sinistra provò a impossessarsene e cavalcarla, malgrado il capoluogo lombardo sia guidato da una giunta dem specializzata in speculazione edilizia. Stavolta il processo è inverso. L’ordine arriva dalle segreterie di partito e dal sindacato e gli studenti politicizzati eseguono.
Le tende davanti alla Camera sono le stesse che fino a poche ore prima stavano pochi chilometri più a Nord-Est, a piazza Bologna, zona Università Sapienza, con la segretaria nazionale dei giovani dem, Virignia Libero, a recitare la parte del capo scout. A loro si aggiungono elementi di Cambiare Rotta e di Potere al Popolo, gruppi extraparlamentari con ambizioni sovversive attenzionati dal Viminale. Al di là delle esigenze di campagna elettorale, c’è qualche valido appiglio al quale questi giovani politicizzati possono appigliarsi per prendersela con il governo? Gli affitti sono alti nelle città e la vita degli studenti fuori sede, se non provenienti da famiglie benestanti, è sempre stata dura. Però negli ultimi tre anni, dai tempi della Lamera, l’esecutivo si è mosso. La ministra dell’Università, Anna Maria Bernini, rivendica di aver realizzato il più imponente piano di housing studentesco nella storia della Repubblica.
Dal 2022, anno d’insediamento di questo governo, sono stati attivati 63mila nuovi posti letto, grazie a uno stanziamento di un miliardo e duecento milioni, superando l’obiettivo di sessantamila fissato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. I primi 33mila sono già disponibili e accessibili attraverso gli enti regionali per il diritto allo studio. Gli altri saranno pronti per l’anno prossimo. Il prezzo? Mediamente 500 euro al mese, comprensivi delle utenze di luce, gas, acqua e internet: circa il 30% inferiore al costo di mercato. Ma il 30% dei posti è gratis, destinato agli studenti meno abbienti e più meritevoli. Così, mentre sul territorio, per esempio nella rossa Emilia Romagna, il presidente Michele De Pascale inaugura studentati accompagnato dalla responsabile Scuola del Pd, la parlamentare Irene Manzi, e dal sindaco della città metropolitana di Bologna, Matteo Lepore, nella Capitale Elly fa campeggio elettorale con gli studenti mobilitati dal suo partito.
Non è solo la prova dell’ennesimo cortocircuito in casa dem, bensì la prova di come una medesima situazione possa essere vista dal medesimo partito a seconda che governi o che invece voglia andare al governo. Dovremo abituarci a questi sinistri cambi di prospettiva, da qui al voto.




