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Tra i comunisti del Campo largo si inneggia perfino ad Hamas

Il segretario di Rifondazione nuovo alleato di Elly: "Non è un reato esaltare il 7 ottobre". E i riformisti dem insorgono: "Ma chi ci siamo imbarcati..."
di Giovanni Sallustimartedì 27 ottobre 2026
Tra i comunisti del Campo largo si inneggia perfino ad Hamas

3' di lettura

È un brutto affare Elly, questo del compagno Maurizio e (in subordine) del compagno Andrea, dei compagni che sbagliano su cosucce come il volto contemporaneo del Terrore. Sì, bisogna stazionare in questa categoria che puzza di collateralismo da anni di piombo, i “compagni che sbagliano”, almeno finché non ci sarà una tua forte presa di distanza pubblica, compagna Elly.

Il compagno Maurizio è Maurizio Acerbo, nientemeno che segretario del Partito della Rifondazione Comunista. Denominazione che a rigore storico-filologico suonerebbe come “Partito della Rifondazione della più grande macchina di miseria e di morte del Novecento”, invece agenzie e siti se la rimpallano come acqua fresca. In ogni caso, il compagno Maurizio è pur sempre detentore di quel pacchettino di voti del nostalgismo bolscevico, che farebbero parecchio comodo alla compagna Elly. E qui entra in scena il compagno Andrea, nel senso di Crisanti, già nel mazzo delle virostar minori al tempo della pandemia, poi senatore dem, infine transitato al gruppo misto per costituire proprio la componente di Rifondazione. Gentile concessione della compagna Elly, per permettere al compagno Maurizio di raccogliere soltanto 1500 firme, invece di 6000, onde presentarsi alle elezioni e convogliare i nostalgici col colbacco nel campo largo.

Fin qui, pare un capitolo particolarmente vintage della commedia interna alla sinistra italica. Peccato che poi entri prepotentemente in gioco la tragedia. La tragedia dei civili martoriati, dei bambini sgozzati, dell’orrore del pogrom che ritorna. La tragedia che coincide col bisillabo “Hamas”. S’innesca tutto da un post del compagno Maurizio in difesa di Youssef Siher, presunta “mente” delle gesta delinquenziali del Movimento 17 ottobre, inquadrato come il “mostro sbattuto in prima pagina”. Al che un utente fa notare al segretario rosso: “Questo è un fiancheggiatore di Hamas che inneggiava al 7 ottobre”.

Replica fulminante: “Quindi? È vietato inneggiare ad Hamas?”. Ehm, teoricamente sì, si chiama apologia del terrorismo, è punita ai sensi dell'articolo 414 del Codice Penale. Certo, bisognerebbe concordare su alcuni dati fattuali, di seguito i principali: un movimento nazi-islamico che contempla come missione sociale la cancellazione dello Stato degli ebrei è un movimento terrorista; -entrare nelle case e massacrare tutto quel che si muove, seviziare e rapire civili, mitragliare indiscriminatamente ragazzi mentre ballano sono atti terroristici. Se tutto questo è vero, e non frutto di un complotto giudaico-massonico, per dire che non si può inneggiare ad Hamas non serve scomodare lo Stato autoritario, basta il noto paradosso di un campione del liberalismo come Sir Karl Popper: non si può estendere la tolleranza agli intolleranti di professione, pena la scomparsa della società aperta e tollerante. Scendendo di livello, si registra comunque l’inquietudine di un totem del riformismo dem come Filippo Sensi: “Gli abbiamo pure prestato un senatore a questo fenomeno... Non si può imbarcare qualsiasi microformazione in nome dello zero virgola”.

Altro capitolo, l’intervista del compagno Andrea al Foglio. Tra i virgolettati più stranianti riportati: “È una questione dei palestinesi scegliere i propri rappresentanti. Se fosse Hamas, se lo hanno deciso loro, ben venga”. Che sarebbe più o meno equivalso a dire nel 1933: se fosse Hitler, ben venga. Il compagno Andrea si rende conto che il messaggio non è edificante, e in serata emette una nota: “Voglio energicamente smentire il titolo e il contenuto di un articolo apparso sul Foglio. Io ritengo Hamas un’organizzazione terroristica”. La quale -ed ecco la proverbiale toppa non migliore del buco- “contribuisce insieme all’attuale governo di Israele a perpetuare le sofferenze del popolo palestinese”.

In un colpo solo, l’equazione tra i macellai coranici e l’unica democrazia del Medio Oriente, nonché l’omissione delle “sofferenze” degli israeliani oggetto delle attenzioni di Hamas. Il compagno Maurizio invece vira su un grande classico: attacca i “fiancheggiatori del genocidio” ricordando loro che “Rifondazione non simpatizza per Hamas”, piuttosto ha come “riferimento” Marwan Barghouthi. In questo caso, siamo tutti più tranquilli, trattandosi di un signore che ha solo una condanna definitiva a 5 ergastoli come mandante delle azioni terroriste della simpatica Brigata dei Martiri di al-Aqsa. Il problema, in ogni caso, è tutto della compagna Elly: è pronta a dire che non vuole i voti di chi considera lecito fare apologia di Hamas e ha come riferimento un terrorista comprovato? Su, non è difficile.