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Speranza si auto-assolve dopo il disastro Covid

L'ex ministro della Salute in Commissione sbuffa e non si prende le sue responsabilità. Anzi, nega ogni colpa...
di Pietro Senaldimartedì 27 ottobre 2026
Speranza si auto-assolve dopo il disastro Covid

3' di lettura

Massì, è inutile ormai sparare su Roberto Speranza. L’ex ministro della Salute del primo governo Covid ci pensa benissimo da solo a farlo. Ascoltato in commissione parlamentare sulla gestione della pandemia, l’onorevole piddino, transfuga di ritorno dal proprio partito, ieri ha provato a buttarla in rissa, coadiuvato dagli esponenti di M5S e Pd. Sbuffava e rispondeva scocciato, contestava le domande, negava ogni responsabilità, si descriveva vittima della macchina del fango. Uno spettacolo pietoso. Un uomo che ha dimostrato chiaramente di non sapere ancora oggi di cosa parla quando tratta l’argomento virus. Se ne fa perfino vanto, scaricando ogni responsabilità sugli esperti del comitato scientifico. Alla fine, poiché la miglior difesa è l’attacco, ha accusato la maggioranza di avere costituito la commissione per colpire gli avversari politici.

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Ma Robertino dei nostri lutti non è mai stato un avversario politico per il centrodestra. È piuttosto uno spaventapasseri che la maggioranza agita a monito per gli italiani: occhio, che se vince il campo largo, forse torna perfino lui. Oddio, di cavolate il fronte progressista ne può fare parecchie, ma una così grande è improbabile anche per Elly Schlein e compagni. La storia la sappiamo tutti. La narrazione di Giuseppe Conte è che l’Italia ha affrontato il virus meglio di tutti e ha insegnato al pianeta come curarlo. Se così fosse, qualcuno spieghi perché fu proprio la sinistra a mandare a casa il leader grillino e il suo governo per incapacità nel vaccinare e come mai la prima mossa di Mario Draghi premier fu licenziare il commissario straordinario all’epidemia, Domenico Arcuri, targato Pd. A quel punto, eliminati i due artefici del disastro per salvare il Paese, Speranza venne salvato, grazie anche all’intermediazione del Quirinale: farne fuori tre su tre e continuare a dire di essere i più bravi sarebbe stato arduo anche per la macchina della propaganda progressista. Speranza ieri se l’è presa con la commissione, ma dovrebbe invece ringraziarla: gli ha ridato un po’ di vetrina, ha costretto dem e grillini a difenderlo, a scomodare l’avvizzita immagine del plotone d’esecuzione schierato contro di lui. Per il resto, una serie di dichiarazioni inquietanti. I danni del vaccino? L’ex ministro rivendica che le iniezioni hanno salvato milioni di vite, però finalmente ammette che «non esiste rischio zero». Non basta però esibire la mancia di 150 milioni ai danneggiati come rimedio totale. Il dem finge di non sapere che uno studio sulle conseguenze effettive della profilassi non è mai stato fatto né mai si farà. Il protocollo di terapia tachipirina e vigile attesa, ormai riconosciuto come una vaccata? Speranza lo definisce «una locuzione usata come propaganda», estrapolata da un piano anti-pandemico ben più complesso.

Però nei tre anni di pandemia, l’onorevole questa cosa non l’ha mai detta. Quello che è sembrato sconcertante è stato il tentativo di far passare ancora l’Italia come la nazione modello nella lotta al virus e lui come l’uomo che ha salvato milioni di vite, quando i numeri dicono che dal punto di vista sanitario non siamo andati meglio degli altri, benché ci siamo vaccinati più di tutti, e che viceversa sotto l’aspetto economico nessuno ha fatto peggio di noi. Ma la cosa più grave è la difesa del Green Pass, il divieto di uscire di casa e di lavorare per chi non si era vaccinato, anche qualora un tampone attestasse il fatto che non era malato. Una violazione della Costituzione, del buon senso e della libertà finalizzata solo a rendere le iniezioni di fatto obbligatorie senza assumersi la responsabilità di dichiararle tali, il che avrebbe significato pagare sul serio in caso di danni. Gli onorevoli di Fratelli d’Italia attaccano, accusano l’ex ministro di essere evasivo, autoassolutorio, quasi inconsapevole dell’accaduto. Lui replica di non starci, di non voler essere processato. Lo spettacolo è necessario ma triste. Il verdetto comunque non lo scriverà la Commissione. La condanna di Speranza è già stata emessa, da chi l’ha usato, ovverosia la sua parte, che ha provato a spedirlo in Basilicata, candidandolo a governatore nella sua terra dove non ha voti e che avrebbe determinato la sua fine politica. Robertino il furbo ha rifiutato.
Ha fatto i calcoli giusti. Il campo largo gli salderà il dovuto garantendogli ancora un seggio sicuro, ma lo terrà sempre nello stanzino delle scope, dove si mettono le persone delle quali ci si vergogna.