Davvero povera Italia. Ormai dall’opposizione piove di tutto contro ogni parola, fatto, opinione della maggioranza di governo. Persino se l’Archivio centrale dello Stato diventa “Archivio Nazionale”, come ha proposto il parlamentare di FdI Amorese. Se il Parlamento - come è avvenuto - dice di sì è una specie di golpe. In fondo la nuova legge si conforma al cambiamento nella struttura delle istituzioni. Solo la denominazione diversa fa sussultare la sinistra e in particolare i pentastellati. Al Senato si è consumata la tragedia che ha visto l’opposizione con la durlindana in mano. E alla fine dello scontro sul tappeto si sono abbattuti 52 membri della Camera alta a sfoderare il loro no con l’orgoglio di chi semina discordia ovunque. Uno si chiede perché quei no. E loro, con candore degno di miglior causa, si sono arrampicati su tutti gli specchi disponibili a Palazzo Madama.
Devono aver sofferto assai, i 52 eroici senatori del campo largo. Se l’Archivio Centrale dello Stato diventa Archivio Nazionale è quasi un’offesa alla Resistenza... Basta leggere quel che è stata capace di dire Barbara Floridia, la pentastellata rimasta orfana della commissione di Vigilanza Rai. In una specie di delirio, l’accusa delle minoranze alla maggioranza è di aver costruito «un’insidia», un «percorso pericoloso», con aggiunta una «volontà inesorabile di puntare tutto sul concetto di nazione e di identità».
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Maurizio Acerbo è uno che veniva sottovalutato mentre lui lavorava per valutarsi, e che adesso si sopravvaluta me...Poffarbacco, questo non si fa. Quelli che difendono la Costituzione che nessuno attacca non si sono neppure accorti che la parola Nazione è presente proprio nella Carta. E non su questioni insignificanti. A partire dall’articolo 9 della Costituzione. Recita il testo: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Non dello Stato, non delle regioni, ma proprio della Nazione. Popolo e territorio. Floridia non lo sa. Come non sa nemmeno che persino lei, per l’articolo 67 della Costituzione, «rappresenta la Nazione» essendo membro del Parlamento per grazia ricevuta (da Conte).
L’obiezione dell’opposizione cozza proprio con le tesi dei padri costituenti della Repubblica. In particolare sulla rappresentanza dei parlamentari che cosa gli si vuole dire decenni dopo? Forse che erano pericolosi nazionalisti? Erano fascisti? No, erano antifascisti che sapevano cosa significa la parola Nazione: comunità di destino, di storia, di cultura. Ma tanto tempo dopo si sono imbattuti in 52 patrioti dalla parte sbagliata, quella contro la Nazione. E in particolare il problema dei grillini è sempre lo stesso: per loro l’identità è una colpa. Ecco che cosa sostiene proprio la Floridia: «Io sono araba, normanna, spagnola, sono un insieme», confondendo la storia della Sicilia, mischiando la contaminazione culturale con la cancellazione. Nessuno nega che la Sicilia sia stata araba e normanna. Ma proprio per questo esiste una Nazione italiana capace di tenere insieme tutto questo.
Alessandro Corti, "Youssef prigioniero politico": l'ultima follia del Pd
«Prigioniero politico». A bollare così Youssef Siher, 30enne italiano di origini marocchine a San Vit...Il semplice cambiamento di nome da Archivio Centrale dello Stato ad Archivio Nazionale non è solo un’etichetta. È ridare all’Archivio la sua funzione vera: non è l’archivio di un apparato burocratico, lo Stato, ma l’archivio di un popolo, la Nazione. Degli italiani. È evidente che ci sono clamorose lacune culturali nel rifiutare la modifica. Il bello è che quei no sono venuti fuori da chi ogni giorno ci ricorda che fuori dalle aule parlamentari ci sono studenti, agricoltori e famiglie che hanno problemi veri. Però proprio l’opposizione fa perdere tempo alle Camere, in particolare proprio il M5S che ha tenuto bloccata l’Aula per ore per discutere di una parola che sta in Costituzione dal 1948. Gli storici vanno ascoltati, non denunciati, come si dice per attaccare -uno a caso LaRussa? Sacrosanto. Allora ascoltate gli storici che da anni chiedono più risorse e più dignità per l’Archivio Centrale, che cade a pezzi all’Eur. La sinistra per anni non ha messo un euro. Ora che si cambia nome e si rilancia l’istituto, gridano al nazionalismo. Non è affatto nazionalismo. È buonsenso. È tornare a chiamare le cose con il loro nome: Nazionale.




