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Alessandro Corti, "Youssef prigioniero politico": l'ultima follia del Pd

di Massimo Sanvitomartedì 27 ottobre 2026
Alessandro Corti, "Youssef prigioniero politico": l'ultima follia del Pd

4' di lettura

«Prigioniero politico». A bollare così Youssef Siher, 30enne italiano di origini marocchine a San Vittore perché accusato di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo, non sono i Giovani Palestinesi d’Italia di cui la stesse mente del Movimento 17 ottobre era uno dei nomi forti né qualche affiliato italiano di Hamas. Sono parole di un consigliere municipale di Milano del Pd, attivo nella cosiddetta Zona 7 del capoluogo (quella che comprende la Moleenbek meneghina di San Siro), tale Alessandro Corti.

Uno che qualche giorno dopo il 7 ottobre aveva definito in aula «nazista» lo Stato d’Israele e che settimana scorsa anziché condannare gli assalti alla polizia in Duomo aveva delineato il complotto secondo cui sembrava «quasi fatto apposta», sembrava «quasi tutto organizzato», dando la responsabilità dei saccheggi alla «polizia» che stava «ferma». Corti è vicinissimo a Lorenzo Pacini, uno dei candidati sindaci piddini che correrà alle primarie, quello dei «fucili contro i fascisti» (intervenne a stigmatizzarlo pure la sua segretaria Elly Schlein), che in piazza nel fine settimana alla domanda «Condanna chi ha spaccato le vetrine?» ha candidamente risposto: «Non è una questione di condannare o no. Io difendo i ragazzi che hanno preso le botte da parte della polizia. Punto».

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L’ORDINE PUBBLICO

Tornando a Corti - che Siher lo conosceva per i cortei pro-Pal - ieri sul Corriere di lui diceva che «veniva da un mondo liberale, moderato, conservatore» e che «a cambiarlo potrebbero essere stati i fatti del 7 ottobre, l’attacco di Hamas in Israele del 2023, e la guerra a Gaza». In un video social, applaudito anche dal predicatore torinese anti-Israele Brahim Baya, il consigliere dem lo ha detto chiaro e tondo: «La mia completa solidarietà al prigioniero politico Youssef Siher, perché di questo parliamo: un prigioniero politico». E poi l’invito al governo: «Fidatevi, liberatelo. Perché il vostro continuare a comportarvi in modo indegno per uno Stato democratico è indirettamente proporzionale alla vostra capacità di tenere l’ordine pubblico nelle piazze». Dunque, il carcere per l’intellettuale di Allah che sobillava violenti e teppisti di tutta Italia sarebbe una sorta di ritorsione di Meloni e soci, non il perfetto funzionamento della catena polizia-magistratura. La parte più divertente, si fa per dire, è la seguente: «Ma poi di cosa lo accusate? Di una piazza che alla fine non si è neanche concretizzata?

E da quando chiamare una piazza è reato? Quindi libertà per Youssef Siher, libertà per tutti i manifestanti». Un metro giuridico secondo cui tentare, senza riuscirci, di ammazzare qualcuno, non dovrebbe essere considerato reato. Anche perché, lo ricordiamo, negli appelli diffusi dal 30enne le parole d’ordine erano tutt’altro che concilianti. «Non ci hanno fermato con le leggi. Non ci fermeranno coi blindati», si chiudeva così il comunicato numero 2. Per non parlare del manuale del perfetto guerrigliero di piazza, con consigli su come travisarsi e accecare le telecamere della Digos.

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Il consigliere milanese, però, è in buona-cattiva compagnia. A Thiene, provincia di Vicenza, un consigliere comunale di Alleanza Verdi Sinistra, Alaeddine Kaabouri, ha pubblicato sui social un post che non lascia spazio ad alcun dubbio: «Siamo tutti Youssef Siher. Solidarietà a Youssef». Se non siamo all’apologia di eversione poco ci manca. Kaabouri, tra l’altro, è pure recidivo. Lo scorso dicembre il sindaco gli aveva tolto le deleghe alle politiche giovanili e, pensate un po’, all’integrazione, dopo che aveva espresso il suo sostegno a Mohammad Hannoun, un altro califfo dei pro-Pal, arrestato nel filone d’inchiesta su presunti finanziamenti ad Hamas attraverso i fondi raccolti da controverse associazioni benefiche. «La risposta a una generazione che chiede futuro non può essere 500 militari in piazza!», ha sentenziato il consigliere rossoverde di origini tunisine commentando il fermo dell’ideologo del Movimento. È uno abituato a chiedere libertà per tutti, Kaabouri: persino per Baby Gang, il trapper pluripregiudicato.

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LA SINISTRA MARANZA

Poteva mancare Francesca Albanese? Certo che no. La rivista Nazione Futura ha riportato che la relatrice Onu, in un post su X poi cancellato, esprimeva «solidarietà» a Siher, «che ha la sfortuna di trovarsi in un Paese con troppi razzisti e abbruttiti, gli stessi che insultano le piazze piene di malcontento». E ancora: «A quelle piazze dico: il patriarcato vacilla, perciò impreca e picchia». Chissà quanti altri ne spunteranno di fan di Youssef... Una cosa è certa: c’è una sinistra che tifa apertamente per lui. Dunque contro le forze dell’ordine. Dunque contro lo Stato. E c’è anche una sinistra “maranza”: dalla deputata Pd Ouidad Bakkali al consigliere comunale (sempre dem) Simohamed Kaabour che si è fatto immortalare con tanto di cartello “Je suis maranza”.