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PAROLA ALL’ESPERTO

"Difenderci dall’influenza?
Iniziamo dalla vaccinazione”

Si prevede che quest’anno i virus dell’imminente stagione influenzale costringeranno a letto almeno 5 milioni di persone. Il professor Fabrizio Pregliasco ci dà alcuni consigli su cosa fare in caso di contagio

15 Ottobre 2018

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Professor Fabrizio Pregliasco

Professor Fabrizio Pregliasco

Anche quest’anno siamo giunti alle soglie della stagione influenzale, un momento dell’anno da non sottovalutare perché importante per la prevenzione. Il professor Fabrizio Pregliasco, virologo e ricercatore del dipartimento di scienze biomediche per la salute dell’Università degli studi di Milano e direttore sanitario dell’istituto Galeazzi di Milano, ci parla delle previsioni relative al 2018/2019, di come distinguere l’influenza vera e propria dai cosiddetti ‘mali di stagione’ e dell’importanza del vaccino. Ci aiuta inoltre a sfatare alcuni ‘Falsi miti’ sull’influenza.

Che tipo di influenza dobbiamo aspettarci quest’anno? Ci saranno nuovi ceppi?

La stagione influenzale che ci aspettiamo ad oggi dovrebbe essere di intensità media ma con non meno di 5 milioni di casi.Nell’emisfero australe in Australia e Nuova Zelanda la stagione influenzale sta scorrendo con bassi livelli di diffusione e una prevalenza del virus AH1N1 anche se in quest’ultima parte di stagione rimane l’incognita del contributo del virus B che potrebbe innalzare l’epidemiologia complessiva di quest’anno. Con l’influenza, però, non bisogna mai abbassare la guardia e non dobbiamo dimenticare che in Australia il periodo a rischio non è ancora finito. Le cose possono cambiare, anche radicalmente, e quanto successo lo scorso anno ce l’ha ricordato chiaramente: ci aspettavano una stagione nella norma e, invece, quella 2017/2018 è stata una delle stagioni più pesanti degli ultimi anni, con il numero record di 8,5 milioni di casi solo in Italia. Una lezione che non dobbiamo dimenticare. Molto dipenderà anche dal meteo: se questo inverno dovesse essere più lungo e freddo sicuramente si avranno molti più pazienti influenzati. 

Quali sono i sintomi che ci fanno capire se si tratta di vera influenza o, invece, di sindromi parainfluenzali?

Sotto il termine ‘influenza’ si raggruppano diverse forme infettive dovute a molti virus, che solitamente circolano da dicembre a marzo. Tecnicamente si può parlare di influenza solo se, mediante un tampone faringeo, si isola il virus in laboratorio, ma questo lo si fa molto raramente e solo a fini epidemiologici. A fini pratici, salvo qualche variazione per i bimbi più piccoli e gli anziani dove la febbre non sempre è elevata, si può parlare di influenza solo se ci sono tre condizioni presenti contemporaneamente:febbre elevata, ovvero maggiore di 38°, e a insorgenza brusca; sintomi sistemici come dolori muscolari e/o articolari; sintomi respiratori come tosse, naso che cola, congestione e mal di gola. Se non ci sono queste tre condizioni si parla di infezioni respiratorie acute o sindromi parainfluenzali, come ad esempio il raffreddore, dove i sintomi principali sono il naso otturato e gli starnuti frequenti.

Quali sono le categorie di persone che devono prestare particolare attenzione a non ammalarsi?

I bambini molto piccoli, i grandi anziani, gli immunodepressi e coloro che sono affetti da patologie croniche sono le persone che possono sviluppare più frequentemente delle complicanze, anche gravi. Per queste persone si deve porre una particolare attenzione da parte del medico per un controllo clinico più stretto. In particolare, i cosiddetti pazienti ad alto rischio di sviluppare delle complicanze, possono giovare di interventi più mirati (farmaci antivirali) nel momento di una diagnosi di influenza.

Quando è necessario ricorrere al vaccino?

Il vaccino è una fondamentale opportunità e, in alcuni casi, un salvavita per i soggetti a rischio: ovvero tutti i malati con patologie respiratorie e cardiache di qualsiasi età. Ma è anche, per tutti, un’opportunità di riduzione dell’assenteismo scuola/lavoro e del rischio di contagiare soggetti fragili della propria famiglia. Ovviamente, il vaccino non protegge da tutte le forme non dovute a virus influenzali: questo significa che la possibilità di prendere l’influenza non è eliminata ma, in caso di malattia, i sintomi sarebbero attenuati. Quindi vaccino può essere considerato come un’assicurazione contro le complicanze dell’influenza ma, non avendo efficacia contro i virus parainfluenzali, il ricorso ai farmaci di automedicazione resta complementare e di fondamentale importanza per meglio gestire anche i sintomi associati a queste diverse infezioni. In conclusione, è bene prevenire l’influenza e agire in anticipo, iniziando a pensare da subito alla vaccinazione che partirà come ogni anno da ottobre.

Come bisogna comportarsi in caso di contagio?

In caso di contagio, il consiglio migliore è quello di riposare e di utilizzare, dove necessario, di farmaci di automedicazione, che sono il pilastro principale nel trattamento delle sindromi influenzali e parainfluenzali. È fondamentale che l’automedicazione sia responsabile, ovvero l’uso dei farmaci senza obbligo di ricetta deve servire a stare meglio e cioè ad attenuare i sintomi senza azzerarli, seguendo, quindi, l’andamento della malattia e consultando il medico, se le cose non migliorano o peggiorano, dopo 4 – 5 giorni. Tra i farmaci di automedicazione più utilizzati sono disponibili ad esempio: antistaminici, contro gocciolamento nasale, starnuti, congiuntivite; vasocostrittori (contenuti negli spray nasali) contro il naso chiuso; collutori o pastiglie anti congestionanti o antisettici contro il mal di gola; sedativi, fluidificanti e mucolitici contro la tosse; antinfiammatori (antidolorifici e antipiretici) contro dolori e febbre. Molto utili sono anche quei farmaci che combinano più principi attivi

Si sentono diversi 'falsi miti' sul contagio e su come si può prevenire l’influenza, ne abbiamo raccolti alcuni. Secondo la sua esperienza, quali delle seguenti affermazioni sono vere e quali false?

1. L’influenza può farci ammalare ogni inverno anche se non siamo anziani FALSO

L’ influenza non è detto che ci costringa a letto ogni anno, grazie alla risposta del nostro sistema immunitario, ma uno dei 262 virus che determinano forme simil-influenzali possono farci ammalare a qualunque età e non solo in inverno.

2. Bere una spremuta al giorno aiuta a combattere raffreddore e influenza VERO

È vero che l’assunzione di giuste dosi di vitamina C contribuisce a rafforzare il sistema immunitario. Quindi via libera agli alimenti che la contengono. Fare solo attenzione alle quantità: assumerne in eccesso, potrebbe dar luogo a disturbi gastrointestinali.

3. Dopo 3 giorni il malato non è più contagioso VERO

Tendenzialmente è così salvo che per i bambini che restano contagiosi più a lungo. Più in generale un virus non sopravvive in eterno, ma non esiste tuttavia un tempo preciso in cui si smette di essere contagiosi. Piuttosto che contare i giorni, per prevenire il contagio è meglio seguire delle semplici regole come lavarsi frequentemente le mani e fare attenzione al contatto con starnuti e fazzoletti altrui.

4. Dormire aiuta a difendersi dai virus VERO

Dormire incrementa la risposta immunitaria per cui sonno e riposo sono estremamente importanti per aiutare il corpo a combattere un virus. Questo vale ancora di più per i bambini: lasciamoli dormire anche più del solito.

5.  La prima cosa da fare in caso di raffreddore e influenza è prendere l’antibiotico FALSO

Nella classica influenza gli antibiotici sono inutili e non vanno assolutamente impiegati, anzi il loro uso può rivelarsi addirittura dannoso per la possibilità di determinare un’alterazione della flora batterica delle prime vie respiratorie, con conseguente eventualità di favorire una superinfezione da parte di un microrganismo resistente. Gli antibiotici trovano, invece, indicazione nelle complicanze batteriche broncopolmonari e devono essere utilizzati solo dopo aver effettuato una visita medica, quando i sintomi dell’influenza non passano con i farmaci di automedicazione oppure se, dopo un’apparente guarigione, si manifesta un ritorno di febbre e tosse produttiva.Gli antibiotici infatti combattono soltanto le infezioni batteriche e l’influenza stagionale e il raffreddore non sono causati da batteri, ma da virus. Tuttavia, in alcuni casi e per particolari soggetti, dopo aver consultato il medico, può essere necessario, dietro sua prescrizione, assumere una terapia antibiotica per contrastare alcune infezioni batteriche che possono sopraggiungere a causa dell’influenza.

6. Bere latte è importante per curare l’influenza FALSO

Il latte non ha una valenza specifica nel combattere i virus influenzali anche se preso caldo con il miele può dare sollievo alle vie respiratorie infiammate

7. L’attività fisica aiuta a rafforzare le difese immunitarie nel combattere il virus dell’influenza VERO

Tuttavia, mai esagerare! C'è infatti il rischio di eccedere con lo sforzo e quindi costringere il corpo ad un super lavoro che lo rende più debole in caso di attacco dei virus

8. Il brodo caldo deve essere di carne, se vegetale non ha nessuna efficacia nel farci sentire meglio VERO

Alcune ricerche hanno evidenziato l’opportunità di assumere proteine per facilitare la ricostruzione delle cellule danneggiate dall’infezione. Il brodo di carne è in genere il modo migliore per nutrirsi in un momento in cui, a causa dell’infezione, si è inappetenti

9. In caso di febbre l’antipiretico va preso subito, a prescindere dal livello di temperatura corporea FALSO

La febbre è la risposta dell'organismo all'infezione e quindi non va azzerata ma bisogna seguire l'evoluzione della malattia assumendo farmaci di automedicazione per controllare e alleviare i sintomi. Per questo l'antipiretico andrebbe preso per abbassare la febbre quando è alta e superiore ai 38°.

10. Il vaccino evita l’influenza e ci salva anche dal raffreddore per tutto l’inverno FALSO

Il vaccino protegge dai virus influenzali prevalenti in un anno specifico, ma non copre l’organismo da tutti i virus parainfluenzali, per esempio responsabili del raffreddore. In generale, si può dire però che chi si è vaccinato ha una bassa probabilità di ammalarsi o, se si ammala, i sintomi saranno più lievi. Per le categorie a rischio il vaccino rimane una delle armi di prevenzione più importanti.

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