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ISTITUTO STOMATOLOGICO TOSCANO

Apnee notturne: l’odontoiatra
interviene in modo importante

Le Osas di possono curare nello studio del dentista, anche grazie a nuovi dispositivi intra orali simili a dei byte, i Mandibola advanced device (Mad), che consentono di trattare la patologia con ottimi risultati anche nei casi severi

3 Febbraio 2019

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Marzia Segù

Marzia Segù

Aumentano i casi di apnee ostruttive notturne (Osas, dall’inglese obstructives leep apnoea syndrome), per fronteggiarli serve l’impegno congiunto di diversi specialisti: medici di base, pneumologi, otorini, neurologi e persino dentisti. Ebbene sì, l’odontoiatra contribuisce a curare e a prevenire le Osas, perché la bocca è davvero uno specchio della nostra salute. Su richiesta del ministero della Salute sono state infatti redatte delle linee guida: “l’odontoiatra interviene sulle apnee notturne lungo due direttrici - spiega la dottoressa Marzia Segù, coordinatore didattico di sezione del corso di laurea di igiene dentale all’Università di Pavia - Anzitutto, dall’anamnesi del singolo ha una funzione di screening: può capire se il paziente russa, se ha sonnolenza diurna, se smette di respirare durante la notte. Ciò consente di intercettare i pazienti non ancora diagnosticati. Il secondo compito è di tipo terapeutico: negli ultimi anni sono stati messi a punto dei dispositivi intra-orali, i Mandibola advanced device (Mad), che ci consentono di andare a trattare e tentare di risolvere questa patologia dopo l’esame polisonnografico prescritto dallo specialista”.

I Mad si candidano a diventare delle valide alternative alle attuali possibili soluzioni, le Cipap, delle maschere attaccate a un compressore che prende l’aria dall’ambiente e la inala forzosamente per le vie respiratorie. I Mad sono invece simili a un byte e combinano quindi facilità di trasporto ed efficacia. Il numero di apnee nel periodo di esame individuato permette di differenziare le tipologie di pazienti in base alla gravità della loro condizione: fino a 5 può essere di comune casualità. Dalle 5 alle 15 apnee è un caso lieve, che diventa moderato se passa dalle 15 alle 30. Fino a 30 il dispositivo intra-orale dà ottimi risultati: elimina la sonnolenza diurna e i malumori, aumenta la produttività, oltre a generare benefici sul piano medico. Può essere utile anche nei casi severi, riducendo comunque il numero di apnee. “Il ruolo dell’odontoiatra si rivela determinante soprattutto per i casi moderati - aggiunge Segù - Nei casi più severi, i soggetti sono già consapevoli della loro condizione. Laddove però persiste il sommerso e la trascuratezza, o nei casi in cui si cercano dispositivi meno invasivi, l’odontoiatra può risultare una delle figure di riferimento”.

L'apnea ostruttiva del sonno era considerata una malattia rara in passato – colpiva infatti 4 per cento degli uomini e 2 per cento delle donne - ma la sua incidenza è sensibilmente aumentata nell’ultimo decennio. Recenti studi epidemiologici mostrano una prevalenza sorprendentemente elevata. L’Osas moderata o grave è stata riscontrata in circa il 50 per cento degli uomini e il 25 per cento delle donne nella popolazione di mezza età. Ciò è dovuto sia alla nuova modalità più sofisticata di fare diagnosi, sia perché è cresciuto il problema dell’obesità che ha modificato il bacino di utenti. Si è anche ampliato il panorama dei soggetti. Il paziente tipo non è più solo l’uomo di mezza età sovrappeso. Le donne sono più coinvolte, sebbene manifestino i sintomi in maniera diversa: non sono sonnolenti durante il giorno, ma soffrono di insonnia e sembra qualcosa di diverso. L’Osas è caratterizzata sul piano clinico da sonnolenza diurna e/o alterazioni delle performance diurne e russamento notturno. Sul piano fisiopatologico l'Osas è caratterizzata dalla comparsa durante il sonno di episodi ripetuti di ostruzione parziale (ipopnea) o completa (apnea) delle prime vie aeree associati a fasiche cadute dell'ossiemia e conseguenti desaturazioni di ossigeno dell'emoglobina arteriosa. “Nella sezione dell'anamnesi è importante un approccio multidisciplinare e collaborativo con l'otorino, che permette una valutazione delle sub-stenosi delle prime vie aeree, eseguendo una rinofibroscopia con valutazione degli spazi respiratori, effettuando così una stretta collaborazione tra otorino e dentista per il prosieguo terapeutico combinato”, aggiunge il professor Dario Granata otorinolaringoiatra dell’Università degli studi 'La Sapienza' di Roma.

Molteplici e gravi le possibili conseguenze: durante l’apnea il livello di ossigeno nel sangue scende e si attivano dei meccanismi infiammatori che alterano anche il metabolismo glucidico, col rischio di sviluppare diabete o malattie cardiovascolari importanti. Tra i pazienti diabetici, le Osas arrivano al 50-60 per cento. Proprio il diabete è stato scelto come tema del VI° congresso dell’Istituto stomatologico toscano, che si è concluso nei giorni passati a Viareggio. Salute orale e salute globale sono un binomio inscindibile; in particolare, la prima ha una stretta correlazione con il diabete. Il paziente diabetico è un soggetto che più facilmente degli altri sviluppa malattia parodontale, spesso con quadri molto aggressivi. La presenza di una malattia diabetica presenta poi implicazioni che investono tutte le terapie odontoiatriche e in modo particolare le infezioni del cavo orale. “Da sempre il paziente diabetico ha rappresentato un problema per i dentisti per il rapporto bidirezionale che esiste con le infezioni del cavo orale - afferma il professor Ugo Covani, direttore dell’Istituto stomatologico toscano - Da una parte, il diabete favorisce le infezioni, visto che la maggior parte delle patologie odontoiatriche sono infettive; dall’altra, le patologie infettive del cavo orale nel paziente diabetico creano scompenso al metabolismo, ossia rendono più difficile l’equilibrio della glicemia. Per questo è necessario definire e razionalizzare l’approccio da parte di tutti gli operatori dello studio odontoiatrico”. (MATILDE SCUDERI)

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