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GREENLIGHTLASER™XPS

Ipertrofia prostatica benigna
Le nuove terapie mininvasive

Il laser verde Greenlight consente interventi salva-prostata senza ricorrere alla chirurgia tradizionale. L'ipertrofia prostatica benigna nel 2017 è stata diagnosticata a quasi 7 milioni di uomini italiani

24 Febbraio 2019

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Ipertrofia prostatica benigna Le nuove terapie mininvasive

Le stime più recenti, elaborate su dati Istat, indicano che in Italia, nel 2017, quasi 7 milioni di pazienti di varie età (1.142.774 uomini sotto i 50 anni; 1.469.155 in età compresa fra 51 e 60 anni; 4.317.541 over 60) hanno avuto una diagnosi di ipertrofia prostatica benigna (o adenoma della prostata), una patologia non tumorale che comporta l’ingrossamento anomalo della prostata  (fino a 2-3 volte le dimensioni ritenute normali), con una serie di disturbi correlati. Molti di questi pazienti sono stati sottoposti a interventi di 'disostruzione urinaria', o adenomectomia, mediante chirurgia tradizionale. Una buona parte, probabilmente, avrebbe potuto evitare soluzioni drastiche ricorrendo, per esempio, alle nuove terapie che utilizzano i raggi laser per incidere, vaporizzare  e coagulare i tessuti. Insomma, l'ipertrofia prostatica benigna è il disturbo urologico più diffuso: per capire l’esatta dimensione del problema vediamo, prima di tutto, che cosa sia l’ipertrofia prostatica benigna, una patologia che i numeri indicano come il disturbo urologico maschile più diffuso, e quali siano i sintomi più evidenti.

L’ipertrofia prostatica benigna che, come abbiamo visto, colpisce l’80 per cento degli italiani over 50, determina l’aumento volumetrico della prostata, cioè la piccola ghiandola attraverso cui passa l’uretra, il condotto che dalla vescica porta l’urina verso l’esterno. Quando la prostata si ingrossa va a comprimere proprio l’uretra, ostacolando la fuoriuscita dell’urina. Il getto urinario si indebolisce progressivamente e le minzioni diventano sempre più frequenti. Inoltre, può succedere che la vescica non si svuoti mai completamente e il ristagno di urine può causare infezioni anche gravi con febbre alta. Oggi sappiamo che l’ipertrofia prostatica è una patologia progressiva; i suoi sintomi peggiorano negli anni e, se non adeguatamente trattata, essa può provocare un danno permanente alla vescica che può, in casi estremi, arrivare anche alla perdita della sua capacità di contrarsi e quindi di svuotarsi. La ritenzione cronica di urine, la ritenzione acuta (l’improvvisa impossibilità di urinare che può essere risolta solo posizionando il catetere) e un aumento di spessore della parete vescicale sono tutti indicatori di sofferenza della vescica e possono suggerire la necessità di un intervento chirurgico.

I sintomi. I sintomi caratteristici della prostata possono essere di tipo ostruttivo, cioè correlati a una difficoltà a svuotare la vescica, oppure del riempimento, che significa difficoltà a trattenere le urine (andare spesso in bagno, accusare uno stimolo urgente). I sintomi non sono necessariamente correlati con le dimensioni della ghiandola prostatica ma, soprattutto, non sono correlati con la gravità dell’ostruzione. Per questo, ogni uomo dai cinquant’anni circa dovrebbe fare controlli regolari alla prostata, utili sia per la diagnosi precoce del carcinoma, sia per la prevenzione delle complicanze dell’ipertrofia prostatica. Analizzando complessivamente la patologia va comunque ricordato che ipertrofia prostatica benigna e carcinoma prostatico non sono correlati,ma le due condizioni possono coesistere; a volte, il carcinoma viene diagnosticato incidentalmente, proprio nel corso di indagini per la più comune e diffusa ipertrofia prostatica benigna.

Gli strumenti diagnostici. La valutazione dell’ostruzione legata all’ipertrofia prostatica benigna si basa su tre capisaldi: un’attenta valutazione dei sintomi, la uroflussometria che permette di valutare la riduzione del flusso di urine e l’ecografia che permette di valutare il residuo dopo la minzione, il volume della prostata e lo spessore della vescica.

Le terapie. Come per molte patologie le prime terapie sono, in genere, farmacologiche. Queste possono prevedere farmaci alfa-bloccanti, che aiutano a rilassare la muscolatura della prostata e del collo vescicale, oppure inibitori della 5-reduttasi, a volte in abbinamento agli alfa bloccanti che - in genere - determinano una certa riduzione del volume in pazienti che presentino ghiandole particolarmente ipertrofiche. In crescita anche molti trattamenti fitoterapici. Quando però i trattamenti farmacologici non sono efficaci, si rende necessario l’intervento chirurgico tradizionale (TURP) oppure, sempre di più, l’intervento con il laser, fra cui il laser verde Greenlight che si distingue per la sua possibilità di impiego senza la sospensione degli anticoagulanti e con una buona adattabilità della procedura alle caratteristiche sia della prostata che del paziente.

Il crescente utilizzo dei laser in medicina e chirurgia. I trattamenti che utilizzano i raggi laser sono adottati in misura crescente dalla medicina e dalla chirurgia per le loro caratteristiche di precisione, sicurezza, efficacia, minima invasività. Il raggio di luce sprigiona energia e calore secondo una specifica lunghezza d’onda ed è proprio in virtù della lunghezza d’onda che è possibile agire sui tessuti con efficacia e delicatezza, arrivando a trattare anche aree piccolissime con estrema precisione e notevole potere coagulante, ma senza coinvolgere i tessuti circostanti. In chirurgia, per esempio, funzionano come veri e propri 'bisturi immateriali' in grado di recidere, vaporizzare e coagulare tessuti duri e molli in modo estremamente preciso.

GreenLightLaser™XPS: il raggio verde impiegato in urologia. Il  laser a luce verde si caratterizza, prima di tutto, per un maggiore potere emostatico, tanto è vero  che non è prevista la sospensione di farmaci anticoagulanti per l’esecuzione dell’intervento. Con il raggio Greenlight si possono eseguire:

. Interventi di vaporizzazione, nei quali il tessuto prostatico viene trasformato in vapore. Questo approccio chirurgico favorisce una degenza postoperatoria veloce, con una rapida rimozione del catetere e una altrettanto rapida ripresa delle attività quotidiane. I risultati migliori si ottengono su prostate di piccole e medie dimensioni, ma la vaporizzazione prostatica è ugualmente soddisfacente sulle prostate più voluminose,  quando il paziente è anziano e si vuole minimizzare lo stress dell’intervento

. Interventi di enucleazione: in questo caso l’adenoma, cioè la porzione centrale ipertrofica e ostruente della prostata, viene scollata con il laser, fatta cadere in vescica e quindi aspirata con uno strumento specifico che si chiama 'morcellatore'. Questo approccio non ha limiti per quanto concerne il volume, quindi anche le prostate di grandi dimensioni possono essere trattate con successo. Inoltre, i rischi di recidiva dell’ostruzione sono ridotti al minimo anche negli anni a seguire.

Tecnologia innovativa certificata da organizzazioni internazionali. Introdotta in Italia nel 2003, questa tecnologia - suffragata da numerosi studi clinici prospettici randomizzati - ha  registrato crescente affermazione negli Stati Uniti,  in Europa, in Asia e si pone come efficace alternativa all’intervento di resezione della prostata con chirurgia tradizionale (Turp).  E non è un caso che proprio questa soluzione terapeutica sia stata inserita nelle linee-guida dell’Associazione Europea di Urologia e che due prestigiose organizzazioni europee come l’inglese National Institute for Clinical Excellence (Nice), che valuta l’efficacia degli interventi medici) e la tedesca Gemeinsame Bundesausschuss (G-BA), che determina i livelli dei rimborsi in ambito sanitario) abbiano certificato la superiorità degli interventi con il laser verde GreenLight rispetto alla chirurgia tradizionale.

I vantaggi per il paziente. I vantaggi cui si è fatto riferimento riguardano in particolare la sicurezza, la bassa invasività, il  recupero in tempi rapidi. Ma è opportuno ricordare anche altri fattori positivi per testimoniare come, in urologia, le terapie con i raggi laser rappresentino,oggi, 'la nuova frontiera':

. I tempi ridotti dell’intervento consentono di somministrare basse dosi di anestesia, contenendo possibili rischi anestesiologici

. L’assenza di sanguinamento post-operatorio

. La possibilità di intervenire anche su portatori di dispositivi quali i pacemaker, in quanto non viene impiegata energia elettrica

. La possibilità di trattare con sicurezza anche pazienti molto anziani, sottoposti a cateterismo permanente

. La possibilità di effettuare interventi di enucleo-vaporizzazione endoscopica anche su prostate di volume elevato.

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