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CECITÀ

Tutela della vista: costituito
l'Intergruppo parlamentare

Nato per promuovere nuove scelte di politica sanitaria e favorire il ricorso a modelli gestionali più efficaci ed efficienti. Al centro dell’attenzione le patologie della retina e del nervo ottico: retinopatia diabetica, glaucoma e maculopatia

12 Giugno 2019

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Tutela della vista: costituitol'Intergruppo parlamentare

La prevenzione è la miglior cura per l’apparato visivo, ma la salvaguardia della vista non è attuata in maniera appropriata. In Italia ci sono sempre meno ciechi che nascono tali, ma sempre di più lo diventano nel corso della vita. Sono ben più di 3 milioni gli italiani colpiti da malattie della vista che interessano la retina e il nervo ottico: retinopatia diabetica, glaucoma e maculopatia che, nel loro insieme, anche a causa della loro tendenza ad un’ulteriore diffusione per l’invecchiamento della popolazione, lasciano intravedere in un futuro non lontano minacciosi scenari per quanto riguarda la qualità della vita degli italiani e la sostenibilità della spesa sanitaria. Questa la ragione per cui si è sentita l’esigenza di dar vita alla costituzione dell’ Intergruppo parlamentare per la tutela della vista. L’iniziativa è stata presa da un gruppo di Senatori e Deputati appartenenti a diversi schieramenti politici, anche a seguito di una serie di iniziative di sensibilizzazione promosse dall’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità-IAPB Italia onlus, che ha effettuato uno screening delle patologie ottico-retiniche presso i due rami del Parlamento.

“Occorre agire con determinazione intervenendo anche sul piano legislativo – ha dichiarato l’onorevole Paolo Russo, presidente dell’Intergruppo parlamentare ed egli stesso oculista – La risposta può venire solo dal fatto di promuovere l’adozione di scelte di politica sanitaria che rendano possibili nuovi modelli gestionali, sistematici e strutturali, che consentano di affrontare questo specifico ambito sanitario secondo le indicazioni e i suggerimenti della comunità scientifica internazionale. Considerando che nel nostro Paese abbiamo potenzialità e competenze scientifico-tecnologiche non comuni, che vanno comunque messe a sistema in modo sinergico – ha proseguito – non intervenire sarebbe una grave colpa”. In questo quadro, l’elemento di maggior preoccupazione è il fatto che queste tre patologie non sono ancora contrastate in modo efficace: la mancata esecuzione di screening periodici, il limitato accesso a percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali e il problema delle liste d’attesa producono ritardi diagnostici e trattamenti tardivi che conseguentemente possono risultare inadeguati.

Gli ambiti nei quali l’Intergruppo opererà sono essenzialmente quattro: promozione di politiche sanitarie che pongano la tutela della vista e la prevenzione delle patologie oculari al centro dell’agenda sanitaria del Paese; varo di iniziative di carattere legislativo e politico in grado di sollecitare Governo e Regioni verso l’adozione di provvedimenti che possano garantire a tutti i cittadini e su tutto il territorio una miglior prevenzione e una miglior cura delle patologie oculari, nonché l’accesso ai servizi di riabilitazione visiva; creazione di favorevoli condizioni per una più ampia adozione delle attività di screening atte a conseguire un miglioramento dei livelli di assistenza e una riduzione dei costi per il Servizio sanitario nazionale; dare impulso ad iniziative di standardizzazione e centralizzazione dei dati clinici che consentano di ottimizzare conoscenze e sinergie tra le diverse strutture sanitarie del Paese. Organismo consulenziale tecnico dell’Intergruppo Parlamentare sarà la stessa Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-Iapb Italia onlus,che è già fortemente impegnata in numerose iniziative di sensibilizzazione e che, al di là di quanto già fatto presso Camera e Senato, si appresta a varare altri progetti su scala nazionale con il supporto della rivista di politica sanitaria ItalianHealth Policy Brief (Ihpb).

"La prevenzione – ha dichiarato Giuseppe Castronovo, presidente di Iapb Italia onlus – è un dovere di ogni persona: tra l’altro consente di evitare molte malattie oculari e notevoli sofferenze, oltre che un aggravio importante di spesa pubblica. Per questo i cittadini devono recarsi periodicamente dall'oculista e portarci i propri figli. Come diceva Leonardo da Vinci la vista è il signore dei sensi. Per questo non dobbiamo mai trascurarla: solo così potremo avere sempre luce nella vita". L’affermarsi di nuovi e più efficaci paradigmi gestionali per le patologie ottico-retiniche potrebbe produrre salutari contributi alla sostenibilità della spesa sanitaria. A titolo di esempio, basterà ricordare che, secondo uno studio prospettico elaborato nel 2017 dal Ceis (Centre for economic and international studies-Università di Roma Tor Vergata), la retinopatia diabetica, in assenza di un miglioramento del quadro assistenziale, genererà un aumento della spesa sanitaria di 4,2 miliardi di euro nel periodo 2015-2030.

“La ricerca è impegnata su vari fronti e qualche risultato lo ha già dato – ha sottolineato Filippo Cruciani, referente scientifico di Iapb Italia onlus – ma ciò su cui bisogna soprattutto puntare è la prevenzione sia primaria che secondaria. Primaria vuol dire sostanzialmente stile di vita mentre la secondaria consiste nella diagnosi precoce, quando la malattia è ancora allo stato asintomatico; purtroppo l’attitudine alla prevenzione è ancora molto bassa nel nostro Paese”. Proprio in materia di scarsa attenzione alla prevenzione una conferma è venuta anche dallo screening della retina promosso presso il Senato della Repubblica e la Camera dei Deputati dall’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità-Iapb Italia onlus: “Si sono sottoposti agli esami 419 parlamentari, di età compresa tra 40 e 50 – ha commentato Marco Verolino, responsabile oculistica Ospedali Riuniti Area Vesuviana – ASL Napoli 3 Sud, che dell’indagine è stato il coordinatore –  è risultato che il 65 per cento non  esegue una visita oculistica completa di fondo oculare con regolarità una volta l’anno e  che il 35 per cento ha eseguito un esame del fondo oculare solo a seguito di disturbi visivi. Se si considera che, in questo caso, si tratta di un segmento di persone che, per diverse ragioni, dovrebbe essere particolarmente avvertito, possiamo comprendere quanto ancora resti da fare in materia di prevenzione”. (ANNA CAPASSO)

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