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Arriva l'app Arianna eye care
il filo che lega medici e pazienti

Presentata una nuova app che permette a chi soffre della malattia dell’occhio secco di contare sul costante monitoraggio da parte del proprio oculista, fattore importante per la corretta gestione di questa patologia cronica

12 Settembre 2019

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Arriva l'app Arianna eye careil filo che lega medici e pazienti

L’occhio secco può colpire chiunque nel nostro attuale contesto lavorativo e sociale, dove climatizzazione, schermi, luci artificiali stressano per gran parte della giornata i nostri occhi. Elaborare degli strumenti che aiutino a gestire al meglio questa condizione cronica è essenziale per rispondere ai bisogni dei pazienti, ed è per questo che è stata sviluppata una nuova app dedicata a chi soffre di occhio secco: Arianna eye care.

L’app. Quella dell’occhio secco è una patologia che – come tutte le patologie croniche – implica un legame continuativo tra medico e paziente, ed è da questo concetto chiave ha preso le mosse lo sviluppo Arianna Eye Care. Promossa dal Registro italiano dei pazienti con disfunzione lacrimale, con il contributo educazionale e non vincolante di Thea Farma, Arianna è un’app gratuita disponibile per Ios e Android che ha una doppia funzione: rafforzare la connessione tra medico e paziente – aiutando quest’ultimo a non sentirsi abbandonato tra una visita e l’altra – e monitorare il decorso della malattia, consentendo di calibrare le terapie in modo ottimale .“L’obiettivo dell’applicazione è accompagnare il paziente nella gestione della malattia dell’occhio secco in modo più continuativo ed efficace - spiega Maurizio Rolando, presidente del Registro italiano dei pazienti con disfunzione lacrimale e professore di oftalmologia presso IsPre oftalmica di Genova – L’idea è infatti quella di fornire al paziente un apparato per segnalare che il medico è interessato a sapere come sta, una sorta di ‘confidente elettronico’ in contatto con il medico a cui segnalare il proprio stato, oltre che un sistema per registrare l’andamento della malattia nel tempo”. L’interfaccia dell’app è molto intuitiva, quindi di facile utilizzo per tutte le età. “Durante la visita – illustra Rolando – il medico può fornire al paziente un link dal quale scaricare l’app. Questa manderà in tempi stabiliti delle notifiche al paziente, chiedendogli di segnalare in modo molto semplice come sta. Basterà infatti solo schiacciare un pulsante costituito da un simbolo tipo smile, scegliendo tra le alternative disponibili quella che più rappresenta le sue condizioni al momento, sia per quanto riguarda la frequenza, che l’entità del disturbo. Potrà inoltre segnalare se i suoi sintomi sono cambiati in meglio o in peggio rispetto al periodo precedente e se sta utilizzando costantemente la terapia prescritta o se ha cambiato farmaco e/o posologia. Oggi infatti gli agenti utilizzati nella terapia sono moltissimi, ma non tutti uguali, con una grande confusione sul mercato che talvolta può portare il paziente a cambiare trattamento su consigli di amici, della pubblicità o di altri operatori sanitari magari meno qualificati nello specifico”. Un errore in cui facilmente il paziente incorre, ma che va tuttavia evitato il più possibile, anche perché le terapie più recenti hanno un meccanismo d’azione che richiede tempo e continuità prima di risultare efficace non solo a livello sintomatico.

L’occhio secco. Patologia infiammatoria cronica per lungo tempo sottovalutata, l’occhio secco ha solo recentemente conquistato uno ‘status’ all’interno delle malattie che colpiscono l’occhio e, conseguentemente, ha ricevuto la necessaria attenzione. Si tratta di un’alterazione del film lacrimale che protegge l’occhio dall’ambiente esterno, e a lungo andare provoca un peggioramento della qualità della visione ma anche della qualità della vita. Colpisce entrambi i sessi ma in particolar modo le donne in menopausa e secondo le stime della Tear film & ocular surface society (Tfos) arriva a colpire una persona su tre. Molteplici possono essere le cause scatenanti: sbalzi ormonali – il testosterone ha un ruolo fondamentale nell’equilibrio del film lacrimale, non a caso nelle donne in menopausa i livelli calano drasticamente –; terapie farmacologiche, interventi chirurgici come la cataratta… a una tale varietà corrispondono sintomi altrettanto vari: “I sintomi che caratterizzano questo disturbo sono diversi e vari – spiega Pasquale Aragona, professore ordinario di oftalmologia presso l’università di Messina – per esempio bruciore e dolore agli occhi, secchezza, arrossamento, lacrimazione eccessiva, sensazione di corpo estraneo, visione offuscata, fotofobia, riduzione della capacità di lettura e di guida. Ciascuno di questi fattori può di per sé già limitare notevolmente la vita quotidiana di chi ne soffre: se si considera il fatto che spesso si verificano contemporaneamente, è facile capire come la situazione possa generare nei pazienti anche ansia e depressione, come emerso in alcuni studi internazionali sul tema”.

La consapevolezza dei pazienti. “Come per tutte le patologie croniche, anche nel caso dell’occhio secco si possono verificare difficoltà di aderenza alla terapia - afferma Pierangela Rubino, dirigente medico specialista in oculistica presso l’Azienda ospedaliera universitaria di Parma - Per esempio, il fatto di non considerarla una ‘malattia’ sminuisce la necessità di un approccio a lungo termine. Spesso il paziente sta meglio e interrompe la cura, poi peggiora e pensa che, riprendendola, in breve tempo possa migliorare; ma i fattori che hanno modificato il sistema della superficie oculare e innescato il circolo vizioso impiegano del tempo affinché si riducano i danni, se questi nel frattempo non sono già diventati irreversibili. Ecco perché è importante prendere coscienza della cronicità della patologia, ma anche delle fluttuazioni che la caratterizzano. Esistono infatti vari fattori di rischio, ai quali siamo più o meno esposti, che possono riacutizzare o peggiorare la sintomatologia da occhio secco. Per esempio l’aria condizionata, l’esposizione al sole, l’utilizzo di lenti a contatto, l’esposizione continuativa a tv, cellulare e pc… sono tutti elementi di rischio di riacutizzazione della patologia precedentemente diagnosticata. Per questo motivo è importante un follow up continuativo”. Data la mutevolezza della malattia nel tempo, anche la terapia dovrà essere dinamica e personalizzata: caratteristiche che dovranno essere ben spiegate dall’oculista, precisa Rubino: “è necessaria un'empatia medico-paziente, con una spiegazione adeguata della patologia e della causa di occhio secco, che varia da caso a caso. Fondamentali quindi la comprensione adeguata del trattamento a seconda dei segni, dei sintomi e di eventuali patologie alla base dell'occhio secco, la presenza di controlli periodici per verificare se le cure stiano funzionando o se debbano essere modificate, l’elargizione di consigli pratici su cosa fare per evitare il peggioramento dei sintomi”.

Le terapie. In questo contesto è quindi necessario che il paziente sia consapevole del fatto che la terapia debba essere modulata in funzione del quadro clinico manifestatosi nel tempo, con presidi ad azione multipla, efficaci nel lungo termine e in grado di modificare la storia naturale della patologia aggredendo il fattore fisiopatologico preponderante in quel momento. In particolare, interviene  Aragona “tra le soluzioni terapeutiche più efficaci oggi disponibili, rientrano i sostituti lacrimali ad azione multipla e, tra questi, quelli a base di Trealosio e acido ialuronico, che offrono ottimi risultati a lungo termine nella gestione della patologia, in associazione a terapie con cortisone, nel caso in cui i sintomi si aggravino”. (MATILDE SCUDERI)

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