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Manifesto dell'Unione Italiana Food per l'accesso dei pazienti agli alimenti a fini medici speciali

Il Manifesto ‘Nutrizione Medica: più forza alla cura' chiede con urgenza di garantire a tutti i pazienti, in particolare a quelli oncologici, il diritto alla nutrizione medica, superando le diseguaglianze territoriali

Maria Rita Montebelli
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Nutrizione Medica - Unione Italiana Food, Associazione Confindustria che riunisce le aziende che si occupano di nutrizione medica in Italia, ha presentato il suo Manifesto ‘Nutrizione Medica: più forza alla cura'. Questo documento intende porre alle Istituzioni del Servizio Sanitario Nazionale una questione irrisolta da anni che riguarda l'accesso agli Alimenti a Fini Medici Speciali (AFMS), a carico del paziente o parzialmente rimborsati solo in alcune Regioni. Si tratta di una situazione di diseguaglianza territoriale non più accettabile. Il Manifesto rappresenta l'impegno formale delle Aziende associate che si occupano di nutrizione medica e che si mettono a disposizione del Sistema Salute per dimostrare l'efficacia terapeutica e la sostenibilità economica degli Alimenti a Fini Medici Speciali, sia per i pazienti, sia per il sistema sanitario. Nutrizione Medica - Unione Italiana Food che da tempo cerca di portare alla luce questo drammatico problema, intende affermare l'utilità clinica dei AFMS, chiarire le differenze sostanziali con gli integratori, e richiedere a Parlamento e Governo di farsi carico, attraverso opportuni atti legislativi, di questo bisogno non soddisfatto di migliaia di pazienti e delle loro famiglie. “Su 180 mila decessi per tumore ogni anno nel nostro Paese, 35 mila avvengono a causa della malnutrizione. È indispensabile dunque garantire un adeguato percorso nutrizionale del paziente oncologico in tutte le regioni e in tutte le strutture sanitarie, anche periferiche – ha dichiarato Pierpaolo Sileri, viceministro della Salute – Al fine di assicurare interventi nutrizionali adeguati, tempestivi, efficaci e sicuri sull'intero territorio nazionale il ministero della Salute dallo scorso marzo ha iniziato un'attività di monitoraggio sull'attuazione delle linee d'indirizzo nazionali approvate in sede di Conferenza Stato-Regioni nel dicembre 2017. Per adesso ci sono arrivati i dati solo di alcune regioni, che stanno mettendo in piedi dei team multisciplinari dedicati. Se ovunque si intervenisse sulla malnutrizione ospedaliera lo Stato potrebbe salvare delle vite umane e risparmiare almeno 2 miliardi di euro l'anno”. Il Manifesto sottolinea inoltre che lo screening per la valutazione dello stato nutrizionale dei malati non viene effettuato in modo sistematico e omogeneo in tutti gli ospedali e che non tutte le terapie nutrizionali sono riconosciute nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza). Esse sono infatti erogate ai pazienti soltanto da alcune Regioni, con evidenti e ingiuste disparità territoriali. “Il momento di riflessione favorito da Nutrizione Medica - Unione Italiana Food ci permette di ricordare alle istituzioni che il 9 per cento dei pazienti è già malnutrito in prima visita oncologica, ovvero ancora prima di iniziare le terapie antitumorali. Il 43 per cento è a rischio di malnutrizione. La malnutrizione è presente nel 39 per cento circa dei pazienti in trattamento attivo (chemio e radio) e che 1 paziente oncologico su 5 muore di cachessia neoplastica prima che per la malattia – sottolinea il professor Maurizio Muscaritoli, presidente SINuC Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo – I pazienti oncologici malnutriti tollerano meno bene le terapie, la cui tossicità aumenta in corso di malnutrizione e, in media, ricorrono maggiormente a ricoveri ospedalieri ripetuti. Dati recentemente presentati alla 12th International Conference on Cachexia, Sarcopenia and Muscle Wasting indicano che una elevata percentuale (> 70 per cento) di pazienti con tumori del tratto gastroenterico o del polmone presentano riduzione dell'appetito sin dal momento della diagnosi e prima di ogni terapia, con una significativa riduzione della assunzione di cibo, che risulta ben al di sotto delle raccomandazioni internazionali. In questo quadro, la supplementazione calorico-proteica con i supplementi nutrizionali orali ha evidenziato, in pazienti con diversi tipi di tumore e trattati in diversi stadi di malattia, un miglioramento non solo del peso corporeo e dell'assunzione globale di proteine e calorie, ma anche dello stato clinico del paziente, della sua qualità di vita e della sua tolleranza all'esecuzione di cicli multipli di chemio e/o radioterapia”. Il rischio di malnutrizione in Europa riguarda circa 33 milioni di persone affette da diverse patologie, generando una spesa sanitaria enorme, stimata in 170 miliardi di euro. Sono particolarmente a rischio i pazienti oncologici che presentano prevalenze di malnutrizione più alte rispetto ad altre patologie. Si stima che il 20 per cento dei pazienti oncologici muoia per le conseguenze della malnutrizione, prima ancora che per la progressione del tumore. Inoltre, esso genera anche un impatto negativo sui costi per il SSN, i pazienti malnutriti rispondono meno alle terapie, in particolare a quelle oncologiche e, in media, ricorrono maggiormente a ricoveri ospedalieri ripetuti e/o con un significativo prolungamento della degenza ospedaliera. "Per il paziente oncologico ricevere un corretto trattamento nutrizionale dovrebbe rappresentare un diritto. Tuttavia, la malnutrizione nel malato oncologico è ancora un problema sottovalutato e poco conosciuto, nonostante la sua frequenza e le importanti ripercussioni che può avere – dichiara Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva – La malnutrizione deve invece essere prevenuta ed eventualmente individuata precocemente e trattata tempestivamente, per questo è necessaria la sua valutazione e misurazione, dalla presa in carico sino al follow up. Le terapie nutrizionali dovrebbero essere inserite nel contesto delle cure simultanee, al pari delle cure palliative e, di conseguenza, la figura del nutrizionista dovrebbe essere sempre prevista negli incontri multidisciplinari. È molto importante coinvolgere anche gli operatori sanitari, prevedendo programmi di formazione specifici così da contribuire a diffondere una cultura su questo tema. La corretta e tempestiva informazione al cittadino sui benefici di una corretta nutrizione fornita da personale competente è inoltre una fondamentale strategia per contribuire a migliorare l'esito di salute". In questo quadro, Nutrizione Medica - Unione Italiana Food è impegnata a promuovere la cultura della nutrizione medica nel mondo clinico e verso la popolazione, e ritiene importante informare i cittadini sul beneficio, in particolare, dei prodotti denominati supplementi nutrizionali orali (ONS) che sono Alimenti a fini medici speciali (AFMS) destinati alla prevenzione o al trattamento della malnutrizione calorico-proteica, indispensabili a correggere le alterazioni dovute a stati patologici. Altrettanto importante è chiarire la differenza tra prodotti utilizzati nella Nutrizione Clinica, destinati a persone affette da patologie, e gli integratori destinati alla popolazione generale. “Il Manifesto che sintetizza la posizione di Unione Italiana Food è il primo passo di un'attività che proseguirà nel 2020 volta a creare consapevolezza in tutti gli attori e gli enti istituzionali coinvolti affinché si trovino soluzioni condivise per risolvere urgentemente le diseguaglianze di accesso dei pazienti oncologici agli AFSM – spiega Marco Alghisi Rappresentante dell'Associazione – Ci batteremo, inoltre, per la reintroduzione della detraibilità fiscale per gli AFMS, già prevista nella Legge di Bilancio 2018, l'adozione dello screening nutrizionale al momento della presa in carico di ogni paziente oncologico e l'introduzione degli Alimenti a Fini Medici Speciali nei LEA, garantendo quindi uniformità di accesso alle terapie nutrizionali su tutto il territorio nazionale”, conclude Marco Alghisi. (EUGENIA SERMONTI)

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