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CHIRURGIA PLASTICA E RICOSTRUTTIVA

Cellule staminali.
Usate in chirurgia
ma in altri campi
sono sperimentali

Intervista con il prof. Nicolò Scuderi, ordinario di Chirurgia Plastica a ‘La Sapienza’ e direttore della scuola di specializzazione in Chirurgia Plastica, Ricostruttiva e Estetica

10 Gennaio 2014

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Cellule staminali.
Usate in chirurgia
ma in altri campi
sono sperimentali

Vi sono settori della medicina e della chirurgia nei quali l’uso delle cellule staminali non è più a livello sperimentale ma è confermato da numerosi studi e ricerche, che consentono di essere sicuri del loro uso e dell’applicazione. “In chirurgia adoperiamo queste terapie per correggere, ad esempio, patologie del sangue (come le leucemie) nei bambini – sottolinea il professor Nicolò Scuderi, ordinario di Chirurgia Plastica all'Università ‘La Sapienza’ di Roma e direttore della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Plastica, Ricostruttiva e Estetica – e in chirurgia ricostruttiva adoperiamo le culture cellulari – soprattutto quelle di derivazione mesenchimale, prese cioè dal tessuto adiposo, per curare cicatrici, le patologie della cute e del sottocute per ricostruire la pelle nei casi dei grandi ustionati”.

Per quale motivo le preferite?
Possiamo utilizzare queste cellule di derivazione ‘adiposa’ con una doppia finalità: da una parte per ricreare un volume mancante – dove ci siano cicatrici depresse o per incrementare il diametro di un seno – dall’altra dove ci serve un’attività rigenerativa, un miglioramento della condizione della cute, dei tessuti e delle varie strutture di derivazione mesenchimale: osso, cartilagine, grasso e tessuto connettivo.

Con quali risultati?
Abbiamo ottenuto risultati abbastanza sorprendenti, soprattutto in alcune patologie – ad esempio la sclerodermia – dove fino a qualche tempo fa non esistevano terapie in grado di curare pazienti non in grado di aprire la bocca o affetti da ulcere alle mani e ai piedi. Oggi queste tecnologie consentono risultati veramente incoraggianti: certo servono ulteriori studi per confermare se queste terapie sono efficaci in tutte le persone e soprattutto per capire se si tratta di risultati transitori che necessitano poi di un ‘richiamo’ oppure se possono essere consolidati e definitivi.

Applicazioni che spalancano possibilità quanto mai incoraggianti
Nell’arco di pochi anni in chirurgia plastica utilizzeremo tessuti ricostruiti in laboratorio anziché i tradizionali trapianti di cute, osso, cartilagine e grasso: il vantaggio  delle staminali è che oggi per ricostruire un’ulcera o una mammella dobbiamo prelevare un muscolo o una parte di grasso o di cute da una ‘zona donatrice’, che a differenza dei trapianti di cuore o di fegato non può essere da cadavere ma dallo stesso soggetto. Utilizzando le staminali possiamo invece prendere un a piccola parte di tessuto, riprodurlo e moltiplicarlo in laboratorio e disporre così di quantità teoricamente illimitate. Il secondo vantaggio è che questo tessuto non solo è in grado di restituire volume e una struttura anatomica per le riparazioni, ma anche che – essendo le staminali più giovani e ‘attive’ – in genere aiutano la rigenerazione.

In quali casi?
Per esempio in ortopedia: se facciamo un trapianto di cartilagine mettiamo una sorta di ‘toppa’ nella spalla o nel ginocchio: se invece riusciamo a mettere una cartilagine neo-formata da cellule staminali miglioriamo anche le condizioni della cartilagine circostante, con una vera e propria ‘rigenerazione’ dell’articolazione. Questo è l’aspetto più interessante: certo qualità e quantità dei risultati devono essere ancora certificati, ma al contrario di altri settori dove brancoliamo ancora nel buio con ‘report’ aneddotici di guarigioni o miglioramenti solo a livello di sperimentazioni animali, in chirurgia delle ulcere e in alcuni settori della chirurgia plastica questi risultati sono ormai garantiti e dimostrati da molti studi clinici. E anche in medicina e chirurgia estetica l’impiego del lipolifting (trapianto di grasso) da risultati veramente apprezzabili nel ringiovanimento facciale: insomma, staminali e medicina rigenerativa saranno sempre più usate per combattere i danni dell’invecchiamento. (ANDREA SERMONTI)


Roma. A marzo il V° Congresso CO.R.TE.
Si terrà il 6-7-8 marzo 2014 al Palazzo dei Congressi a Roma la V° edizione della Conferenza Italiana per lo Studio e la Ricerca sulle Ulcere, Piaghe, Ferite e la Riparazione Tessutale (Co.R.Te.), organizzata dal professor Nicolò Scuderi. Il congresso prenderà in esame l’impatto sulla guarigionedelle patologie di oggi: quelle collegate all’invecchiamento, all’obesità, al diabete, in considerazione sia dell’attuale situazione economica, sia della nuova organizzazione della spesa sanitaria in Italia. Sarà analizzato il confronto con i modelli organizzativi di altri paesi europei e lo stato della regolamentazione delle terapie cellulari e biologiche. Tali argomenti coinvolgeranno anche le Associazioni dei Pazienti e Società Scientifiche di riferimento, coinvolte nell’organizzazione dei lavori scientifici. Il programma scientifico, la scheda di adesione ed il call for papers sono disponibili sul sito www.corteitalia.org.

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