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Coronavirus, le autorità cinesi hanno minacciato i medici: "State zitti, è a rischio l'ordine sociale"

Cristina Agostini
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C'era stato a Wuhan un primo segnale. Ma è stato volutamente sottovalutato, anzi censurato dalle autorità cinesi. Il 30 dicembre, infatti, su un gruppo wechat chiamato "University of Whuan, clinic 2004" Li Wenliang scrive: "Confermati 7 casi di Sars provenienti dal mercato di frutta e pesce", e allega la diagnosi e le foto dei polmoni di alcuni pazienti. Altro messaggio: "I pazienti sono ora isolati nella sala di emergenza". Poco dopo un altro avverte: "Stai attento, il nostro gruppo wechat potrebbe essere cancellato". Ultimo messaggio di Wenliang: "Confermato che si tratta di coronavirus, ora stiamo cercando di identificarlo, fate attenzione, proteggete le vostre famiglie". Leggi anche: "Allarme dato tardi, cosa non mi torna sugli infetti". Forchielli, italiano in Cina: la terza pista sull'epidemia Il 3 gennaio, rivela La Stampa in un retroscena, la polizia va a trovare Wenliang e gli consegna una "nota di ammonizione": "Stai diffondendo parole non veritiere in rete. Il tuo comportamento ha gravemente disturbato l'ordine sociale. Hai violato il regolamento dell'amministrazione della pubblica sicurezza". Ma Li non è l'unico ad aver capito che si sta diffondendo un nuovo virus. E molto rapidamente. Per le autorità cinesi però i loro atteggiamenti sono da punire. Intanto esce uno studio su Lancet, il 24 gennaio, che riferisce che dal 1 all'11 gennaio i medici contagiati sono già 7 su 248 totali. Eppure, passeranno altri 17 giorni (è il 20 gennaio) prima che il Comitato di Salute cinese dia la conferma che il virus può diffondersi da persona a persona. La Cina interviene tardissimo, il 22 gennaio quando il coronavirus si è già diffuso nelle principali province del Paese. Il 23 gennaio trasporti pubblici, autobus, treni, voli e servizi di traghetto vengono sospesi. Li Wenliang è attualmente ricoverato in ospedale perché infetto dal coronavirus e pure la sua famiglia.

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