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Coronavirus, il "cuore nero" dell'epidemia è l'Hubei: cosa si nasconde in Cina, "tasso di letalità" ai massimi

Giulio Bucchi
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Il "cuore nero" del Coronavirus è l'Hubei: la provincia di Wuhan, città-focolaio del virus, è la più colpita dalla polmonite che sta scatenando un'epidemia su scala mondiale. Nella sola Cina sono 1.380 i morti e 64.851 i contagi, stando agli ultimi dati ufficiali. E il picco è destinato ad arrivare entro fine febbraio, spiega al Corriere della Sera Walter Ricciardi, professore di Igiene e medicina preventiva all'Università Cattolica di Roma e membro dell'Executive Board dell'Oms). In attesa del bel tempo che potrebbe contribuire a contenere il virus (si parla comunque ancora di mesi), tutto dipenderà dalle politiche di contenimento operate dal governo cinese.  Leggi anche: Coronavirus, la mappa aggiornata in tempo reale sul contagio. La "accelerazione drammatica" a fine febbraio? In questo senso, è da tenere sotto controllo la "metamorfosi" del Coronavirus. "Il tasso complessivo di letalità - spiega il professor Ricciardi - non è mai mutato: per ora rimane di poco superiore al 2%. Potrebbe essere più basso, dato che cambiano i conteggi degli infetti, ma potrebbe anche crescere. Se il focus viene fatto sulla provincia di Hubei si ottiene un valore molto vicino al 3%. Nel resto della Cina il valore scende allo 0,36%". La speranza, conclude l'esperto dell'Organizzazione mondiale della sanità, è che il Coronavirus mantenga "l'attuale (relativamente limitata) patogenicità e letalità e che non muti geneticamente".

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