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Vaccino anti-Covid, "rischio di Sindrome multi infiammatoria sistemica": l'Ema apre un dossier

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Tra le conseguenze del vaccino contro il Covid ci potrebbe essere la Sindrome multi-infiammatoria sistemica. È la stessa Agenzia europea del Farmaco (Ema) ad ammetterlo aprendo una indagine per valutare l'insorgenza del rischio di Mis tra i rischi correlati al siero anti-Coronavirus. L'allarme è scattato in seguito al caso di un ragazzo di 17 anni che in Danimarca è andato incontro a questa problematica dopo essere stato sottoposto all'immunizzazione con il vaccino Comirnaty, Pfizer-BioNtech. Non sarebbe il solo caso di Mis segnalato, anche se fortunatamente il giovane ora sta meglio ed è fuori pericolo. 

La Sindrome multi-infiammatoria sistemica provoca gravi conseguenze in molte parti del corpo, una infiammazione generale che provoca sintomi come stanchezza, febbre grave persistente, diarrea, vomito, mal di stomaco, mal di testa, dolore toracico e difficoltà respiratorie. "In questa fase - spiegano i portavoce dell'Ema -, non vi è alcuna modifica alle attuali raccomandazioni dell'Ue per l'uso dei vaccini Covid-19. L'Ema informa inoltre che nell'ambito dell'attento monitoraggio della sicurezza dei vaccini Covid-19, la commissione di farmacovigilanza per la valutazione dei rischi sta rivedendo i dati sui casi di tromboembolia venosa (coaguli di sangue nelle vene) con il vaccino Covid-19 Janssen". 

Nelle ultime settimane in molti avanzano il sospetto di una correlazione tra vaccino e pericardite, soprattutto perché sono venuti alla luce due casi mediaticamente di grande impatto come quello della pallavolista Francesca Marcon e dell'attrice Ludovica Bizzaglia. La prima, polemicamente, chiedeva: "Chi mi risarcirà ora?", ammettendo di essere stata scettica già al momento della vaccinazione. La seconda invece su Instagram spiegava di essere comunque orgogliosa di essersi vaccinata ed è stata per questo subissata di insulti dai no vax. I numeri rilevati da studi ufficiali, però, sembrerebbe escludere un impatto rilevante: "Secondo quanto rivelato da uno studio del Providence Regional Medical Center di Everrett pubblicato sul Journal of the American Medical Association (Jama), su oltre due milioni di persone valutate, in 20 si è sviluppata una miocardite correlata alla vaccinazione e in 37 una pericardite", sottolineava a fine agosto  Pasquale Perrone Filardi, presidente eletto della Società Italiana di Cardiologia al sito Sanitàinformazione.it: "Occorre fare un distinguo tra miocardite, che è l’infiammazione del muscolo cardiaco, e la pericardite, che invece è l’infiammazione del pericardio, sottile membrana intorno al cuore, perché la prima riguarda una popolazione moderatamente giovane, ovvero con un’età media di 36 anni e con un esordio dei sintomi tra i tre e i sei giorni successivi all’inoculazione, nel secondo caso ad essere colpiti sono individui con età media di 60 anni e dopo 15 giorni dalla vaccinazione. Nell’80% dei casi l’insorgenza dell’infiammazione avviene dopo la seconda, anche se non sono mancati episodi di miocardite e pericardite dopo la prima dose. Non ci sono differenze di genere così come non esistono rischi maggiori di sviluppare l’infiammazione con Pfizer Biontech piuttosto che con Moderna e viceversa. E in nessun caso ci sono stati decessi o forme gravi, ma tutti i casi si sono risolti con due o tre giorni di ricovero".

 

 

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