In Bangladesh è stato recentemente segnalato un evento che richiama l’attenzione della comunità scientifica internazionale: cinque casi di infezione umana causata da un virus associato ai pipistrelli, finora poco studiato, che ha provocato sintomi influenzali e, in alcuni pazienti, gravi complicazioni neurologiche come l’encefalite.
L’individuazione del virus è avvenuta nell’ambito di programmi di sorveglianza sulle malattie zoonotiche, cioè quelle infezioni che possono passare dagli animali all’uomo. I pazienti coinvolti si erano inizialmente presentati in ospedale con febbre, malessere generale e disturbi respiratori, un quadro clinico compatibile con una comune influenza. Tuttavia, l’evoluzione dei sintomi in alcuni casi ha destato preoccupazione, portando a un approfondimento diagnostico. Le analisi di laboratorio hanno permesso di identificare il Pteropine orthoreovirus, un virus appartenente alla famiglia dei Reoviridae, già noto per circolare nei pipistrelli e in altri animali, ma raramente documentato nell’uomo. I test iniziali avevano escluso la presenza di patogeni più noti e temuti nella regione, come il virus Nipah, spingendo i ricercatori a utilizzare tecniche avanzate di sequenziamento genetico che hanno confermato la presenza del virus dei pipistrelli nei campioni dei pazienti.
Dei cinque casi segnalati, quattro hanno sviluppato segni di encefalite, un’infiammazione del cervello che può causare alterazioni dello stato mentale, convulsioni e, nei casi più gravi, esiti neurologici permanenti. Un paziente, in età pediatrica, ha manifestato convulsioni febbrili, mentre negli adulti sono stati osservati confusione, difficoltà respiratorie e affaticamento intenso. I ricoveri sono durati mediamente diverse settimane. La maggior parte dei pazienti è sopravvissuta, ma in almeno un caso sono state segnalate complicazioni neurologiche persistenti, a dimostrazione della potenziale gravità dell’infezione.
I pipistrelli sono considerati serbatoi naturali di numerosi virus e possono trasmettere patogeni all’uomo attraverso il contatto diretto o indiretto con saliva, urine o feci. In Bangladesh, come in altre aree del Sud-Est asiatico, alcune pratiche alimentari tradizionali – come il consumo di linfa di palma da dattero cruda – possono favorire la contaminazione da parte di pipistrelli, aumentando il rischio di trasmissione zoonotica.
Al momento non ci sono prove di una trasmissione interumana sostenuta, un elemento che riduce il rischio di una diffusione su larga scala. Abbiamo sentito il professor Fabrizio Pregliasco, virologo, Università degli Studi di Milano, per cercare di capire se il caso del virus dei pipistrelli identificato in Bangladesh deve creare attenzione ed allarme anche in Europa. Pregliasco specifica che “l’attenzione maturata anche a seguito della pandemia di Covid-19 ha portato allo sviluppo di progetti di ricerca mirati a individuare precocemente i virus di origine zoonotica, con particolare attenzione al rischio di spillover, ovvero il passaggio dagli animali all’uomo. In questo ambito, casi simili erano già stati individuati anche in passato, ma non avevano destato particolare preoccupazione. Al momento, questa patologia non rappresenta un allarme sanitario, ma evidenzia la necessità di approfondire e continuare a studiare questi virus. Oggi siamo in grado di intercettare segnali che in passato non avremmo visto, grazie a sistemi di sorveglianza e a tecnologie diagnostiche più avanzate. Per garantire la salute del futuro è fondamentale investire nella sorveglianza degli animali e degli ecosistemi naturali: monitorare la natura significa aumentare la sicurezza sanitaria e ridurre il rischio di nuove emergenze globali”.
Il caso del virus dei pipistrelli identificato in Bangladesh rappresenta un nuovo tassello nel complesso panorama delle malattie infettive emergenti. In un mondo sempre più interconnesso, la capacità di individuare precocemente questi patogeni è fondamentale per prevenire future crisi sanitarie. La scienza, ancora una volta, lancia un messaggio chiaro: conoscere e monitorare i virus che circolano negli animali è una delle chiavi principali per proteggere la salute umana.




