Stessa spiaggia stesso mare. Ma su Marte. Il pianeta rosso ospitava infatti un immenso oceano, poco profondo e venti volte più esteso del Mediterraneo, che occupava per due terzi la sua superficie. Vicino, un secondo oceano, molto più piccolo e giovane. Dopo quasi vent'anni di ricerche, un gruppo internazionale del quale fa parte anche l'Italia, ha finalmente scoperto l'evidenza più convincente dell'esistenza di quell'oceano nei sedimenti analizzati dallo spettrometro Grs (Gamma Ray Spectrometer). «I nuovi indizi che abbiamo analizzato sono convincenti», dice Gian Gabriele Ori, direttore della Scuola internazionale di scienze planetarie (Irsps) dell'università d'Annunzio di Pescara, e coautore con il geologo planetario James Dohm, dell' università dell'Arizona, della ricerca pubblicata sulla rivista Planetary and Earth Science. Lo studio è stato svolto in collaborazione con gruppi canadesi, spagnoli e sud-coreani. Che buona parte della superficie di Marte fosse occupata da un oceano si sospettava dal 1991 e nel giugno 2007 erano state fornite le prime evidenze sulla base della morfologia. «Ma adesso sono stati scoperti e analizzati i sedimenti», spiega Ori. «Parlare anche solo dieci anni fa della presenza di laghi poteva sembrare un'eresia, mentre ormai la passata presenza di acqua è ormai cosa accertata, e le evidenze convergono sull'idea della presenza di un vero e proprio oceano», osserva l'esperto italiano. «Abbiamo confrontato i dati del Grs riferiti al potassio, al torio e al ferro, acquisiti al di sopra e al di sotto di un'ipotetica linea di costa che demarcherebbe un antico oceano che ricopriva circa un terzo della superficie di Marte», spiega Dohm. «E un'altra ipotetica spiaggia - prosegue lo studioso - delineerebbe un oceano più interno, più giovane e meno esteso».




