In un mondo ideale sarebbe cosa buona e giusta vietare il telefonino ai ragazzi sotto i 13 anni perché crea dipendenza, alienazione e tutte le criticità che sappiamo. Ma il mondo non è ideale. Ed è pieno di cavilli, codici otp, frattaglie e tecnologia che ogni tanto la vita la complicano, anche quella di un genitore. Succede a Firenze. Vigilia del nuovo anno scolastico. Una mamma del partito “niente smarthpone” chiede al Comune l’abbonamento ai trasporti per la figlia undicenne. L’amministrazione ha appena esteso lo sconto per l’uso dei mezzi pubblici a quella fascia di età, basta tracciare il tragitto che si compie e il gioco è fatto.
Robot umanoide corre troppo veloce, si schianta ed esplode
Un robot umanoide si allena per le “Olimpiadi dei Robot” a Pechino, ma corre troppo veloce, non riesce a fer...La mamma non si scompone e domanda: “Ma come fa mia figlia a tracciare gli spostamenti se non possiede neppure lo smartphone???”. “Deve usare l’apposita applicazione, signora”, è la risposta laconica. “Ma le ho vietato il telefono!”, replica la donna smarrita. “E allora l’accompagni a scuola lei ogni mattina, e usi il suo cellulare!”. Insomma, un ginepraio. Finisce con la mamma che non sa che pesci pigliare - se dare l’autonomia di spostamento o di social - e la psicologa che, interpellata a riguardo, consiglia di usare un dispositivo obsoleto (magari del nonno) che abbia solo l’applicazione dei bus. Il paradosso è che tutto questo accade nel Comune di Firenze dove a breve aprirà il primo centro in Italia per la cura delle dipendenze tecnologiche degli adolescenti. Insomma, quando si dice la coerenza. Ma il problema qui non è Firenze. Chi ha introdotto il bonus pensava di fare un favore alle famiglie. Semplicemente siamo inseriti in un mondo in cui tutto passa attraverso la tecnologia. E chi non si adegua è morto (o quasi).
La conseguenza è che noi, genitori di nativi digitali, siamo tormentati. Divisi. Ossessionati. Straziati. In un limbo che oscilla tra il divieto inderogabile e la resa vigliacca. Se vieti quei terrificanti telefonini - di cui peraltro ti abbeveri allegramente a ogni ora del giorno e della notte - sei un proibizionista vetusto condannato all’odio del rampollo ma persuaso in coscienza (la certezza è altra cosa) che crescerà sano di mente e di corpo, giocherà a pallone, vedrà gli amici, si innamorerà, sperimenterà la gioia di parlare col vicino e la bellezza di un mare in tempesta. Se non gli poni alcun veto, lasciando che goda a pieni mani di quel mondo fantasmagorico che produce like-amicizia-odio a ciclo continuo, avrai la sensazione (concreta stavolta) di condurlo dentro un tunnel di cui lui non sa niente ma nemmeno tu. E sarà un miracolo, o la mano di dio, se ne uscirà vivo e maturo.
Senza contare che la tecnologia è diabolica. Perché, oltre ad essere portatrice sana di insidie digitali e pericoli aberranti, facilita assai l’esistenza e tranquillizza quella parte di noi madri tendente all’ansia cronica: il parental control, per esempio, permette di verificare h24 la posizione della prole; così come il registro elettronico consente di vederne l’andamento scolastico; o google map di farla rincasare con un clic e una rapida ricerca in caso si perda per strada. E vuoi mettere la possibilità di chiamare mami, papi o la polizia in ogni ora del giorno? No, il telefono un poco serve... Sì ok, ma dopo i 13 anni... E se devi fare l’abbonamento ai mezzi? Vabbé, ditelo che per i genitori di una volta era tutto più facile.




