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Tamarindo, quando mangiarlo per "salvare" l'intestino

di Paola Natalimartedì 20 gennaio 2026
Tamarindo, quando mangiarlo per "salvare" l'intestino

2' di lettura

Dal sapore agrodolce intenso e immediatamente riconoscibile, il tamarindo è il frutto del Tamarindus indica, un albero originario dell’Africa orientale che nel corso dei secoli si è diffuso in Asia, America Latina e Medio Oriente, diventando un ingrediente fondamentale di molte cucine tradizionali. Oltre al suo impiego gastronomico, il tamarindo è da sempre apprezzato anche per i suoi benefici per la salute, che lo rendono un vero alleato naturale del benessere quotidiano.

Uno dei principali punti di forza del tamarindo è la sua azione digestiva. La polpa del frutto è ricca di acidi organici naturali, come l’acido tartarico, che stimolano la produzione dei succhi gastrici e facilitano la digestione, soprattutto dopo pasti abbondanti o ricchi di grassi. Allo stesso tempo, l’elevato contenuto di fibre favorisce il transito intestinale e contribuisce a regolare l’intestino in modo delicato, aiutando a prevenire stitichezza e gonfiore. Per questo motivo, in molte tradizioni viene consumato sotto forma di bevande rinfrescanti o infusi digestivi.

Il tamarindo fa bene alla salute anche per la sua ricchezza di antiossidanti, in particolare polifenoli e flavonoidi, che aiutano a contrastare lo stress ossidativo e l’azione dei radicali liberi. Queste sostanze svolgono un ruolo importante nella protezione delle cellule e possono contribuire, se inserite in uno stile di vita equilibrato, a ridurre il rischio di infiammazioni croniche e a sostenere il sistema immunitario.

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Dal punto di vista nutrizionale, il tamarindo apporta vitamine del gruppo B, utili per il metabolismo energetico e il buon funzionamento del sistema nervoso, e minerali essenziali come potassio, magnesio, calcio e ferro. Il potassio aiuta a mantenere l’equilibrio dei liquidi e la normale funzione muscolare, mentre il magnesio contribuisce al rilassamento muscolare e al benessere generale. La presenza di ferro, seppur di origine vegetale, rende il tamarindo un supporto interessante per chi segue un’alimentazione prevalentemente vegetale.

Un altro beneficio spesso associato al tamarindo è il suo effetto depurativo. Nella medicina tradizionale viene utilizzato per sostenere la funzione del fegato e favorire l’eliminazione delle tossine, soprattutto nei periodi di stanchezza o nei cambi di stagione. Inoltre, il suo gusto naturalmente agrodolce può aiutare a ridurre l’uso di zuccheri raffinati nelle preparazioni, favorendo scelte alimentari più equilibrate.

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In cucina, il tamarindo è estremamente versatile: la sua polpa viene utilizzata per preparare salse, chutney, zuppe, bevande e condimenti, ed è uno degli ingredienti chiave della salsa Worcestershire. Il suo sapore intenso permette di dare profondità ai piatti senza ricorrere a grassi o condimenti pesanti, contribuendo indirettamente a una dieta più sana.

Generalmente ben tollerato, il tamarindo va comunque consumato con moderazione, soprattutto da chi soffre di acidità gastrica o assume farmaci che possono essere influenzati dal suo lieve effetto lassativo. Inserito in una dieta varia ed equilibrata, il tamarindo rappresenta un alimento prezioso, capace di unire piacere del gusto, supporto alla digestione e benefici antiossidanti, portando in tavola un frutto esotico che fa bene al corpo in modo naturale

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