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Lo strano mistero del baccalà falso nell’animo

Il bacalhau mi sta sul gozzo e per capirlo senza margini d’ambiguità mi rovinai un delirante numero di pranzi portoghesi
di Andrea Tempestinivenerdì 30 gennaio 2026
Lo strano mistero del baccalà falso nell’animo

2' di lettura

In una supposta rubrica di cucina può capitare di spendersi sui rari elementi che fatico a deglutire. Il bacalhau, per esempio. Il più ingiustificabile, stando alla mia auto-analisi. Per dirne una più ingiustificabile della barbabietola (anche se ormai quasi la apprezzo). Dunque: feci un viaggio in Portogallo e noleggiai un furgone poiché in Portogallo lo puoi sbattere dove vuoi. O almeno potevi farlo. Io lo feci in una terra di mezzo: tecnicamente proibito, sostanzialmente tollerato e dunque endemico. Pareva figo. Poiché squattrinato e digiuno di peregrinazioni in van fittai un obsoleto Iveco blu, carrozzone sferragliante anni ’80 che tosto condussi nel parking di un supermarket, servivano provviste. Peccato fosse troppo alto per accedere al piano sotterraneo: rimasi incastrato sotto l’arco in metallo che indicava l’altezza massima. La sicurezza bloccò la circolazione per permettermi di uscire contromano: mi vergognai e inspiegabilmente non fui sanzionato. Di quel furgone alla prima sera compromisi anche il lavello. Poi l’autoradio, la quale sprofondò così in fondo nel cassettino da risultare inservibile.

Quel viaggio in Portogallo nacque sotto una stella rivedibile. Certo, capitò di dormire in posti splendidi, epperò deturpati dagli strappi lerci di carta igienica di chi - come noi - ciurlava in furgone e - a differenza nostra - se ne fotteva degli altri. Una piaga. E la cucina? Ecco, il bacalhau. Endemico. Onnipresente e multiforme. La mia controparte lo adorava. Io non ero mai riuscito a trovarci un perché e la circostanza, poiché mi picco di fagocitare l’intero spettro dell’edibile, mi disturbava.

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Mi fissai. Provai il bacalhau com Natas, classicone mantecato con panna, cipolla e patate: ripulsa. Passai a quello à Bras, non brace ma sfilacciato con uova strapazzate: niente. Gomes de Sa, in casseruola con patate a fette, cipolla, uova soda e olive: frustrazione. Assado? Sempre quel retrogusto respingente. Pastéis, crocchette buone anche per i bimbi: sempre quel retrogusto. Le varietà in umido per carità di patria neppure le cito. Addirittura il pataniscas - frittura pura pastella e prezzemolo - mi contrariò (e fritto è buono pure il legno). L’espiritual (gratinato) e il cozido (lesso) furono parentesi raccapriccianti. Il baccalà è falso nell’animo: si dice sia sapido ma delicato, al mio palato risulta lievemente salato e dal sapore bugiardo nel suo essere ingombrante. Un controsenso. Spugnoso, non grasso ma setoso, un boccone dominante travestito da Forrest Gump. Il bacalhau mi sta sul gozzo e per capirlo senza margini d’ambiguità mi rovinai un delirante numero di pranzi portoghesi. Sarebbe bastato sventrare latte di sardinhas in ogni salsa per godere a tempo pieno.

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