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Gli gnocchi di pane della Teresina valgono bis

Il sentiero parte dalla via Cantoniera, nord di Castione (Bergamo), proprio dove svetta melanconico ciò che resta del Grande Albergo Franceschetti
di Andrea Tempestinivenerdì 13 marzo 2026
Gli gnocchi di pane della Teresina valgono bis

2' di lettura

Il sentiero parte dalla via Cantoniera, nord di Castione (Bergamo), proprio dove svetta melanconico ciò che resta del Grande Albergo Franceschetti: crocevia di senatori di un tempo che fu, emblema di un fasto antico. Chiuse nel 1966 e non riaprirà: ogni progetto è stato scartato, troppo costoso. Crollerà, perché anche demolirlo, dicono, comporta oneri eccessivi. Resta la scritta a caratteri cubitali di un ocra sempre più sbiadito, le persiane fatiscenti e penzolanti, il grigio che fu bianco delle facciate. Da lì parte un sentiero che sbuca a Vareno, pendici nord-orientali del Monte Pora, dove si nasconde un posticino che fa breccia. Ti accoglie una cagna di 15 anni dal pelo bianco e ispido, è cieca, anche se da come sguiscia sulle scale pare vederci meglio di noi. Apri una porta ed ecco trottare tra pochi tavoli spartani Antonio, il proprietario assai burbero, e Teresina, che di “ina” non ha nulla.

Forse 70 anni, la voce di un contralto e Mauro, che quelle valli le attraversa da anni, su un sentiero fu raggiunto e staccato in salita da proprio Teresina, un sac co per mano e in bocca una sigaretta. Ci ha servito lei, pochi piatti e sbrigarsi a sceglierli. Potrei scrivere un pamphlet sulla toma alla piastra ma c’era di meglio: lo gnocco di pane. Scelta furba, rapida e gustosa. Teresina spiegava in un diluvio cantilenato di «ö» e «ü» che li preparava quando senza preavviso le piombavano a casa il figlio e gli amici. «A sgelare la carne ci metti troppö. Per fare gli gnocchi di pane c’hai sempre tüttö». Pane raffermo, latte, uova, farina e cipolla (i capisaldi) è difficile che latitino in una casa di montagna. In breve la ricetta: il pane raffermo a cubetti, lo si ammorbidisce nel latte, poi uova, farina e la cipolla ben rosolata. Amalgamare e plasmare grosse sfere irregolari da cuocere in acqua bollente, fino a risalita. Condire con eccesso di burro fuso, salvia, formaggio.

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Lo gnocco di pane di Teresina è un orgasmo. Brividi, occhi socchiusi, mascelle serrate. Un affogato al burro fuso di malga. Finimmo il piatto con lentezza - noi due teorici del fagocitare solerti per godere al cubo - e ne ordinammo un secondo. Un Valcalepio strutturato, affinato in barrique, 15 gradi e mezzo. Quasi una sbronza. Teresina sedette con noi, molte «ö» e altrettante «ü», addirittura Antonio ci rivolse un sorriso sghembo. Felici e satolli, dopo aver saldato il conto, chiedemmo ad Antonio di offrirci una grappa. «Certö! Fanno sei euro!». Spiazzati pagammo e ne ridemmo. Sinceramente adorabili, come la loro cucina. Il giorno successivo temporeggiammo fino a non saper dove pranzare. Chiamammo Antonio e restava un tavolo. Ci tornammo con loro relativa sorpresa, un giorno in fila all’altro.

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