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Giropizza in Provinciale: ed è subito Max Pezzali

Salterello e giropizza, pare un fumetto. Una serata tanto strana e basica allo stesso tempo da risultare indimenticabile
di Andrea Tempestinivenerdì 24 luglio 2026
Giropizza in Provinciale: ed è subito Max Pezzali

2' di lettura

Poniamo il caso che il sedile posteriore dell’auto sia abbassato da giorni per accogliere un voluminoso salterello per bimbi ancora impacchettato. Poniamo il caso che il salterello sia stato al centro di una faida familiare, ragione per la quale langue in macchina (lunga storia). E poniamo il caso che debba essere portato, e scaricato, entro due giorni, in una casa nel bosco che dista poco più di un’ora da dove è parcheggiata l’auto. Poniamo il caso di avere una cena con un amico con cui ci sono molte chiacchiere in arretrato. E poniamo che, al suo arrivo, gli si proponga di sfanculare il ristorante, di infilarsi in auto - che si chiacchiera bene - e raggiungere la casa nel bosco, scaricare il salterello e cenare in un posticino delizioso tutto nel verde. Accetta di buon grado, serata curiosa, eppoi è fine luglio, cappa atroce, in auto si sta bene. Ma il posticino delizioso è chiuso.

Tant’è, eccoci nel bosco, scarichiamo il mammuzzone, sono da poco passate le 21, chiamo i ristoranti a tiro di schioppo ma le cucine irrimediabilmente chiudono “tra dieci minuti” e insomma ciccia. Boh, torniamo indietro, si chiacchiera bene, qualcosa troveremo. Ma niente, pare la fine del mondo, tutto spento. Almeno fino alla provinciale, capannoni e poesia spezzata, dove il buio viene incrinato da due triviali insegne al neon, l’una di fronte all’altra: un elefantiaco giropizza, un cino-giappo da sbarco. Giropizza. Non ci ero mai stato. Ero endorfinico come Max Pezzali all’autogrill.

Una pingue cameriera ci istruisce: dado verde altra pizza; dado giallo pizza dolce; dado rosso basta pizza. È un non-luogo: vasca con le palline per bimbi; tv accese; dalle casse la radio; lucine. Un ragazzo arabo si muove rapido e annoiato tra i tavoli e propone assiduamente fette di pizza: porchetta e pecorino; funghi e olio tartufato; salsa kebab; le classiche; cipolla e provola; rucola e balsamico; cacio e pepe. Ci si ingozza come porci, un fulmineo eccesso calorico e domani mattina ho pure gli esami del sangue. Amen. Si spengono le luci, stelline scintillanti, «tanti auguri a te» (pure dalle casse), un compleanno disarmante che mi incuriosisce: strana umanità. Dado giallo. Pizza dolce. Multiformi pizze-cheesecake, mattoni che innescano invariabilmente il dado rosso. La pingue cameriera ci dileggia: «Già vi arrendete?».

Satolli, biascichiamo risposte improbabili. «Torneremo presto!». Fanno meno di 20 euro a testa, birra compresa: fantascienza. «Non credo che torneremo presto»: meglio custodire l’unicità di un ricordo onirico, aleatorio, surreale. Che ci facevamo lì? Ah già, il salterello. Salterello e giropizza, pare un fumetto. Una serata tanto strana e basica allo stesso tempo da risultare indimenticabile. E come si chiacchiera bene in macchina...