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Feltri: Matteo Salvini e il sogno congelato della secessione

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Eliana Giusto
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L'indipendenza della Catalogna non cambierà i piani di Matteo Salvini. Ne è convinto Vittorio Feltri che in un editoriale su Il Giornale scrve: "Il Leone di San Marco non ha mai smesso di ruggire, mentre Alberto da Giussano ha scelto la strada del negoziato, se non quella della diplomazia" e per ora "si accontenterebbe di conquistare per la propria regione ampi margini di autonomia". Ora nella Lega c'è un "rigurgito di indipendentismo provocato dalla spavalderia con cui i catalani hanno chiesto di staccarsi da Madrid. Ma è roba minima" e alla fine, prevede Feltri, "seguiranno Salvini su un altro sentiero di guerra: guerra a Bruxelles e alla sua burocrazia asfissiante, guerra all'euro e all'immigrazione selvaggia nonché clandestina". Inoltre il leader della Lega non ha alcuna intenzione di "guastare il proprio giocattolo, che attira tanti voti (15 per cento, secondo i sondaggi)" in nome della secessione. La sua è una "scelta di buon senso che, però, non è una rinuncia definitiva". I leghisti veneti e lombardi "sono curiosi di verificare se i catalani, dopo il trionfo alle urne, saranno in grado di incassare almeno parte di ciò che pretendono o se la bella avventura si chiuderà alla scozzese, cioè con un magro bottino".

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