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Quattro le mosse suggerite dal Wwf per la messa in sicurezza del territorio

domenica 24 novembre 2013
Quattro le mosse suggerite dal Wwf per la messa in sicurezza del territorio

3' di lettura

Roma, 22 nov. - (Adnkronos) - Preallerta delle popolazioni residenti, inedificabilità assoluta nelle pertinenze fluviali, pianificazione territoriale integrata e prevenzione fatta dai cittadini. Sono le quattro mosse che il Wwf suggerisce alle istituzioni per dare una risposta immediata e garantire condizioni minime di sicurezza ai Comuni e alla popolazioni a rischio, a costi contenuti, visto il ripetersi di eventi estremi, amplificati dall'incuria e dal dissesto territoriale. E visto che la manutenzione del territorio e l'adattamento ai cambiamenti climatici implichino interventi con un orizzonte a 20 anni, con un impegno di risorse a 40 anni. Il primo punto è la preallerta delle popolazioni residenti. Per il Wwf, la comunicazione delle previsioni metereologiche estreme non può fermarsi negli uffici delle Istituzioni, ma le popolazioni residenti interessate devono essere informate del potenziale pericolo per poter adottare comportamenti idonei. Per gli eventi alluvionali è urgente che vengano attuati piani di sicurezza e protezione civile che non limitino l'intervento a generici e poco comprensibili "inviti" a stare a casa o a non circolare, ma è indispensabile interdire strade, ponti, sottopassi e tutte le strutture a rischio nei periodi di massima allerta; predisporre sistemi di allarme nei centri abitati per mettere in guardia la popolazione sul pericolo imminente; avviare campagne di informazione e formazione sul rischio;realizzare esercitazioni per verificare l'efficacia dei piani di protezione civile predisposti. Necessario vincolare le aree più esposte all'effetto dei cambiamenti climatici, tra cui coste e sponde dei fiumi. In Italia il tasso medio di urbanizzazione negli ultimi 50 anni è passato dall'1,9% al 7,5%, come documentato nella ricerca "Terra Rubata" coordinata dall'Università dell'Aquila, il che porta a stimare che siano stati urbanizzati in questo periodo 2.250.000 ettari (un territorio grande quanto Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia insieme). Il Wwf ha già più volte richiamato l'esigenza di estendere i vincoli paesaggistici sulle coste dagli attuali 300 metri a 1000 metri, ma questo non comporterebbe comunque un'inedificabilità assoluta che invece dovrebbe essere garantita almeno sulle fasce di pertinenza fluviale. E' inoltre indispensabile applicare i Piani di Assetto Idrogeologico delle Autorità di Bacino che individuano le aree di rischio e ne regolamentano le attività. Attualmente le sponde dei fiumi sono tutelate dalle norme sul paesaggio per una fascia di 150 metri, che non significa inedificabilità assoluta e questo ha consentito facili aggiramenti con infrastrutturazioni di ogni tipo aumentando l'esposizione al rischio. Per il Wwf il vincolo di rispetto paesaggistico sui corsi d'acqua deve essere trasformato con legge nazionale in inedificabilità assoluta e abbattere tutti gli abusi non ancora condonati che rientrano in queste aree. Necessario poi un processo di co-pianificazione idrogeologica, sismica, paesaggistico-naturalistica e agricola tra Stato e Regioni, da definire in coerenza con la strategia di adattamento ai cambiamenti climatici, che sia propedeutica e quindi sovraordinata rispetto ad altre pianificazioni settoriali (come quella urbanistica o delle infrastrutture) e degli enti locali. Obiettivo: restituire flessibilità al territorio per aumentare la capacità di adattamento rispetto agli eventi metereologici estremi. Ad esempio, un'area agricola ha una multifunzionalità ambientale e territoriale che perderebbe anche solo se fosse trasformata in serra. Infine, il ruolo dei cittadini che possono adottare una serie di azioni preventive soprattutto in occasione di ristrutturazione delle abitazioni come interventi dry-proof, finalizzati ad impedire o minimizzare l'ingresso dell'acqua negli edifici. Tutto ciò migliora la difesa dei propri beni e permette di avere più tempo per allontanarsi e per mettere al sicuro mobili ed oggetti di valore. Gli interventi wet-proof, mirati ad aumentare la resistenza una volta che l'acqua sia entrata Queste misure, sottolinea il Wwf, non sostituiscono gli interventi di messa in sicurezza già individuati e in attesa di finanziamenti, né hanno influenza sulla frequenza o sull'intensità degli eventi disastrosi, ma possono favorire il buon governo del territorio e limitare i rischi per le popolazioni. "Il tutto - fa sapere il Wwf - in attesa che questo Paese possa trovare il modo per porre rimedio allo scempio compiuto in decenni di speculazioni edilizie attraverso interventi che vanno ben oltre quelli dell'assetto idrogeologico, ma necessariamente dovranno prevedere delocalizzazioni, riqualificazioni, recuperi ambientali, abbattimenti, insomma interventi che restituiscano quella bellezza e qualità che ha fatto la nostra storia e che stiamo sempre più perdendo".