Roma, 15 mag. - (Adnkronos) - Un aumento in Italia del 7%, rispetto al 2011, delle contestazioni a impianti e infrastrutture con in testa il comparto elettrico che si posiziona al vertice della classifica dei settori maggiormente colpiti dalla cosiddetta 'sindrome Nimby', acronimo che sta per 'not in my back yard' (non nel mio giardino). Lo rileva la settima edizione dell'Osservatorio Nimby Forum presentato oggi a Roma. L'Osservatorio monitora dal 2004 la situazione delle contestazioni contro opere di pubblica utilità e insediamenti industriali in costruzione o ancora in progetto e per il 2012 rileva il numero più significativo degli ultimi anni. Sul totale degli impianti contestati, che salgono a 354, 151 casi sono emersi per la prima volta nel 2012, mentre dei restanti 203 alcuni sono presenti nel database Nimby a partire dalla prima edizione dell'Osservatorio, promosso da Aris - Agenzia di Ricerche Informazione e Società, in collaborazione con Cittalia - fondazione Anci Ricerche. Ad emergere è la fotografia di un Paese "che si scontra con i troppi 'No' delle associazioni, dei cittadini, della politica e degli enti pubblici", commenta Alessandro Beulcke, presidente di Aris L'incremento record di contestazioni nel 2012 "racconta il paradosso di un'Italia divisa tra la necessità di investire per uscire dalla crisi - aggiunge - e la paralisi della burocrazia, tra una progettualità che resiste e l'azione strumentale della politica, tra il coraggio di immaginare nuovi percorsi di sviluppo e l'assenza di meccanismi di autentico coinvolgimento dei territori". Anche nel 2012, con 22 opere contestate (62,7% del totale) il comparto elettrico si posiziona in testa alla classifica dei settori più colpiti dalla sindrome Nimby. Gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili contano 176 contestazioni: su 10 impianti di produzione di energia elettrica oggetto di opposizioni, ben 9 prevedono l'uso di fonti rinnovabili. Tra le più controverse, le centrali a biomasse (con 108 impianti), le centrali idroelettriche (32) e i parchi eolici (32). In calo di 3 punti percentuali le contestazioni che riguardano il settore rifiuti (28,3% del totale) che si piazza in seconda posizione dopo il comparto elettrico. Al terzo posto, il settore delle infrastrutture che con il 7,6% sul totale delle contestazioni registra un trend in ascesa (nel 2011 era al 4,8%).In prima fila sul frontre della protesta si attestano i comitati (24,2%) seguiti da soggetti politici locali (20,7%) e Comuni (18,3%). Tra le ragioni delle contestazioni, prevalgono le preoccupazioni per l'impatto ambientale dei progetti, con un'incidenza del 37,3% (nel 2011 era al 29,1%). Pesa su questo il cosiddetto 'effetto Ilva' che ha acuito la sensibilità di tutti i soggetti territoriali sul tema dell'ambiente. Ma come si manifesta la contestazione? Nella maggioranza dei casi (83,4%) con iniziative di comunicazione attraverso organi di stampa (26,7%), ma anche internet e social media (12,5%), e crescono le azioni promosse dai singoli cittadini non riconducibili a comitati o organizazzioni, passando dall'1,6% del 2011 al 7,6% del 2012. Dal punto di vista geografico, si contesta di più nelle regioni del Nord Est (che nel 2012 registrano 48 nuovi casi), seguono le regioni del Centro (con 36 nuove contestazioni) e del Nord Ovest (che ospitano il 19,8% delle opposizioni, in calo di quali il 10% sul 2011). Ed è la Lombardia la regione che contesta di più, con il 14,7% dei casi.




