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Drive In, Enrico Beruschi affonda la sinistra: "Cosa tentarono di fare a casa mia"

Egidio Bandini
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Enrico, Drive In “riabilitato” anche a sinistra: Repubblica titola “Personaggi memorabili” e Rai 3 ti invita proprio a parlare dello spettacolo che segnò davvero il nuovo corso del varietà e dell’intrattenimento tv. Cosa te ne sembra?
«Cosa ne dici, si saranno svegliati? Forse sì; pensa che anni fa vennero a casa mia per una intervista video, tentando di farmi confermare che Drive In era all’origine del male, o giù di lì.
Probabilmente era per infierire su Silvio Berlusconi, che si era messo in politica, mentre bisogna riconoscere che il grande sviluppo delle televisioni deve molto, forse tutto, al nostro caro sempre “amato Silvio”. Drive In, in particolare, aveva sollevato dei timori tra i dirigenti per quel tantino di trasgressione che metteva in mostra, ma fu proprio il Cavaliere che decise di mandarlo in onda, con la sua solita lungimiranza: negli affari e nella vita. Se ripenso a quella sera, al tavolo con lui e Liza Minnelli. Al “Teatro Nuovo”, la grande cantante teneva un recital e Berlusconi, seduto in seconda fila mi disse: “Uè, Enrico, ma non hai visto che adesso faccio la televisione sul serio?”. Poi siamo andati a cena e con Silvio c’era Walter Chiari, all’epoca amante di Ava Gardner e, quindi, in grado di parlare inglese. Mi chiamarono al loro tavolo e Walter spiegò alla Minnelli che ero uno dei nuovi comici: che emozione! Così, più o meno, è nato tutto. E il segno l’ha lasciato perché, a distanza di 40 anni, la gente perla strada mi ferma e mi parla ancora della nostra fortunata trasmissione. E oggine parlano anche Repubblica e Libero!».

Qual è la vera storia di “Drive In”? Tutta farina del sacco di Antonio Ricci o era piuttosto un insieme di genialità? Come fu il debutto?
«Drive In nasce come un “menage a trois”, fra Antonio Ricci, Giancarlo Nicotra e il sottoscritto. Antonio Ricci si prende il ruolo dell’autore, che ha avuto il colpo di genio di circondarsi di altri validi autori per ogni tipo di personaggio o di situazione. Noi ci spartivamo gli altri compiti e ognuno portava le sue idee, compreso Berlusconi che, come sempre, dimostrò di avere un gran “fiuto”, consigliò di prendere Carmen Russo. E dopo Carmen, vennero Tinì Cansino e Lory Del Santo. Tutto senza le ipocrisie pelose di oggi: chi fra di noi allora non sognava di addormentarsi sul loro seno?».

Battute, tormentoni, atteggiamenti e frasi che ormai fanno parte dell’immaginario collettivo, come il tuo “E allooora?” o il mitico “È qui che c’è le donne nude?” dell’indimenticabile Giorgio Faletti, per non parlare di “Ass fidanken!” e delle opere di Teomondo Scrofalo, tutto dal vivo, un po’ come i “Tik tok” o “You tube” di oggi. Drive In potrebbe funzionare anche nell’era del social?
«Certo che funzionerebbe, a patto di affrontare copione e improvvisazione come facevamo noi, perché i tormentoni e le battute più azzeccate, all’inizio, nascevano per caso, poi abbiamo cominciato a provarli, senza però farne mai il perno su cui costruire la scena; faccio un esempio: per quei venti che si ricordano, ne abbiamo buttati lì 200 oppure 2000, eliminandoli se non ci convincevano, se non convincevano noi che ci confrontavamo tutti assieme. Il mio “e allooora” nasce a Non stop, per saltare di palo in frasca nei monologhi di cabaret, senza un nesso. Salti che il regista Enzo Trapani mi chiedeva, proprio per accorciare i monologhi, un po’ un antesignano di Twitter e delle sue 140 lettere...».

Il titolo di ieri su Libero recitava “Contrordine compagni”, una delle più fortunate serie di vignette del “Candido” di Giovannino Guareschi, cui tu sei affezionato e straordinario interprete. Guareschi sempre e comunque attuale?
«Guareschi è sempre nel mio cuore e vado in giro per l’Italia a portare sul palcoscenico i suoi racconti, dal Don Camillo e Peppone al Corrierino delle famiglie o allo Zibaldino: letti da me divertono molto il pubblico, che ormai mi segue ad ogni serata, come domenica scorsa al concerto per pianoforte a quattro mani (il duo pianistico SVAR, Simona Guariso e Carlo Balzaretti ndr) dal titolo Guardando le stelle in compagnia di Giovannino Guareschi, sulle musiche di Alessandro Cicognini, autore delle colonne sonore dei film di don Camillo dove io, naturalmente, ero la voce narrante. Guareschi, alla fine, è attuale come il Drive In. Tutti e due riscoperti dalla sinistra un po’ tardino, forse...».

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