Ormai a sinistra sono arrivati al disperato, politico, pop. Tanto che per colpire la premier Meloni (che vedono ovunque) pestano duro pure su Laura Pausini. Finita nel mirino degli odiatori, travestiti da fan (forse) di Mengoni che hanno iniziato contro di lei una guerra senza quartiere, fatta di insulti più che di opinioni.
In particolare dopo che, da qualche giorno, Laura ha pubblicato la cover in italiano e in francese di Due vite, il brano con cui il cantautore di Ronciglione, nel 2023, ha stravinto il Festival di Sanremo. Troppo fresco il brano per “appropriarsene” e iniziare ad urlarci sopra come suo solito – questo il tenore dei commenti. E poi quel francesino che duetta con lei, chi è?
Si tratta del finalista del talent francese, Star Academy, Lieb. La Dernière chanson il titolo scelto per la nuova versione italo-francese del brano che, peraltro, ha certamente ricevuto anche il placet di Mengoni e del suo staff di autori. Ma poco importa. È la dura legge dei social. E non conta nemmeno se a difendere Laura si schiera Fiorello (pure lui amico della Meloni!!!).
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«Le canzoni sono di tutti – ha detto il conduttore de La Pennicanza - non esiste che una canzone sia intoccabile, tutti abbiamo fatto cover di brani che sono stati pietre miliari. Una cover è un omaggio, un segno di stima. Mengoni avrà anche ringraziato Laura». Difesa autorevole ma insufficiente di fronte a quella che gli inglesi chiamano shitstorm ovvero, letteralmente, «tempesta di m...» che in genere viene orientata ad arte contro chi è troppo popolare e magari, come la Pausini, non si lascia strumentalizzare dal solito circoletto del culturame italico di sinistra nel quale, certo, non poteva mancare l’opinione doverosamente appuntita di Selvaggia Lucarelli. Che infatti non ha fatto mancare il suo graffio sulla faccia dell’icona nazionalpopolare, colpevole di essere troppo popolare e forse pure troppo internazionale. Del resto non è nemmeno la prima volta che la blogger se la prende con Laura.
Anzi. È stata proprio lei in maniera nemmeno troppo sibillina a collegare subliminalmente la scelta “noiosa” e conservatrice di una Rai che non vorrebbe rogne politiche di nessun tipo dal palco dell’Ariston con il fatto che, nel 2022, di fronte alle telecamere di una televisione spagnola, proprio la Pausini si rifiutò di cantare “Bella ciao in quanto” considerata “troppo politica”. Praticamente la prova del Nove, il teorema del telemelonismo applicato persino a quelle che dovrebbero essere solo canzonette.
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Anche Laura Pausini si è goduta qualche giorno di meritato relax, tra un concerto e un altro. La cantante ha opta...Del resto da quel 1993 in cui Laura Pausini vinse Sanremo Giovani, dando il via alla luminescente carriera che tutto il mondo le riconosce sono passati giusti giusti 33 anni, il tempo perfetto, quasi evangelico, per essere messa Un’artista che, piaccia o meno, nei tre decenni trascorsi da quella prima volta all’Ariston ha fatto incetta di riconoscimenti, portando in Italia: un Grammy Award, cinque Grammy Latino e il Golden Globe per il brano Io sì che ha accompagnato l’ultimo film da protagonista di Sofia Loren, La vita davanti a sé.
Chi mai potrebbe avere, dunque, qualcosa da dire su una ulteriore consacrazione sanremese di fronte a una carriera di tale risma? Se non fossimo proprio di fronte al ridicolo cortocircuito sinistro del disperato, politico, pop. E invece, come volevasi dimostrare, già all’annuncio di Conti, nei giorni scorsi, c’era chi mormorava. Scelta perfetta perché filogovernativa. Figurarsi, la Pausini. Poco più di un’ignava. Colpevole di non aver mai cantato canzoni politiche né di essersi lasciata tirare la giacchetta verso sinistra. Inspiegabile! Eppure il marchio doc dell’Emilia-Romagna doveva poter bastare. Invece no, come canta la stessa Laura in un suo struggente brano dedicato proprio alle sue origini.
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Carlo Conti ha scelto il Tg1 delle 20 per svelare due delle novità più attese del Festival di Sanremo 2026...Si canta di amore, di ricordi, di famiglia ma non si intona “Bella ciao” perché poi a finire arruolata nel gruppone panino-salsiccia e festa dell’Unità ci vuole un attimo. Laura, invece, continua a preferire il suo pubblico. I buoni sentimenti e anche le uscite alla buona. Come quella volta in cui, lasciando intravedere la farfallina in trasparenza, sempre hablando in un espanol romagnoleggiante, si schernì con un sorriso: «Sì han visto, han visto, yo la tengo come todas!». Segno che si può essere vere star rimanendo autenticamente popolari, cioè del popolo. Non snob come quelli che il popolo (e il pop) vorrebbero indirizzarlo sulle sinistre vie dei loro deliri costantemente fuori tempo.




