Come abbiamo verificato dalla cronaca recente, se oggi non vai in Groenlandia non sei nessuno. Del resto il cinema, bandiera della settima arte, spesso anticipa quanto accadrà nel mondo. Vedi la faccenda delle comete che da simbolo di strepitosa luminescente bellezza, nei film diventano spesso elemento di distruzione, precipitando a rotta di collo sul nostro pianeta. Avevano iniziato con lo strepitoso Deep impact, dove nel 1998 il governo americano cercava di nascondere l’imminente impatto con una splendente signora con la coda, e di seguito molti registi non hanno resistito alla tentazione del «quasi copia e incolla, in termini di catastrofismo post apocalittico», e cosi, ci vedemmo catapultare sulla testa il primo Greenland, seguito oggi da Greenland 2-Migration (sugli schermi da domani) che, a parte gli effetti scenici, punta sulla salvezza degli affetti fondamentali.
Con un Gerard Butler, fisico un po’ sostanzioso (ma piace molto alle signore, provocò emozioni con palpiti accelerati e respiri molto profondi a luci rosse in Gwyneth Paltrow e Madalina Ghenea), nei panni dell’ ingegner John Garrity, testardo, geniale e capace di grandi affetti, che salva la sua famiglia dall’impatto con la nuova cometa Clarke, rifugiandosi nei bunker in Groenlandia.
LUNGIMIRANZA
Dimostrazione che Trump ha visto giusto, collocando in quel candido sito ghiacciato, punteggiato di casette colorate e affollato di pinguini e allegri orsacchiotti, la salvezza non solo degli Usa, ma dell’Occidente intero. La cometa aveva colpito al cuore l’Europa, Garrity deve assolutamente salvare la famiglia, e a quello scopo c’erano per l’appunto soltanto i bunker in Groenlandia.
Per salvarsi da meteoriti e asteroidi di svariate dimensioni, che avevano fatto seguito allo sconvolgente impatto d’urto.
Una pioggia luminosa tanto fascinosa quanto letale perché insieme ai fantascientifici giochi di luce piovono sugli umani gas letali. Quando era uscito il primo film, nel 2020 eravamo preda della prigionia da Covid, allora fu logica amara e spietata, bisognava rinchiudersi, per sfuggire al pericolo, i rapporti sociali erano completamente mutati. Poi uscimmo a riveder le stelle. Occorreva riconquistare la vita, ed è quello che accade anche all’ingegner Griffith, che ora deve fare il percorso al contrario, uscire dal bunker, andare a riconquistare la vita nella perduta Europa.
Un piccolo manipolo di uomini e donne disperati, affrontano onde gigantesche, nuovi oceani dei quali non si capisce neppure più come siano stati prodotti, città fantasma dove si naviga tra i grattacieli, transatlantici alla deriva in mari improvvisati. I gas li inseguono, hanno attaccato i polmoni di Garrity, ma lui dice che resisterà sino a quando non avrà portato in salvo la sua famiglia, con l’aggiunta di una ragazzina che gli è stata affidata da genitori in difficoltà, e che ha subito legato con suo figlio. Un giovane amore, due volti adolescenti per dare le ali alle speranze del futuro. Adesso il viaggio è rovesciato, insegue giorni che verranno. E quando arrivano a Liverpool, la città che aveva visto la partenza di tanti disperati in cerca di ricchezze nel nuovo mondo, si trovano a fare i conti anche con bande di ribelli, sembra evocare un po’ lo scenario previsto da Einstein dopo un’ipotetica terza guerra mondiale. Si procede verso la vecchia e così amata Europa, dalla quale la civiltà ebbe origine. Ed è una meta che evoca la ricerca di una nuova singolare Shangri-là, rigogliosa nel deserto, incredibilmente collocata nel cratere formato dall’impatto della cometa con il suolo terrestre.




