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Enrico Berlinguer, che flop su Rai3. La conferma: il crollo della sinistra italiana

Gianluca Veneziani
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Sì, quando c'era Berlinguer la sinistra comunista prendeva percentuali più che dignitose. Sì, quando c'era Berlinguer, non ci si doveva accontentare di cifre da prefisso telefonico, o quasi. Ma ora che Berlinguer non c'è più anche i programmi che lo celebrano in modo a dir poco stucchevole restano inchiodati a numeri sotto la soglia di sbarramento della competitività televisiva.
Nel fiume di retorica commemorativa che ha inondato il piccolo schermo in occasione del centenario della nascita del segretario del Pci, la Rai ha rivoluzionato il palinsesto pensando a contenitori ad hoc, speciali serali, spazi di approfondimento. Credeva di poter fare bingo in termini di ascolti, magari solleticando il sentimento della nostalgia dei vecchi di sinistra, e contando sulla volontà di emulazione dei giovani che si affacciano oggi alla politica.
Il risultato invece è stato disastroso.
L'altro ieri RaiTre ha proposto in prima serata il documentario del 2014 di un collezionista seriale di flop, Walter Veltroni, dedicato al leader comunista e intitolato Quando c'era Berlinguer.

DISFATTA TV - Chi si aspettava che lo zoccolo duro e rosso di Telekabul avrebbe seguito con passione il tributo al leader comunista è rimasto deluso: il film veltroniano ha registrato appena il 3% di share con soli 561mila spettatori, classificandosi ultimo tra i programmi di prima serata sui primi sette canali. Per intendersi, Don Matteo 13 su RaiUno ha ottenuto un riscontro undici volte superiore, superando il 34% di share. Ma hanno fatto meglio del Berlinguer di Walter pure la non troppo accessibile lectio comica di Ale e Franz su RaiDue, Corso Sempione 27 (3,1% di share) e Transformers: L'ultimo cavaliere su Italia 1 (5,2%). L'omaggio al segretario del Pci addirittura veniva eguagliato dal vecchissimo Top Gun su Iris col 2,9% di share.
A penalizzare il documentario veltroniano erano i ritmi blandi del prodotto, con lo spazio lasciato a lunghissimi monologhi di Berlinguer e interviste lacrimevoli o zuccherose da cui il segretario comunista usciva come un santino. Per dirla con un giudizio tecnico, una palla mortale. Ma forse, a scoraggiare la visione, era lo stesso tema: siamo così sicuri chele vicende di un leader, ricordato ora perlopiù da una certa intellighenzia radical chic che ne ha tradito le residue istanze proletarie per mantenerne invita solo il supponente principio della superiorità morale, ora appassionino così tanto il pubblico, anzi il popolo?
Se fosse così, non si spiegherebbe perché anche Passato e Presente, il programma condotto da Paolo Mieli su RaiTre non abbia avuto alcuno exploit il 25 maggio, in occasione della puntata-omaggio a Berlinguer: solo un 3,1% di share e 381mila spettatori, al di sotto delle medie del format, tra il 3 e il 4%.

INSUCCESSI - Cifre residuali, come prevedibile, anche per i documentari in onda su Rai Storia in tarda serata il 25 maggio, Il giorno e la Storia ed Enrico Berlinguer 1972 -1984. E pure il ricordo di Umberto Broccoli su RaiDue durante I Fatti Vostri nella mattina del 25 non ha portato benefici di audience al programma, che galleggiava tra il 10,3 e il 10,9% per intendersi, il giorno seguente ha registrato medie tra l'11,5 e l'11,8%). Insomma, non c'è un fattore Berlinguer a galvanizzare gli ascolti e trascinare le masse davanti alla tv. Anzi, più che tifo o antipatia, sembra che il leader Pci oggi, forse anche per il tramonto delle ideologie, susciti indifferenza. E il paradosso è che la stessa Rai, che ha ricordato con tanta prosopopea Enrico, vorrebbe far fuori dai palinsesti sua figlia Bianca, "rea" di condurre Cartabianca con troppa disinvoltura (leggi eccessiva indipendenza dal Pd), ma con share doppi degli speciali dedicati al padre. Qualcosa scricchiola nell'egemonia culturale, tanto cara all'ex segretario Pci. 

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