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Bagnai e le Ong: "Attraggono e a volte organizzano i traffici"

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"Le Ong costituiscono un fattore di attrazione, e in qualche caso organizzano i traffici". Alberto Bagnai, senatore della Lega, punta il dito contro le navi che soccorrono i migranti nel Mediterraneo adombrando un sospetto sul loro rapporto con gli scafisti. 

 

 

 

L'economista, ospite di Coffee Break su La7, commenta la tragedia di Cutro, con oltre 60 disperati morti nel naufragio di una barca partita da Smirne, in Turchia, e andata alla deriva a poche decine di metri dalle coste calabresi, nel mare in burrasca all'alba di domenica. "Le parole del presidente della Regione Calabria confermano che le Ong in quel segmento di mare non hanno operato", e che quindi le polemiche sollevate dalle opposizioni sulla strage da mettere "in conto al governo" per il decreto flussi da poco diventato legge sono puramente strumentali. 



"Verso una rivalutazione delle Ong": guarda il video di Bagnai a Coffee Break

 

"Sicuramente si può argomentare che le Ong svolgono una funzione importante - prosegue Bagnai - ma abbiamo anche ampia esigenza che costituiscono esse stesse un fattore di attrazione, il cosiddetto pull factor: attirano e in qualche caso organizzano questo tipo di traffico. Secondo me il ruolo delle Ong sarà oggetto nel corso del tempo di approfondimenti, indagini e rivalutazioni". 

 

 

 

"Ma una grande operazione europea di sorveglianza e soccorso in mare?", chiede il conduttore Andrea Pancani. "Da umile deputato della Commissione Finanze - replica Bagnai - ricordo che pattugliare costa soldi, e questo costo chi lo sostiene?". Quindi un altro punto: "Tra i migranti le brave persone sono la stragrande maggioranza, ma in altri casi alcuni hanno creato un problema di ordine pubblico, ad esempio in Francia".

In realtà, la teoria del pull-factor viene contestata e smentita da differenti studi e ricerche. Alcune pubblicazioni mettono in evidenza come le attività di ricerca e soccorso da parte di navi gestite da attori statali o da organizzazioni umanitarie non governative (Ong) un impatto minimo o nullo sulle partenze delle persone migranti.

Uno studio del settenbre 2020 condotto da Eugenio Cusumano, ricercatore presso l'Università di Leiden nei Paesi Bassi, e da Matteo Villa, ricercatore presso l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) di Milano, ha analizzato i dati mensili relativi alle partenze dei migranti dalla Libia tra il gennaio 2014 e il febbraio 2020, messi a disposizione dall'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), dall'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e dalla Guardia Costiera italiana.

Lo studio ha concluso che la teoria secondo cui la presenza di imbarcazioni private SAR nel Mediterraneo sarebbe un “fattore di attrazione” per lʼimmigrazione irregolare è “ampiamente infondata”. “Abbiamo rilevato che gli unici fattori a cui è associato un effetto statistico fortemente significativo sul numero di partenze irregolari dalla Libia sono le condizioni meteorologiche e il livello di stabilità politica del Paese, che calcoliamo utilizzando la produzione giornaliera di petrolio come proxy”, conclude lo studio. “Per contro, la presenza di navi di ONG al largo delle coste libiche non ha avuto un effetto significativo nellʼincoraggiare le partenze irregolari”, spiegano gli autori, aggiungendo che “l'argomento merita ancora un approfondimento”.

Analogamente, uno studio pubblicato nellʼagosto 2023 sulla rivista peer-reviewed Nature e condotto da ricercatori tedeschi ha analizzato i dati relativi alle traversate dei migranti lungo la rotta del Mediterraneo centrale tra il 2011 e il 2020, sulla base dei principali cambiamenti nelle politiche di ricerca e soccorso. Lo studio ha concluso che, se da un lato le politiche di respingimento “hanno influenzato il numero di arrivi in Europa” scoraggiando le partenze, le operazioni di ricerca e soccorso non sembrano “essere un ulteriore fattore causale della migrazione” e, in media, non “incentivano un maggior numero di traversate”. Gli autori hanno inoltre spiegato che “le operazioni di ricerca e soccorso non hanno alcun impatto su flussi migratori già esistenti, né sulla quantità di migranti potenziali o futuri disposti a compiere la traversata”, aggiungendo che le operazioni SAR “sono una risposta allʼaumento del flusso migratorio, non una sua causa”.

 

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