(Adnkronos) - Paul Auster nel suo romanzo, 'Citta' di vetro', ricostruisce il racconto, a tinte fosche del vecchio Stillman, che va a caccia di rottami e scarti di ogni genere, tra le strade di New York, perseguendo, in questo modo, il folle disegno di salvare l'umanita'. E di rifiuti si parla anche nel 'Nome della Rosa' di Umberto Eco. Specchio e metafora delle distinzioni tra classi sociali. Gli scarti alimentari dei ricchi, gettati, allontanati, banditi dalle tavole dei signori, si trasformavano in materia prima, per i meno abbienti, in nutrimento quotidiano. E di 'scarti' scrivono anche Goethe nel suo 'Viaggio in Italia', e il Nobel per la Letteratura Joseph Michael Coetzee. Nel suo romanzo 'Vergogna' quest'ultimo racconta la 'caduta' sociale del protagonista, da docente universitario a addetto al trasporto di animali morti all'interno di un inceneritore. Metafore, soprattutto, allegorie, immagini traslate come l'immortale 'Respiro' (Breath') di Samuel Backett. Luce fioca, la scena cosparsa di rifiuti incombranti, urla, respiri, vagiti che si odono in lontananza, due uomini si raccontano. Maceria inerte della societa', visione pessimistica della condizione umana. Irrecuperabile, definitavemente perduta come in 'Finale di partita' ('Fin de partie', sempre di Becket, dove i vecchi genitori del protagonista, Nagg e Nell, privi di gambe, vivono, inermi, in due bidoni dell'immondizia. "Nulla di tutto cio' nel nostro spettacolo - ha precisato ancora Urbano Barberini - Il nostro, lo ripeto, e' un atto di denuncia, di opposizione civile a quello che sta accadendo, non soltanto nella nostra regione. Vogliamo risvegliare le coscienze, invertire la rotta sensibilizzando i cittadini, anche attraverso il teatro per valorizzare, finalmente, il nostro territorio. L'ambiente, i beni culturali, l'agroalimentare. Il nostro tesoro, il nostro petrolio. Lo ripetiamo da anni - ha concluso il principe Barberini - Gli stranieri lo hanno capito. Chi ci governa fa ancora fatica a comprenderlo".




